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domenica 26 gennaio 2020

Tempo profondo - La vita ritornata dopo i dinosauri

Rappresentazione artistica del mammifero Carsioptychus coarctatus, comparso entro i primi 300.000 anni dall'estinzione dei dinosauri (fonte: HHMI Tangled Bank Studios)

La Estinzione di massa di 65 milioni di anni fa, è ben nota: ha riguardato la scomparsa dei dinosauri, insieme al 75% delle specie viventi allora.
Dopo l'impatto, le cose non devono essere andate benissimo per gli animali sopravvissuti. Ma, lentamente, qualcosa ha iniziato a cambiare...

giovedì 2 gennaio 2020

Le api del nostro futuro



Di recente qualcuno ha scritto: "dobbiamo trattare bene le api". Le api sono fragili insetti, il cui rapporto con le evolute piante angiosperme tiene in equilibrio una vastità di relazioni tra animali e piante. Si tratta di rapporti complessi, intrecciati strettamente da millenni: solo adesso cominciamo a diventarne consapevoli. Perché adesso questo equilibrio si è rotto. E ci stiamo accorgendo che è un domino di catastrofi.


domenica 8 dicembre 2019

Elysia chlorotica, una lumaca di mare a forma di foglia.




Quando l'hai vista, hai subito pensato che la Vita escogita qualsiasi soluzione per proseguire il suo cammino su questo pianeta, che al momento è l'unico che conosciamo che sia permeato e plasmato dalla vita medesima...
Noi umani ci ostiniamo a cercare gli extraterrestri, invece siamo circondati e attraversati continuamente da miliardi di altri viventi, dei quali non abbiamo mai iniziato a considerare il punto di vista sul mondo.
 
Poi hai pensato che una biosfera dove tutti i viventi sono fatti così, sarebbe una specie di sogno paradisiaco. Voi, invece, che ne pensate?


domenica 21 maggio 2017

Alcune foto in un parco (come l'Uomo che cammina)

... verso il fioraio...
Ci sei tornato scoprendotene nostalgico, l'altro giorno, questo parco inondato dalla luce di maggio. Luce con la quale hai voluto giocare, camminando, mentre aspettavi una persona.
E intanto, da fuori, guardavi un'area del parco dove avevi vissuto tanto tempo, tanti giorni, insieme ai tuoi cani. Poi, passeggiando, eccoti su uno dei suoi viali interni. Che sono molto lunghi e molto diritti, fiancheggiati da alti alberi. C'è un fioraio, e ti sei fermato lì. Ma ci sono anche tante altre cose, che ricordi ma che questa volta non hai visto.
Invece, hai giocato con la luce e le ombre dei fogliami altissimi, e i raggi del sole che provano a raggiungere il terreno battuto dei vialetti. una passeggiata come l'Uomo che cammina. Quello del fumetto di Jiro Taniguchi.
























Ah, il parco è il Ruffini a Torino.






venerdì 17 marzo 2017

Gli abitatori di un giardino









In questo botto di primavera frettolosa, che ti sta sorprendendo con fioriture fulminee, hai ricominciato a fare prove di giardinaggio, una cura nella terra e della terra, tra l'erba e le fioriture, ramoscelli teneri e tronchi in crescita.
Adesso stai scrivendo con la terra sotto le unghie e il profumo di erba e terriccio che indugia nel naso e sulla pelle delle mani.

Non sai se fare queste attività, tutto sommato modeste - sulla piccola scala di un piccolo giardino - sia una apertura all'alterità vivente; sei sia un riavvivare sensazioni fisiche terrigne epidermiche odorose che ci fanno bagnare molto di più nel flusso dei viventi, nell'"oceano di alterità" dove ogni singolarità si impegna a planare in una condizione di precarietà costante; se sia un decentrarsi dall'ingannevole antropocentrismo.

Sai però che, movimentando terra e spostando ramoscelli e tagliando erbe, si colgono di sorpresa le vite degli altri abitatori del prato - altrimenti invisibili: formiche, insetti volatori, vermi che si contorcono quando sposti la pietra umida che li proteggeva.
Allora, sei obbligato a fare una cosa unica: devi sospendere il lavoro in quel punto - ché è un lavoro con finalità umane; devi riportarlo ai tempi di vita di quel verme, di quella formica - per dar loro lo spazio oltre al tempo di ritrovare il corso della propria vita e quindi sopravvivere a quella che per loro è una catastrofe, o ne ha le potenzialità terribili.
Fai questi gesti - semplici ma per nulla scontati. Bisogna accorgersi dello sconvolgimento procurato, bisogna che ci importi il disorientamento di chi lo ha subito, bisogna - infine - che ci sia la volontà di porvi rimedio. In questo modo però, forse, si può entrare - tu credi - in un dialogo, in un ascolto di questa singolarità-alterità che ci ha sorpreso mentre la sorprendevamo, andando a penetrare nel suo ambiente. 
Stai sempre seguendo suggestioni di letture di Roberto Marchesini: con questi gesti, minuscoli come chi ne trarrà beneficio e prosecuzione della propria vita, ci immedesimiamo attivamente, apriamo una soglia, proviamo a creare un dialogo - dove le parole non sono importanti, ma lo sono invece le azioni o le astensioni. Marchesini scrive di "dispersione nell'altro" di "singolarità ibrida" e ti sembra molto bello che questa sublime filosofia vertiginosamente speculativa possa trovare esempio in momenti piccolissimi e pressoché quotidiani - sempre che tu abbia compreso il ragionamento di Marchesini, complesso quanto - per te - da molti sempre emozionante e generatore di pensieri a tua volta. Insomma: lasciare il sasso al suo posto, dove trovava ombra il verme, o aspettare a tagliare o pulire fino a che la formica, la lumaca, il ragno trovano altro luogo dove dimorare, sembrerebbe un "modo per migliorare se stessi, una antropotecnica che ci consente" di criticare e mettere in discussione l'angustia asfittica dell'Io (l'Io cogitante cartesiano, si intende) e le sue ragioni.
Quando eviti di sconvolgere fino all'estrema conseguenza una singola vita che era lì prima di te, in un prato che abitava da sempre, manifesti la volontà di sospendere il tuo individualismo, manifesti la volontà di partecipare alla vita - dice Marchesini -  in modo conviviale. 
Ammetti, infine - e, secondo te, anche accetti - la tua vulnerabilità, la tua pochezza; ammetti che occorrono la tolleranza e la cura. Ammetti che sei un mammifero -  e che la natura dei mammiferi, come dice il nome stesso, è intrinsecamente femminile.
Quando avrai finito il lavoro in giardino, scriverai anche qualcosa su questo libro che parla di Alterità, secondo Roberto Marchesini.
Intanto, sei contento che in un piccolo giardino, oltre a primule, pesche, roselline, moltissimni insetti, ci sia anche tanta filosofia pratica - ben inteso, quella filosofia speciale che si impegna a ri-trovare il posto giusto in mezzo agli altri viventi.

domenica 6 aprile 2014

L'estate della collina

La copertina del libro

Se siete animali che respirate per vivere, mentre leggerete le pagine di questo libro, vi accorgerete che forse potreste respirare meglio di come già fate.
Ve ne accorgerete perché la lettura stessa delle parole in queste pagine - il modo in cui si srotolano, insieme alla vita che raccontano - vi indurrà a un respiro più lento e profondo. Vedrete da voi stessi quanto invece siamo obbligati a un respiro corto e affannoso nella fretta di tutti i giorni.  E desidererete invece di poter respirare sempre al ritmo della vostra natura essenziale di viventi.

E' un libro che secondo me si può leggere in due modi. Piccola prermessa: le storie raccolte sono frutto di anni di sguardi e di giornate in luoghi dove l'uomo è una creatura immaginaria. Lo dice Baker stesso, prima di iniziare: "In questo libro sull'estate inglese non mi sono limitato a riportare le esperienze di un'unica stagione. Nella mia descrizione di dodici paesaggi diversi confluiscono i ricordi di molti anni".

Il primo modo è quello consueto: si apre il libro e si comincia a leggere, arrivando piano piano fino alla ultima pagina. (Ma non dimenticate di leggere la postfazione del traduttore Salvatore Romano, che vi inviterà a pe(n)sare meglio le sfumature delle parole). Cioè: in qualsiasi momento dell'anno, lo leggete come un libro di racconti (e se lo fate di inverno, garantito che vi riaffioreranno le sensazioni odorose e tattili dell'estate).

Il secondo modo è quella di iniziare ad aprire il libro in aprile, e arrivare alla fine per chiuderlo, in settembre. Cioè: poiché i racconti iniziano nel mese di aprile e terminano nel mese di settembre, il primo finesettimana di aprile, fate una gita fuori città, portate con voi i cani, oppure salite in sella alla moto e andate lontano, col libro con voi. Vi scegliete un posto al riparo da troppi umani e ... leggete. Un po' di aprile oggi, un altro po' il prossimo fine settimana. 
A maggio fate la stessa cosa col mese di maggio
A giugno fate una lettura uguale del mese di giugno
A luglio fate la stessa cosa col mese di luglio
In agosto - col suo caldo - vi rinfrescate con la lettura del mese di agosto
A settembre, assaporate l'autunno imminente leggendo le pagine del mese di settembre.

Io, per ora, l'ho letto nel primo modo, ma cercando di fare un po' come col secondo modo (non ci sono riuscito, perché avevo iniziato tardi, già in luglio).
Adesso siamo in aprile: indovinate come ricomincerò a leggerlo ora? (e già, perché, c'è un terzo modo, ed è di rileggerlo ogni anno).

"Era meraviglioso pensare che un frammento di vita così minuscolo potesse volare nella più completa oscurità, sotto la pioggia battente, cantando in modo così bello e preciso per nessuno a nessuno, senza nessun motivo: solo per continuare a essere se stesso". (p.59)

(le frasi che ho sottolineato - ce ne sono molte altre - ma non ve le scrivo tutte qui, sarebbe come guastarvi le emozioni delle pagine lette da voi).

L'ESTATE DELLA COLLINA
JOHN ALEC BAKER – TRAD DI SALVATORE ROMANO 
2008 – GEA SCHIRO' EDITORE – PALERMO – P.175 - € 16.00

domenica 26 gennaio 2014

Nessuna lumaca ha sofferto durante questa conferenza

Fonte: http://www.liquida.it/stefano-mancuso/
Nel luglio 2010, il professor Stefano Mancuso, ha partecipato a una conferenza TED.  Stefano Mancuso è Prof of Plant Science, c/o University of Firenze e lavora presso il LINV, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. Adesso che ho dato tutte le coordinate e i riferimenti per permettere a chi fosse interessato di 'proseguire da solo' , vorrei dire in breve che sono rimasto intrigato dai percorsi scientifici di questo studioso, che è stato ospite anche a Radio Tre Scienza. Relatore anche al Festival della Scienza: ecco qui  la sua conferenza, più lunga e articolata rispetto alla TED.

Perchè "nessuna lumaca ha sofferto durante questa conferenza"? Innanzitutto, questa è quasi testualmente la frase con cui il professore si congeda dopo i ringraziamenti, al termine della sua TED; infatti, durante uno dei video che proiettava, a dimostrazione della capacità di movimenti anche rapidi delle piante, si vede una Dionea, pianta carnivora, che si chiude a scatto su una lumaca che sta passando tra le sue foglie. Il filmato si blocca sul fermo immagine, creando un certo qual pathos, come un vero e proprio cliffhanger cinematografico. Pathos che verrà sciolto e risolto alla fine: il filmato riparte, e si vede come la lumaca esca, incolume, viva, benché forse un poco traumatizzata, dalle foglie della Dionea. Un pizzico di umorismo assai britannico - molto in voga in certi ambienti scientifici -  che rassicura d'altro canto sulla sorte della lumaca.

E che, forse, può essere anche segnale di una certa attenzione etica - so bene che si tratta quasi certamente di una mia interpretazione sopra le righe. La parola 'etica', tuttavia, viene pronunciata almeno in un paio di occasioni, dallo scienziato, quando si parla di sperimentazione sensoriale sulle piante e di ibridi pianta-macchine (i robot 'plantoidi'). Anche questa è una mia speranzosa forzatura, ne sono consapevole - soprattutto per quel che ha a che fare con la metodologia scientifica. Mi intriga però conoscere un mondo di viventi del tutto diverso dal nostro, eppure con molte affinità: il parere di Mancuso, è che le piante abbiano una attività paragonabile a quella del cervello degli animali, oltre a sensi e a linguaggi di comunicazione.
Una antropomorfizzazione? Si potrebbe crederlo in toto solo se non si ascoltano le parole e le spiegazioni del professore.

Tuttavia, mi pongo anche delle domande (ma non mi dò delle risposte....): il dire che sperimentare teorie cognitive e ibridi vivente-macchina, ricorrendo alle piante invece che agli animali (autotrofi vs eterotrofi)(?), potrebbe forse sottintendere - suggerire - una qualche disapprovazione o critica nei confronti dell'uso di animali nella ricerca scientifica? con ciò, implicitamente, condannerebbe sotto il profilo etico la pratica vivisettoria, dal momento che sembrerebbe possibile utilizzare (sic!) le piante con la certezza di risultati attendibili, ma adottando allo stesso tempo una pratica eticamente non avversabile? (una vertigine di Argomenti Indiretti); oppure è segno di antropocentrismo-specismo al cubo, che una volta di più decide arbitrariamente e in modo unilaterale i confini della tutela e del rispetto?;  oppure l'intelligenza delle piante è da mettere tra virgolette, per il fatto che non esiste comunque un sistema nervoso centrale e nervi deputati alla trasmissione di segnali - anche dolorosi - ?

Ascoltare Mancuso rimane comunque stimolante - e non posso non dire di aver ascoltato per una volta con sollievo il racconto interessante di uno studio sperimentale scientifico. Ricordo che gli chiesi, tramite sms, in occasione di una sua ospitata a Radio Tre Scienza, che cosa dovevano fare allora i veg, sotto il profilo gastronomico. Purtroppo, non ho ritrovato sul sito della radio il podcast, o quel che è, di quella trasmissione, posso solo riferire a memoria che disse che questa domanda gli veniva rivolta spesso, e che c'è comunque differenza tra il nutrirsi di un vivente autotrofo le cui parti ricrescono e rigermogliano e nutrirsi di un vivente eterotrofo, che viene ucciso irrimediabilmente.
Gli animali sono singolarità individuali irriducibili. Forse allora, le piante non lo sono? 
Mi piacerebbe riavere l'occasione di parlare ancora col professore. Intanto, rimane l'impressione di uno sguardo su un universo vivente davvero altro-da-noi, eppure con noi mescolato e convivente - pur sempre - sullo stesso sasso azzurro, con la sua buccia di gas respirabili
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