Visualizzazione post con etichetta cinofilosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinofilosofia. Mostra tutti i post

venerdì 9 agosto 2019

Intensa Identità, cosa potrebbe essere?

a Maika piace nuotae nell'acqua bassa a bocca aperta, come i coccodrilli dei film di Tarzan - o come gli ippopotami

I cani non smettono mai di suscitare gli umani con cui si trovano a vivere o a dividere spazi - a patto che gli umani siano consapevoli di quel che sta accadendo (i cani, consapevoli, lo sono sempre). 

Se si vive con dei cani, non si può non pensare ogni momento a quel che loro sono.
Ne nascono racconti e riflessioni, che i social possono diffondere - per fortuna, almeno una volta i social possono svolgere una funzione costruttiva.



martedì 4 settembre 2018

Il diagramma a flussi per far sparire il cane dalla faccia della terra




Da che cominciare? Magari da una piccola storia di ordinaria quotidianità. 
Un pomeriggio qualsiasi di non troppi giorni fa, in un parco (una delle cosiddette 'area sgambamento cani', un nome che già la racconta lunga sul tipo di idea che possano avere del 'cane' ai 'piani alti' delle amministrazioni locali cittadine), insieme con le mie cane. Entra un giovane con figlia e cane, iper muscoloso (il cane), giovane, un medio piccolo schiacciasassi denso come un meterorite, che corrisponde a un esemplare di 'razza american bull terrier', o 'american bully'.  Il cane è un giovane quasi adolescente, liberato dal guinzaglio a strozzo, gioca in modo molto fisico; la mia cana meticcia, di mezza età (9 anni circa), spalleggiata dal suo compagno breton 7enne, gli fa capire subito che dalle nostre parti 'non è aria' per giocare.
Il giovane umano è molto tranquillo, orgoglioso del suo cane, si dichiara un 'amante della razza, una razza che esiste da soli 5 anni', che gli piace perché ha molto carattere. Ti racconta che l'allevatore dove lo ha comprato gli ha spiegato che spesso i maschi riproduttori non riescono a 'coprire'le femmine fattrici, perché i rispettivi corpi, ipertrofici di muscoli, non riescono a sopportare la performance dell'atto sessuale; l'unica soluzione è la inseminazione artificiale'.

Entra una coppia, credo oltre la quarantina, probabilmente con buoni mezzi economici. Con loro hanno un cane levriero, assai alto e nerboruto, molto giovane, ansioso di 'sfogarsi' : il tragitto dall'auto al parco è compiuto tirando il cane col guinzaglio, agganciato in due punti del corpo, e spesso strattonandolo. Riceve anche una sberla sul naso. Nel parco, gli viene impedito di scavare buche o di bere nelle pozzanghere. I 'no' risunano spesso, il cane ci mette molte decine di minuti prima  di apparire più seren, tranquillo, soddisfatto. Lui e il bull giocano volentieri insieme: pur essendo di altezze molto diverse, la loro fisicità - anche se molto differente - è simile nello 'stile di gioco' e nell'approccio fisico al limite dell'assalto. Lo hanno comprato dall'allevatore, che si trova all'altro capo della Pianura Padana. Anche se ha distrutto almeno due divani, sono molto orgliosi di lui, perché ha uno scatto di corsa 'da zero alla massima velocità in circa 7 secondi'. Quando escono dal parco, per rimettergli il guinzaglio, prima lo afferrano 'a tradimento' per la pettorina, poi lo chiudono ai fianche con le gambe, quindi riagganciano il doppio guinzaglio.




giovedì 30 agosto 2018

Gli umani possono essere capaci di essere buoni



Questo è con ogni probabilità il tipico 'cane giallo di villaggio', come se ne trovano a milioni in tutto il mondo, tranne che in Europa: è un cane libero, che vive in famiglie composte da suoi simili e che non è obbligato al contatto con l'uomo. Ce ne sono anche in Italia, per la verità, specialmente nel sud del Paese. Li studiano persone come Michele Minunno e dietro di loro c'è tutto un mondo da scoprire e raccontare: quello bello, delle interazioni, delle sfumature emotive dei dialoghi tra cani, delle relazioni di amicizia, affetto amore tra di loro; quello brutto, delle ingerenze, insofferenze, invasioni, occupazioni umane, di lucro e di mafia sui corpi e a spese delle vite di questi cani; di traffici e di ricatti del cuore. 
Nota a margine: E però non fatevi illusioni:le situazioni raccapriccianti (come se ne vedono nel video qui sotto) accomunano, in Italia, sia i cani del sud che i cani del nord: tutti episodi di una stessa in- o sotto-cultura contro l'animale non umano, visto solo come oggetto, strumento, oppure pericolo, parassita

Questo cane però, trovato sulla pagina di Animal Aid, si chiama Buttons ed è stato salvato dagli eroici volontari e operatori di questa associazione. Si trova, quindi, in India.

A partire dal link dedicato a Buttons, chi ne ha voglia, può scoprire che cosa sia Animal Aid; così come chi proverà a googlare Michele Minunno, troverà molto materiale.

Queste parole vorrebbero essere la introduzione a un video 'Animal Aid', insieme con le riflessioni di Cinzia Barillaro...


giovedì 23 agosto 2018

Cani DA...



Il ponte Morandi è una tragedia tutta umana: le cause e i responsabili verranno alla luce col tempo.
Intanto, ci sono stati i funerali - sia di Stato che privati - di vittime 'danni collaterali' di una prassi di incuria protrattasi negli anni - un episodio di malapratica italiana.

Col crollo del ponte, son venute già tonnellate di macerie, mescolate a carni e decine di corpi, vivi e morti. Col crollo del ponte, centinaia di persone han dovuto scappare da casa loro, sovrastata dal ponte - quello, all'improvviso minaccioso e fragile; queste, all'improvviso trappole pericolose. 
Fuga senza voltarsi indietro: solo giorni dopo, gli animali 'da' compagnia che queste famiglie 'detenevano' in casa, sono state recuperate, tratte in salvo - giorni di solitudine, di fame, di sete, di disorientamento e paura, anche per loro - però solo dopo che si erano levate vere e proprie suppliche.

Col crollo del ponte, insieme ai soccorritori umani, sono arrivati i cani 'da' soccorso delle 'unità cinofile'.


martedì 27 marzo 2018

... lo sai che il mondo del cane... (?) . Ti racconto una storia



Maika ha un grande naso nero


Ascolta. Vieni qui, ti racconto una storia.
Parla di cani, del loro naso e del loro mondo. E parla anche di noi e del nostro mondo.
Lo sai che i cani vivono in un mondo di odori amplissimo e complessissimo? Ci hai mai pensato? 
Gli odori danno alla rappresentazione canina del mondo una tridimensionalità che noi umani possiamo a fatica solo immaginare. Gli odori - aromi, effluvi, puzze, sentori, refoli, tracce, uste, bave  - popolano lo spazio di cose presenti e di cose passate. E ogni cane deve essere capace di discernere il passato - qualcuno/qualcosa che era qui, che ora non c'è più, ma ha lasciato il suo odore, la sua presenza - dal presente. 
I cani,  è come se vedessero nel tempo. Pensa: se noi vedessimo sia le persone vive che quelle trapassate e dovessimo essere così abili da capire quelle che sono qui ora e distinguerle da quelle che erano qui prima - un'ora, un giorno, un mese, un anno fa.
Gli odori canini portano i fantasmi del passato al loro naso e alla loro consapevolezza.
Lo cogli, il grande equilibrio, la capacità di concentrazione e di discernimento e di ragionamento che c'è nella mente di ogni cane?

mercoledì 13 settembre 2017

Libertà è una passeggiata sguinzagliata





Senza raccontare l'intero percorso di meditazioni negli anni che mi ha portato a pensare come penso adesso (dal primo cane fino a oggi): direi che la gioia della libertà, del poter disporre del proprio corpo, della propria volontà, dei propri spazi, progetti, desideri, richiami, sogni, curiosità estemporanee, capricci, sia la cosa in assoluto più preziosa della vita - perché è unica, come la vita. 
Con molta titubanza, provo perciò, sempre di più, a far vivere in libertà spazi ai cani che abitano con me. 
Noto alcune cose: che tornano sempre; che sanno dove e come girare; che amano girare liberi, anche lontani da me; che quando al ritorno mi rivedono scoppiano di felicità; che non riesco a sentirmi preoccupato - non troppo! ;) - e che non so cosa farei se non tornassero...


Anche io non la vivevo bene, e nemmeno adesso posso garantire che sarei sempre e comunque sereno. cerco di rilassarmi, cerco di mettermi in condizione di serena attesa, ho fiducia in loro.
Penso che svincolarsi dalle ansie sia complesso e lungo; credo che uno dei primi passi per svincolarsi dalle ansie - che sono trappole per chi le vive e per chi le subisce - sia proprio saper dare fiducia all'altro, saper dare a se stessi l'equilibrio sufficiente per darsi fiducia così tanto da saper dare a nostra volta fiducia a chi vive vicino a noi, insieme a noi.
Non è semplice: non lo è per me, oggi è meno difficile di ieri, o dell'anno scorso, o di cinque, dieci anni fa. Sia il darmi fiducia, sia il dare fiducia.

Per quel che ha a che fare con i cani (quelli che hanno vissuto o vivono con me), in qualche modo, ho sempre pensato che fosse una cosa da fare: un mio dovere; poi, un mio essere loro amico. All'inizio, lo pensavo senza saperlo, lo pensavo in modo inconsapevole, lo pensavo in modo casuale e inaspettato; man mano, sto cercando di pensarlo -  e di praticarlo - in modo sempre più chiaro, sempre meno spaventato (anche). 

Ecco, aggiungo un tassello a questa fiera dell'est di pensierini cinofilosofici in libertà (cercate la pagina feisbucchiana della cinofilosofia), nati dalla domanda per coloro che liberano i cani dal guinzaglio: "voi, come la vivete?". 

Aggiungo: 
...farsi coraggio, 
per togliersi le paure, 
per darsi equilibrio, 
per darsi fiducia, 
per dare fiducia, 
per stare insieme...
nella passeggiata libera che presto farò


sabato 13 maggio 2017

Lupi e Helene Grimaud


... e se Homo avesse cercato il legame con Lupo perché ne era rimasto affascinato? Perché era stato Ammaliato?

Ci sono molti pensieri e tante teorie sul quando, il come e il perché questi due animali si sono incontrati, conosciuti e affiancati - ma in un rapporto con luci e tenebre. Molte di queste teorie, le trovi sorprendentemente capaci di dare ragione di tanti aspetti di questo reciproco legame - che si è risolto nel legame col Cane. Sono teorie e pensieri potenti, capaci di illuminarci sul nostro essere qui, come siamo - come siamo stati, come dovremmo e come potremmo dover essere sulla terra.
Probabilmente, ne scriverai ancora - un po' ne hai scritto, in alcuni vecchi post, quasi tutti quelli focalizzati su cinofilosofia o zooantropologia. Poiché si tratta di due visioni molto complesse, ricche e articolate, sarò molto probabile, infatti, tornare a parlarne - parlarne, scriverne, ti piace e ti coinvolge.
Adesso, però, quello che stai per scrivere è un pensiero epifanico, ai limiti della folgorazione e della provocazione.

Il lupo vive i momenti uno dopo l'altro, immergendosene; noi - la scimmia - viviamo i momenti saltandoli, come se fossero trampolini per arrivare al momento successivo. Solo che così, ogni istante è allo stesso tempo sempre e solo traguardo dell'istante-trampolino precedente e trampolino per l'istante-traguardo successivo... senza mai essere vero momento-momento. Così potrebbe sembrare.
Viviamo in un anelito costante, e non è che sia una condizione di vita che porta alla felicità - diresti, una felicità intesa come consapevolezza, equilibrio. Il lupo, con tutta evidenza, ci sembra invece sempre pienamente equilibrato, presente - dunque felice.
E quindi: se avessimo cercato, allora, il Lupo come maestro di vita? Per capire e scoprire il modo per essere nell'istante -  e quindi felici - ? (O, forse, ri-scoprire). Se gli avessimo proposto di camminare insieme perché ci eravamo innamorati della sua capacità di vivere gli istanti del tempo- ci eravamo innamorati di lui - ?
E questa è la tua epifania, questa intuizione - insight -  spuntata tra le righe scritte dal filosofo Mark Rowlands, nel suo libro che ha per protagonista proprio il lupo.

A ben vedere, una suggestione poetica - ma perché non potrebbe essere vera? Nessuno di noi era lì, tanti milioni di anni fa, a vedere e a vivere i moltissimi ripetuti incontri e scontri tra umani e lupi, sgranati nel corso di innumervoli rivoluzioni solari;  mentre ci sono molte ipotesi sul valore magico, simbolico, intangibile, delle pitture rupestri, a segnare e testimoniare che l'uomo aveva  vivida impressione di tutti gli altri viventi.

Questo innamoramento, è vivo anche oggi - eppure è mescolato a meschinità, crudeli efferatezze e odiosi egoismi umani. Siamo attratti, ma ci sentiamo anche sopraffatti.

Siamo innamorati- stregati dei-dai lupi. La loro voce, il loro canto - che forse per loro e tra loro è canto di festa, di gioia, è richiamo, è invito - a noi appare rabbrividente, ma ci ipnotizza.  E in qualche modo, lo cerchiamo.
Senti la voce del lupo e non la dimenticherai mai più.  Forse è quello che in gioventù è capitato a Helene Grimaud. Che è musicista, pianista, ma forse per prima cosa è umana innamorata dei lupi.
Hai scoperto le cose che lei fa - il pianoforte, la scrittura, le scene di film - e desideri approfondire. Non puoi pensare che una artista che si ricorda degli animali, li ascolta, forse anche li protegge e di sicuro li racconta - sei sicuro che sarai felice di scoprirla. Già adesso, in effetti, ti sei messo ad ascoltarla. Ma non è che l'inizio.



Per un certo periodo della sua vita, Helene Grimaud ha lasciato le sale dei concerti per i boschi, a contatto con la ancestralità dei lupi. 
Credi che quando è tornata nei teatri, in qualche modo i lupi siano andati con lei. 














PS
PROSSIMAMENTE 

questo post è quasi come un trailer

un post sui lupi di Jim e Jamie Dutcher, 
un post sui lupi travestiti di Barbara Gallicchio
un post sul lupo filosofo di Mark Rowlands

martedì 28 marzo 2017

Come (e perché) scegliere un cane




Simone Dalla Valle, terzo libro, come sempre scritto a sei zampe. Se non di più. Infatti, l'attivià appassionata di Simone lo porta a vivere insieme a molti cani, a conoscerli, a fare e pensare azioni e cose con loro e soprattutto per loro, nel contesto della eccellente struttura del canile rifugio Enpa Voghera

Nel modo in cui scrive, e per come affronta gli argomenti, si capisce molto bene come Simone sia un vero, autentico, cinofilosofo - letteralmente, ha anche una laurea in filosofia.
Lo si vede con chiarezza anche in questo suo terzo libro, probabilmente il più manualistico dei tre: negli altri due potete trovare un maggior numero di pagine che approfondiscono argomenti teorici e cinofilosofici, dai quali discendono come conseguenza, tutte le azioni e i pensieri pratici nella attività quotidiana di un educatore che segue l'approccio zooantropologico.
Gli altri due libri - per chi fosse interessato - si intitolano "Un cane per amico" e "Come parla il tuo cane". Prometti di scriverne quanto prima.

Ma intanto, come è questo terzo libro?
Soprattutto un vademecum, dicevi. Un vademecum che faresti leggere obbligatoriamente a chiunque volesse prendere un cane.
Perché, come scrive Simone, "vivere con un cane significa vivere in maniera diversa da come abbiamo fatto finora, e vivere bene con un cane significa vivere meglio di quanto non abbiamo fatto finora".

Ti piace molto l'impostazione iniziale, la motivazione dell'impianto dell''intero libro: questa impostazione toglie la parentesi del titolo al 'perché' scegliere un cane e lo fa mettendo subito in un angolo l'emotività e il gusto estetico come criteri di scelta. Stiamo parlando dell'emotività che può prenderci alla gola quando vediamo un cucciolino o un cane dietro i cancelli di un canile; o del gusto estetico che ci fa incapricciare di una certa razza, solo perché è di moda, è uno status, c'è nei film e nei cartoni animati, ce l'hanno le star e i vip - o chissà che altro.
Si vede bene che sono criteri adatti per scegliere un oggetto o per decidere dove andare in vacanza, non per scegliere un individuo.
Filosofia dell'empatia, molto lucida: "Scegliere un cane prima di conoscerlo significa non dare alcuna importanza alla sua personalità, ai suoi bisogni e ai suoi desideri: può forse essere una prima dimostrazione di interesse e di amore nei suoi confronti?". La risposta è ovviamente negativa.

Ecco perché dobbiamo - devono: tutti quelli che decidono di 'prendere un cane' - cominciare a imparare che quello che stiamo per vivere, sarà una relazione, e che ogni relazione sana, soddisfacente, equilibrata, capace di fiorire e fruttificare nel tempo, si basa sulla conoscenza, sul rispetto, sulla attenzione, sull'ascolto, sul lasciare spazi e tempi. In breve: "cominciare ad avvicinarci a loro come se fossero individui da conoscere".

Simone, con le sue parole, ci prende per mano, ci guida, con chiarezza ad aprirci alla meraviglia di ogni individuo canino. Lo fa senza giudicarci, anzi. All'inizio, infatti, fa una cosa che ti ha colpito moltissimo: scrive in prima persona raccontando un suo errore, del quale si vergogna; ma la vergogna non gli impedisce di raccontarlo, svelarlo a tutti, e quindi di accettarlo: gli unici modi per togliergli la sua pesantezza, la sua zavorra da 'senso di colpa' che non si deve confessare. Un gesto coraggioso, che porta all'equilibrio, all'amore per se stessi, due basi fondamentali per diventare capaci di costruire relazioni felici.
Ci si pone quindi sullo stesso piano: l'educatore è un umano, può fare sbagli, è come me; ma, d'altro canto, io non ho più alibi per non impegnarmi a imparare quello che l'educatore ha imparato e che è qui per raccontare e far imparare anche a me.

Un cane è per sempre, hai sentito dire. Ma non è un diamante: è meglio. Un cane è una fonte continua di scoperte, esperienze e relazione, un dialogo con un individuo che vive e scopre il mondo in modo unico e diversissimo dal nostro; e che senza stancarsi mai, ci chiama continuamente, ci invita, a partecipare con lui di questo mondo, a viverlo insieme.
Perciò, quando un cane entra in casa nostra, nella nostra vita, deve accadere per una scelta chiara e coerente, dalla quale non si può né si deve recedere: "sei stato tu a scegliere di adottare", scrive Simone. Ne diventi responsabile, non esiste che tu ti arrenda o che ci ripensi, il riportarlo da dove lo si è preso, il portarlo in canile, sono tradimenti immensi e irredimibili. Il cane è un dovere, non un diritto: "lui non ha scelto di vivere con noi, siamo noi ad aver deciso", perciò dobbiamo "prenderci cura di lui per sempre, anche quando questo significa affrontare problemi talmente complicati da rendere difficile la convivenza".

Vivere con un cane: creare una relazione. Diventare un gruppo, un branco, affiatato e unito, che si riconferma con gioia inestinguibile, nella reciprocità della vicinanza, della cura, del fare insieme e dello stare insieme. 
Queste cose, basilari e meravigliose, quasi tutti quelli che vogliono prendere un cane, non le sanno: e forse sarebbero felicissimi di scoprirle e di mandare a quel paese tutte quelle false nozioni, quelle credenze prepotenti, quei falsi miti, quei luoghi comuni superficiali e irrispettosi: tipo la 'dominanza', tipo 'il capobranco', tipo 'il controllo'. Quando le sapranno, credi e speri, smetteranno anche di sottoporre i loro cani, ogni giorno, a tutte quelle regole, divieti, imposizioni, abitudini, costrizioni, che credono necessarie e a fin di bene, ma che in realtà sono maltrattamenti invisibili, ancor più gravi perché non ne hanno la consapevolezza - gli umani, intendi (leggete pagina 35 e 36).

E allora, via con la lettura, per scoprire tutto, ma proprio tutto, sul 'come' prendere un cane. Cucciolo? Adulto? Anziano? Da canile? Da allevamento? Cosa mangia? Dove dorme? Come gioca? Cosa ama fare? Cosa si aspetta da noi?
Sfioreremo anche gli angoli bui del rapporto uomo-cane, che pendono sempre dal lato umano (canili lager, allevamenti abusivi, canifici, tratta dei cani dell'est, fattrici schiavizzate), ma il tempo e il luogo per approfondirli sarà un altro. Non ti curar di loro. Ma crea la relazione e rafforzala. E - aggiungi tu - sii capace di diventare prova vivente e felice della bellezza di una relazione ben costruita, di una scelta ben fatta: potrebbe persino essere un modo per contrastare, ostacolare, proprio tutti i nefandi e schifosi canili lager, canifici, mercanti di schiavi, allevatori avidi, venditori disonesti.

lunedì 20 giugno 2016

Quel che diciamo ai cani. Alexa Capra. CONDIVIDERE INVECE DI COMPETERE

Foto di Simone Dalla Valle e Daniele Rancati

"La consapevolezza di quel che esprimiamo stabilisce la correttezza dei nostri gesti e la coerenza delle nostre intenzione con i comportamenti che esibiamo nei confronti del nostro cane".
Alexa Capra

I veri protagonisti: Koby, Maika, Chicco, Doris, Margot, Buccia, Trilly, Sergio, Lola, Rocco, Thor e Orso.
(E Lisa...)








martedì 14 aprile 2015

Dormire con i cani: sì, perché...

dolci sogni, dolcissimi ricordi... Stella e Lisa

 di Elena Vanin, su Cinofilosofia
 


Si, sono favorevolissima a dormire insieme ai cani familiari per un discorso di condivisione delle risorse, che credo sia una cosa bellissima e socialmente molto importante per la famiglia, purché sia una cosa spontanea e desiderata da tutti (e per tutti intendo anche dai cani!).
Dei miei 4 Soci canini, le due Socine dormono regolarmente con me, anzi la Sally, la semiselvatica, ci tiene da pazzi a dormire proprio vicina alla mia testa, mentre Azzurra dorme vicino alle gambe.
Invece i due Soci, più anziani e anche più grandi (di taglia) hanno sempre scelto di dormire sulle cucce a terra, però potrebbero, se volessero, dormire anche da me (spazio permettendo).

Io posso in compenso sdraiarmi con loro - rispettosamente (per mia scelta, loro sono sempre gentilissimi) - su tappeti e cucce. Quando Artù s'era operato al legamento crociato (millemila anni fa ormai), avevo dormito accanto a lui sul pavimento dell'ingresso, nel sacco a pelo, la prima notte, perché aveva dolore e un po' di pauretta e stando insieme era andata meglio.

Esistono situazioni in cui può valere la pena di evitare di condividere il letto, almeno per un certo periodo, quando per esempio ci sono dei conflitti in famiglia (fra umani e cani intendo) che si esprimono attraverso una forte possessività del cane nei confronti di alcuni spazi.

NON confondiamo questa cosa con robaccia sulle gerarchie e sui ruoli PER FAVORE... (se pensate a ruoli e gerarchie, vi rimando a questa nota a proposito della ... 'dominanza' ...
Grazie!).

Se un cane è possessivo nei confronti di certi spazi (tipo il letto) a discapito degli umani o di altri cani significa che c'è un conflitto non risolto da qualche parte, un disagio da parte di quel cane (e di conseguenza degli altri), e il punto non sta nel porre divieti fini a se stessi, ma nel "tamponare" la situazione (per la sicurezza di tutti) mentre si TROVA la SOLUZIONE (quella vera).
Se la situazione non si trova così immediatamente... chiamate un BUON educatore, uno che non vi parli di gerarchie, ma di dinamiche familiari, e che abbia a cuore il problema del cane e non solo il vostro, anche se i soldi per pagarlo li tirate fuori voi!

Nota Bene: I cani sono animali sociali (anche noi umani se è per questo). Non tutti sono ugualmente socievoli, quindi può essere che qualcuno non ami stare troppo appiccicato agli altri, o ad alcuni altri (o magari semplicemente non ama il caldo), ma se si sviluppano dei comportamenti anti-sociali (come quando un cane non accetta l'umano nel letto e ringhia per mandarlo via, o cerca di morderlo, per dire) generalmente vuol dire che c'è qualcosa che non va, e che da persone responsabili della nostra famiglia, dovremmo ragionarci bene (probabilmente con l'aiuto di un esperto con una formazione in merito, e non dell'amico dell'amico "che ha sempre avuto cani e ci capisce un sacco") per trovare la causa e aiutare a risolverla, per il bene sia del cane, sia della famiglia.

Ah... a proposito... abbiamo mai pensato cosa siamo NOI, quando scacciamo il cane dal letto e lo reclamiamo solo per noi? Già, esattamente: possessivi (e più o meno aggressivi verso il cane familiare) nei confronti del letto.
E siccome siamo pure noi animali sociali, questo non dovrebbe forse dirci qualcosa, circa la NOSTRA capacità di vivere le relazioni con gli altri membri della famiglia? ;-) 

(ok ok, le nostre uniche scusanti sono quelle cose che ci hanno inculcato fin da piccoli sull'igiene e via dicendo... roba sopravvalutata dal mio punto di vista, e infinitamente meno importante del piacere di condividere il riposo con le persone che amo, anche quando sono persone a quattro zampe e piene di peli... e comunque l'impressione che facciamo sui nostri cani a scacciarli in malo modo dal letto, non cambia.)
 
 
(l'ho trovato sul mio roll del social forum, e mi è piaciuto molto. Elena Vanin scrive bene e con competenza, e l'argomento mi coinvolge molto: anche io dormo coi miei cani, e alcuni di loro amano starmi vicini, altri desiderano spazi maggiori, e possono averli. 
Io adoro dormire coi miei cani, e credo che anche a loro piaccia.... se non gli piace, hanno comunquer tutto lo spazio per tenere la distanza che preferiscono per sentirsi a loro agio.)
(tra l'altro, ci sta coi propositi del nuovo anno che ho scritto qui). 

(estratto e adattato da una risposta alla domanda diretta, sul gruppo "Cinofilosofia, questa sconosciuta")
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...