Visualizzazione post con etichetta fotograf*. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotograf*. Mostra tutti i post

giovedì 23 luglio 2020

Marco Colombo, naturalista fotografo: come trattare orsi e animali marini delle pozze di marea



Ursus arctos marsicanus
nuova generazione
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, Abruzzo



Gli orsi sono sempre al centro dell'attenzione. In generale, gli animali tutti sono sempre sotto l'attenzione - spesso indesiderata e molesta - degli umani. Ne ha parlato anche il naturalista fotografo Marco Colombo, in alcuni suoi post feisbucchiani. Tu e Marco avete già scambiato un dialogo qualche anno fa: l'ultima vostra chiacchierata risale al dicembre 2016.
Nella foto, Marco ha ripreso due giovani orsi marsicani, che esplorano in Abruzzo le lande del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio Molise.



domenica 3 maggio 2020

Una manciata di 'foto inutili'



Oggi, sull'orlo della fine della quarantena, giochiamo con le foto inutili - che nella quarantena, grazie alla idea della tua amica Nicoletta M, sono iniziate.


mercoledì 29 aprile 2020

L'insostenibile inutilità delle foto




... prima o poi, doveva capitare! Il bel gioco ideato dall'amica Nicoletta Merlo, ha iniziato a vivere per conto suo, chiedendo, quasi, di potersi far conoscere in giro. Il gioco della 'Foto Inutile'...


mercoledì 19 febbraio 2020

Bruno Stivicevic, fotografo e giornalista



Lo trovi e lo incontri sempre, quest'uomo alto e asciutto, a ogni manifestazione, corteo o evento animalista a cui partecipi - tu vai tutto sommato davvero a molto pochi, lui invece, c'è a tutti.


lunedì 21 maggio 2018

Uccelli tra le risaie

foto di Silvia Molè


Nella Pianura Padana, vasta  scodella contornata dalle montagne, c'è il "mare a quadretti".

venerdì 23 dicembre 2016

Da lontano si apprezza meglio - Un'altra chiacchierata con Marco Colombo



Giovane. Scrupoloso. Super attrezzato di tecnologia, per osservare gli animali senza venire scorto da loro (quindi, senza disturbarli). Le sue immagini, ti sembrano specialmente belle: il risultato artistico esemplare per scoprire la vita di ogni giorno di altranimali lontani dall'uomo. Sono scorci di animali felici, un ideale punto di partenza per pensare queldiscorso su 'come' vedere gli altri animali.

Con Marco, in occasione dell'uscita del suo libro più recente, hai fatto questa chiacchierata on line: è la terza occasione in questo blog (in più, c'è pure una foto che hai potuto usare come 'cartolina di Natale', qualche Natale fa).

Buona lettura!



1-PER PRIMA COSA, UNO SGUARDO AL TUO RECENTE PASSATO, PER RIALLACCIARE LE FILA. HAI AVUTO DEI PREMI, HAI FATTO DEI CORSI, SEI STATO NELLE SCUOLE, HAI IMPLEMENTATO LA TUA TECNICA E TECNOLOGIA, HAI FATTO NUOVE ESPERIENZE...?


Il lavoro di naturalista richiede dedizione in diversi ambiti; io in particolare mi sono dedicato alla fotografia, per lavorare al mio ultimo libro; ho poi tenuto conferenze, corsi e workshop vari, nonché lezioni nelle scuole in termini di educazione ambientale. Alcune mie foto hanno ricevuto quest’anno vari premi, tra tutti il primo di categoria al Wildlife Photographer of the Year 2016 con uno scatto di testuggine palustre europea in Sardegna
  
2-COME E' NATA L'IDEA PER QUESTO LIBRO?


I tesori del fiume è un libro legato agli ambienti di acqua dolce italiani: fiumi, laghi, ruscelli, stagni, torrenti, lagune, pozze sotterranee. Si tratta di un ecosistema complesso e molto delicato, tra i più minacciati nel nostro Paese, eppure meritevole di protezione visto che ospita numerose specie anche endemiche. Essendo in generale questi luoghi molto trascurati dall’opinione pubblica, ho deciso di ritrarne le specie, atmosfere e tratti salienti, per farli conoscere al grande pubblico. Il progetto è stato possibile grazie al supporto tecnico di Isotecnic, ESA Worldwide e MaGear, nonché alla fiducia dell’editore Pubblinova Negri.

3-ANCHE IN QUESTO LIBRO, MI PARE CHE L'ATTENZIONE MAGGIORE SIA RIVOLTA AD ANIMALI CHE DI SOLITO SONO POCO VISIBILI, SIA FISICAMENTE CHE NEI PENSIERI DELLA GENTE: SONO POCO CONSIDERATI, POCO RISPETTATI, POCO AMATI


Il libro è molto variegato. Dopo la prefazione di Alex Mustard (Biologo marino e fotografo subacqueo) e l’introduzione, è diviso in 8 capitoli, ovvero:



Alle sorgenti della vita (laghi ghiacciati in alta quota)



La voragine del drago (fauna di fiumi e laghi e sotterranei, incluso il mitologico proteo, una sorta di salamandra cieca e bianca, che può vivere fino a 100 anni e digiunare anche per 8 anni)



Eredità marine (torrenti e ruscelli; animali normalmente associati all’idea di mare ma in realtà presenti anche in acqua dolce, come granchi, gamberi e spugne)



Elogio del fango (paludi, pozze, acquitrini; rane, rospi, tritoni, salamandre, testuggini palustri e bisce)



Il lungo viaggio (grandi fiumi; specie migratrici: lampreda di mare, lampreda padana, anguilla, bottatrice)



Vite al confine (laghi e lagune; avifauna acquatica e mammiferi)



Invasori (la problematica delle specie alloctone, introdotte cioè da altri Paesi)



Tesori perduti (cambiamenti climatici, inquinamento, alterazione degli alvei, bracconaggio e altri problemi; progetti di conservazione)



Ho dato quindi spazio alle specie meno note e conosciute, ma non mancano grandi classici come gli uccelli acquatici di molte specie, i cervi all’abbeverata, i cinghiali al guado o i lupi appenninici in caccia sulla riva del fiume.







4-IN QUESTI ANNI, COME E' CAMBIATO - SE E' CAMBIATO - IL TUO MODO DI PENSARE, DI VEDERE, DI VIVERE GLI ANIMALI?


Il mio modo di pensare, vedere e vivere gli animali è diventato meno viscerale e ossessivo, più ponderato, un filo più distaccato. Da lontano si apprezza meglio.

5-TU LAVORI SUL CAMPO, CIOE' VAI A CERCARE GLI ANIMALI NEI LUOGHI DOVE VIVONO. IN PRATICA, ENTRI A CASA LORO. QUALE E' IL TUO MODO DI BUSSARE? COME FAI A CHIEDERE IL PERMESSO?


Non esiste una ricetta perfetta: bisogna documentarsi molto, leggere tanto, conoscere le abitudini degli animali, e porsi dei paletti oltre i quali non arrivare. L’incolumità di un luogo o di un soggetto viene sempre prima delle foto.


 6-SECONDO TE, FATTA SALVA TUTTA LA ATTENZIONE PREPARATORIA E LA PERFORMANCE TECNICA CHE IMMAGINO TI PERMETTA DI ESSERE IL MENO INVASIVO POSSIBILE, E' POSSIBILE CHE LA TUA PRESENZA MODIFICHI IL COMPORTAMENTO DEGLI ANIMALI CHE STAI OSSERVANDO? INFLUISCE SULLA LORO VITA DI TUTTI I GIORNI?

Dipende molto da specie a specie, da individuo a individuo, da situazione a situazione. Invertebrati, pesci, rettili e anfibi risentono poco dello stress, mentre uccelli e mammiferi sono più sensibili; ma, anche nella stessa specie, dipende dalla situazione! Faccio un esempio: in Italia è vietato scattare foto ai nidi, per evitare che i genitori disturbati abbandonino uova e pulcini vanificando la riproduzione. Questo è verissimo, però è anche chiara la differenza tra arrampicarsi su una falesia per fotografare i pulcini di un’aquila (che abbandonerebbe immediatamente il nido), e il fotografare dall’auto un nido di cicogne sul tetto di una casa in centro al paese (in questo caso essendo abituate nessun disturbo). Ma anche all’interno della stessa specie: un nido di gufo reale su una parete rocciosa in Lombardia non va assolutamente avvicinato, pena l’abbandono, mentre un nido di gufo reale in Scandinavia sul balcone di un palazzo, se fotografato dalla finestra di fronte, non darebbe alcun problema.
Documentarsi è sempre la giusta chiave di lettura.





7-LE TUE FOTO SONO SPETTACOLARI, IN OGNI SENSO POSSIBILE DELLA PAROLA, SIA DAL PUNTO DI VISTA TECNICO CHE DELLE SUGGESTIIONI CHE TRASMETTONO. A PARTIRE DA QUALE ELEMENTO INIZIA LA 'COSTRUZIONE' DELLA IMMAGINE CHE POI NOI VEDIAMO? HAI GIA' UNA IMMAGINE IN MENTE, OPPURE TI PONI NELLA CONDIZIONE FISICA E PSICOLOGICA DI COGLIERE L'ATTIMO?


Nelle immagini che realizzo tendo a privilegiare l’animale nel suo contesto, piuttosto che l’animale e basta. Questo mi porta a una ricerca di scenari e luci particolari, con uno studio delle località e degli spostamenti animali, per poter prevedere dove si muoveranno e ritrarli negli angoli che voglio. La scelta di orari e meteo aggiunge il resto in termini di tipologia di luce! Altre volte si tratta invece di colpi di fortuna, incontri casuali e serendipità.


8-TRASCORRI MOLTISSIMO TEMPO IN COMPAGNIA DEGLI ALTRI ANIMALI. SEI DI SICURO NELLA CONDIZIONE DI POTER VEDERE DALLA LORO PROSPETTIVA ANCHE GLI UMANI. SECONDO TE, GLI ALTRI ANIMALI, CI GUARDANO? E COME, IN GENERALE, INFLUISCE LA PRESENZA UMANA SULLE VITE DI QUELLI CHE HAI INCONTRATO E FOTOGRAFATO?


Sempre più stretto è il legame tra uomo e altri animali, anche se visto dalla prospettiva di questi ultimi. L’urbanizzazione estesa ha portato numerose specie opportuniste ad entrare nei paesi e nelle città alla ricerca di cibo e rifugi: volpi e cinghiali rovistano nei cassonetti, falchi pellegrini nidificano sui grattacieli, civette si nascondono nei fori dei muri, pipistrelli si infilano sotto le tegole dei tetti.
Io personalmente sono rimasto estasiato da alcuni incontri con gli orsi marsicani che, in autunno, durante le annate di “magra” nel bosco, intensificano le proprie scorribande nei paesi alla ricerca di mele e pere mature. Una situazione assolutamente non pericolosa, ma curiosa, sempre che si trattino questi animali col dovuto rispetto.





Clicca qui per sfogliare un'anteprima on line del nuovo libro "I tesori del fiume"






 

Marco Colombo

I tesori del fiume
2016. Pubblinova Negri Editore
144 pag




lunedì 19 maggio 2014

Paludi e Squame da sfogliare - Intervista a Marco Colombo e Matteo Di Nicola

La copertina

NUOVO LIBRO “PALUDI E SQUAME: rettili e anfibi d’Italia”
Autori: Marco Colombo & Matteo Di Nicola
Caratteristiche: 28x28 cm, copertina rigida, 112 pagine
Costo: 25 euro (spese di spedizione escluse)
Per visualizzare un’anteprima online e ordinare consultare il sito.
Edito da Archivio Fotografico Italiano, realizzato con il contributo del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Rile-Tenore-Olona e patrocinato dalla Societas Herpetologica Italica (SHI), questo libro nasce dalla passione per i rettili e gli anfibi e dal desiderio di far conoscere bellezza, importanza e varietà delle specie italiane, nonché la necessità di proteggerle.
Si tratta del primo libro di questo genere in Italia e mostra rane, rospi, tritoni, salamandre, testuggini, lucertole e serpenti nei loro ambienti naturali, in scatti ottenuti nel corso di molti anni di ricerche da parte degli autori.


 
RETTILI E ANFIBI SONO ANIMALI RITENUTI POCO ATTRAENTI, QUANDO NON ADDIRITTURA REPELLENTI. QUESTO PENSIERO HA IN QUALCHE MODO INFLUENZATO, POSITIVAMENTE O NEGATIVAMENTE, IL VOSTRO LAVORO? E COME?

I rettili e gli anfibi sono soggetti da sempre a falsi miti e pregiudizi, che portano a uccisioni ingiustificate e timori infondati. Si tratta di animali bellissimi, ecologicamente importanti, da rispettare: il nostro nuovo libro, “Paludi e squame: rettili e anfibi d’Italia”, realizzato col contributo del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Rile-Tenore-Olona e col patrocinio della Societas Herpetologica Italica, nasce come omaggio fotografico alle specie che popolano la nostra penisola e le isole, dalle vette alpine alle scogliere. E’ un tentativo, il primo in Italia, un piccolo contributo, al fine di farli conoscere meglio e magari apprezzare anche dai non addetti ai lavori, senza troppi paroloni scientifici difficili: saranno le immagini a parlare e descrivere le squame dei ramarri, gli occhi delle vipere o l’ambiente di vita dei tritoni. Si tratta di una “fauna minore”, come viene spesso chiamata, ma meritevole di protezione, viste anche le numerose minacce a cui è soggetta e le specie molto rare, in vari casi endemiche, presenti sul nostro territorio.

VEDO CHE IN COPERTINA I NOMI DEGLI AUTORI SONO DUE. COME VI SIETE
CONOSCIUTI? COME AVETE LAVORATO INSIEME?

Abbiamo frequentato la stessa università, Scienze Naturali a Milano, e chiacchierando tra i corridoi della facoltà ci siamo accorti di condividere la medesima passione sia per la fotografia naturalistica sia per il tipo di soggetti. Sebbene amiamo conoscere ed immortalare ogni sorta di componente naturale, dalla flora alpina agli uccelli acquatici, un nostro debole è indubbiamente per l'erpetologia. La prima “uscita su campo” insieme fu all'inizio del 2009, quando ci recammo a fotografare alcune rane rosse in una zona umida della Brianza. Da allora iniziammo a fare molte uscite insieme, scandagliando ogni angolo di Italia alla ricerca di “striscianti” e di tutto quello che rientra nella categoria “fauna selvatica italiana”. Oltre alle spedizioni fotografiche, collaboriamo non di rado nella realizzazione di conferenze, mostre fotografiche nonché interventi di educazione ambientale e corsi di fotografia naturalistica.

QUANTO TEMPO E' OCCORSO PER RAGGIUNGERE GLI SCATTI VALIDI DA PUBBLICARE? CHE TIPO DI TECNICA E DI APPROCCIO AGLI ANIMALI E' STATO USATO? QUANTO E COME PUO' INFLUENZARE IL COMPORTAMENTO DELL'INDIVIDUO ANIMALE OSSERVATO, LA PRESENZA DEL FOTOGRAFO E DELLE SUE ATTREZZATURE?

Fotografiamo in natura da diversi anni, in tutti gli ambiti: dai cavallucci marini al lupo, siamo interessati a qualunque animale, pianta o habitat nostrano. Negli ultimi anni ci siamo concentrati sui rettili e gli anfibi per portare a termine questo progetto, per farli conoscere meglio e sensibilizzare sull’argomento; sono animali poco considerati, anche dalla maggior parte dei fotografi naturalisti stessi. Possiamo dire comunque che gli scatti inclusi nel libro sono stati tutti realizzati nel periodo 2009-2014. Fotografare i rettili e gli anfibi non è sempre semplice, si fanno anche uscite a vuoto perché esistono molti fattori che influenzano in maniera positiva o negativa il comportamento dei soggetti: pendenza, esposizione geografica, vegetazione, meteo, stagione, stato fisiologico dell’individuo e molto altro fanno la differenza tra il trovare un certo serpente o una certa rana nel momento in cui si cerca.

LE VOSTRE FOTO SONO QUASI MAGICHE, PER LE SENSAZIONI DI BELLEZZA E MERAVIGLIA NATURALE, IGNORATA ANCHE SE TUTTA INTORNO A NOI, CHE RIESCONO A COMUNICARE. COSA PENSATE DEL LAVORO DI FOTOGRAFI CHE - AL CONTRARIO – DOCUMENTANO MALTRATTAMENTI E SOFFERENZE DEGLI ANIMALI?

La fotografia è uno strumento dalle potenzialità formidabili: ha la capacità di trasmettere emozioni oltre che informazioni. E lo fa in un istante. Noi sfruttiamo la fotografia per mostrare ai “non addetti ai lavori” quanto certe specie meritino maggiore considerazione per via del loro fascino e della loro bellezza. Allo stesso modo penso che sia fondamentale rendere noto alle persone quali siano le crudeltà che tali animali, indifesi nei confronti dell'uomo, subiscano da quest'ultimo. I maltrattamenti sono una piaga troppo spesso diffusa, sia a fini di lucro che per pura ignoranza. Mostrare immagini di tali pratiche è anch'esso un modo di trasmettere emozioni, utili, si spera, a far sì che certi eventi si ripetano il meno possibile.

Foto di  Marco Colombo

Foto di Matteo Di Nicola

mercoledì 7 maggio 2014

Vale più una immagine (7) - Ombre

Foto di Britta Jaschinski

Le foto di Britta Jaschinski vanno a guardare gli animali che (a volte ci) guardano. Ma non solo.
Non solo ci guardano. Non solo gli Altrianimali vengono guardati, ma anche gli oggetti che gli umani inventano/escogitano/fabbricano/usano (o non usano più, o smettono di usare, o usano ancora troppe volte), quando con gli Altrianimali hanno a che fare. Ma va a fotografare anche gli umani stessi, in particolare quei certi umani che hanno fatto della loro vita una continua condizione di persecuzione e sfruttamento verso gli Altrianimali. Come ci appaiono questi umani? Di loro, nelle foto, vediamo solo pezzi, le parti di loro che agiscono sugli/contro gli Animali (le braccia, le mani, le gambe); la faccia, se si vede, ha poco di riconoscibile, nel senso di qualcosa che si vorrebbe riconoscere. Mi sembra un umano-altro-da-sé nel più deleterio dei modi, un umano che allo stesso tempo esplica tutto se stesso nelle azioni del dominio - cosa che di fatto per millenni ha saputo e voluto fare. Infatti, anche gli oggetti (le gabbie, le catene) 'vuote', sono come dei 'pezzi', dei prolungamenti, delle protesi di questi umani-dominatori, che usano questi oggetti per porsi ancor più separati dagli Animali, che pure toccano, con cui pure vengono in contatto - ma solo per renderli oggetti da sfruttare, spezzare. 
Le foto degli zoo sono una specie di terribile summa e sintesi di come l'umano ha concepito il rapporto con gli altranimali: ci sono gli Animali, coi loro sguardi a cui è stata sottratta a forza la luce della libertà; coi loro corpi, ai quali è stato tolta con la violenza, la possibilità di autodeterminazione e autonomia di espressione; poi ci sono alcuni umani, che a volte sono gli spettatori-clienti paganti-complici dei soggiogatori con cui condividono la specie di appartenenza  - e di loro non si vedono sguardi o espressioni, anche quando gli occhi sono visibili: è un vedere-senza-vedere, anche il loro sguardo si è spento, è del tutto introiettato sulla loro condizione di umano-sopra-la-bestia. Gli animali, girano in tondo, sbadigliano, proiettano le loro ombre; le ombre, che mi richiamano l'idea di Giordano Bruno delle ombre come la manifestazone doppia del reale, che continuamente (in)seguono, venendone anche deformate o confuse. Vien da pensare che gli animali diventano ombre - che allora è un altro modo di dire 'referente assente' - deformati e resi altra-cosa dalla continua azione della realtà artificiale escogitata dagli umani per rendereli di fatto oggetti immobili. Tuttavia, pur inscatolati dietro lastre di vetro e sempre visibili a chi passa davanti e li fotografa con il telefonino (aggiungendo, se ce ne fosse bisogno, un ulteriore filtro che si frappone come barriera), questi animali 'protestano', rifiutandosi di lasciarsi vedere in modo passivo, ma guardano con occhi di richiesta, esibiscono la loro noia, la loro frustrazione. 
Che cosa dovrebbero-potrebbero cogliere gli umani che li fotografano senza davvero vederli? Per loro, lo scatto col cellulare non è una foto a un Individuo Animale, ma il segno del loro essere (casualmente) passati lì davanti, un tag per appuntare un ricordo che svanisce nell'istante stesso dello scatto, perché non ha profondità, né pazienza, né riflessione, né rispetto. 
Meno male allora che loro stessi diventano 'oggetto', nelle foto dell'artista: di loro si vede il gesto - per me - detestabile di chi si fa agire dai suoi stessi oggetti (il cellulare, ma anche le gabbie, le pareti dello zoo tutto intero) e non capisce che una tigre annoiata dietro un vetro, NON è una tigre, ma un prigioniero spezzato.
Infine, mi accorgo che anche gli scatti fatti agli Animali liberi, sono riprese a esseri viventi che sfuggono, che diventano - di nuovo - ombre, o magari frame sfocati o sgranati. E come se - con la tecnica - ci mettessimo sempre nelle condizioni di non 'vedere' mai davvero l'Animale che ci sta di fronte, la cui individualità ci rimarrà sempre in ombra - cosa che purtroppo a molti continuerà a far paura (purtroppo, per gli Animali).

giovedì 20 febbraio 2014

Vale più un'immagine (4)

Fonte: I have seen another world

"Io ho visto un altro mondo"...
e non è quello che si vede qui.
Non è il mondo di questo uccellino, sfocato al di là delle pareti di vetro di una prigione artificiale, costruita dagli umani, per metterci dentro tutti gli uccellini come lui: perché sono belli e colorati, perché sono piccoli.
Perché si vendono. Perché si comprano. Perché qualcuno guadagna sulla loro pelle, si arricchisce al prezzo della loro vita. 
Come non è il mondo delle decine e decine di foto che scorrono su questa pagina, foto di ogni genere di gesto di dominio, di sfruttamento, di tortura, di uccisione, di sterminio, in un crescendo vertiginoso, e nauseabondo e sconvolgente,  che gli umani fanno a tutti gli altri animali, per qualsivoglia motivo, o capriccio.

Ho scelto questa immagine perché era tra le meno cruente: tuttavia trasmette un senso di tristezza, di claustrofobia, avvinghianti. Bisogna osservarla bene, certo. Bisogna capirla. Occorre la volontà di capirla, e quindi di mettersi nelle piume di quell'uccello.

Perché non una immagine più cruenta? Perché è un tipo di discorso che sto cercando di affrontare, è una serie di spunti, idee, riflessioni, che sto cercando di portare avanti: l'ho fatto parlando delle foto di Sarah Ernhart, o pensando ai Santuari per animali liberati, oppure, ancora, condividendo le foto di Isa Leshko. Un discorso che ha preso - se non l'avvio, una maggiore profondità, da questo post del blog Il Dolce Domani.

Che immagini che ci mostrano la bellezza degli individui animali, liberi nella loro vita normale, possono aiutarci ad aprire la nostra consapevolezza alla loro dignità e al valore della loro vita, che merita e ha diritto di essere vissuta.  Che le immagini di animali felici e i racconti che mettono in luce le loro caratteristiche positive (intelligenza, empatia ecc.) toccano di più il cuore. (L'idea è di Annamaria Manzoni).
Che quindi, poi si può effettuare un confronto, tra quelle immagini di felicità e quelle di dolore, tra ANIMALI FELICI e ANIMALI INFELICI. (Ma solo, forse, se una scintilla è scattata in noi, solo se qualche corda ha cominciato a riverberare nel nostro sentimento). Che dal confronto possiamo riflettere su ciò che ci suscita, e sulle conseguenze che necessariamente dovremmo trarre a conclusione coerente: fermare da subito la tortura. Che non è un caso se gli strumenti usati dai media per convincere la gente a comprare latte, carne, comprendono immagini di animali felici (la mucca felice, la gallina che razzola libera). (perché sono immagini che funzionano)   Che tutta la pubblicità lavora in funzione della rimozione della morte: dunque noi dobbiamo usare lo stesso linguaggio mediatico, ma per veicolare il messaggio opposto, ossia che gli animali non vanno sfruttati. (Grazie Rita Ciatti). Che gli sfruttatori degli animali hanno capito così bene il valore delle parole che stanno distorcendo anche quelle valorizzate dal linguaggio antispecista, che fa crescere le riflessioni sulla necessità di rispetto verso tutti gli altri individui animali. (leggete qui). Che, dunque, le immagini sono potenti, e che danno e confermano la individualità agli animali, perché essa di fronte allo sguardo non è più negabile, né evitabile - la si può però ancora mistificare, come abbiamo visto.

Che alla parola può spettare il compito di ri-raccontare le vite degli animali, che hanno riacquistato meraviglia grazie alle immagini (la parola-così-umana, può fare surf sulle onde possenti delle immagini). Che alla parola può anche spettare il compito di raccontare, invece, le lunghe sofferenze che patiscono tutti gli animali nelle mani degli umani: perché la parola non mostra, e dunque non corre il rischio di allontanare, ma invece avvicina, e pretende lo sforzo dell'attenzione (e quindi, quelle sofferenze descritte potranno entrarci sotto la pelle). Si potrò tornare su questo pensiero.  Perché di sicuro non c'è solo questo modo di pensarlo. E perché questi pensieri devono portare all'azione, che sia davvero efficace e utile per la salvezza degli individui ancora prigionieri.

martedì 4 febbraio 2014

Vale più una immagine (3)

Lisa, 13 anni, estate 2013
Fonte: http://isaleshko.com/elderly-animals/

Gli animali anziani hanno una fragilità forte per la quale provo grande emozione.
Forse dipende dal fatto che tutto il loro muoversi e vivere nello spazio del mondo, ogni loro espressione e ogni loro dialogo, è ricchissimo di esperienza, e io cerco di osservare i segni di questa esperienza, di questa idea del mondo, a volte cerco persino di impararne qualcosa. Perché è sicuro che una idea del mondo, se la sono fatta, altroché!
Per esempio: il come possano aver trascorso una vita fatta di segregazione e privazioni, conservando la fame di vitalità, che coglie ogni occasione per rincorrere i fili d'erba in un prato, per bere l'acqua fresca del torrente, in mezzo a una caldissima estate, capaci di non perdere tempo prezioso in rimpianti, ma davvero cogliendo l'attimo - come se fossero ancora e per sempre giovani avventurosi alla scoperta di tutte le cose, da vivere nella loro pienezza. Questo è (anche se non è più visibile) Oscar, intrepido e trasognato. (Scrive Christina Anagnos, nel suo libro sulla violenza verso le donne, che "la sensazione di libertà eterna che porta la fine definitiva di un martirio, produce un'euforia incontrollabile, ti abitui subito alla nuova realtà e capisci ancora meglio le cose che ti eri persa per tanti anni"; e a me son sembrate parole che possono benissimo calzare anche per un qualsiasi individuo altranimale reduce da qualsivoglia maltrattamento; e di certo per Oscar sembrano scritte da qualcuno che lo ha conosciuto!).

Per esempio: il fatto di come abbiano affrontato maltrattamenti e pericoli e oltraggi fisici - che hanno lasciato il segno indelebile nel corpo - senza perdere nemmeno una briciola di vivacità e tenacia, o dell'intrigante curiosità che fa annusare ovunque, e della tenerezza scontrosa che si rannicchia contro il respiro dell'umano amato, capaci di godere di ogni momento di sicurezza (un prato di trifogli al sole primaverile), o di scoperta (le vie di un paesino lontano); e capaci - cosa ancor più notevole - di lottare con grinta contro un handicap fisico pericoloso e potenzialmente mortale, con una forza coraggiosa che si rinfocola con la fiducia di avere un sostegno vicino. Questa è Lisa, briosa e sensibile. (Nella foto è lei).

Ho parlato di cani: il cane, che è compagno dalle origini - reciproche - con homo; e che è il nostro legame con la nostra animalità (forse per questo che la sua domanda di lealtà viene spesso tradita?), a un livello profondissimo. 

Ma è del tutto evidente che non solo i cani,  ogni animale condivide con homo il 'privilegio' di invecchiare per infine morire.  Anche gli altri individui animali che invecchiano, distillano la loro personalità individuale, diventano oltre modo irripetibili, non si può guardare a loro e poi tornare a pensarli come 'cose', come purtroppo accade sempre e anche troppo. Perciò le immagini di Isa Leshko mi hanno chiesto di fermarmi a osservarle? Forse.
Leggo: "La fotografa Isa Leshko Photography ha iniziato a fotografare animali anziani dopo che a sua madre è stato diagnosticato il Morbo di Alzheimer. L’improvvisa vicinanza con la malattia l’ha costretta a confrontarsi con la morte e, prima ancora, con l’enorme dignità di individui che portano sulle spalle una vita intera.

Nasce così la serie 'Elderly Animals’, i cui protagonisti sono animali anziani, malati, ritratti in bianco e nero. Immagini che riguardano ognuno di noi, che vanno a toccare la nostra intima paura di invecchiare e l’incredibile serenità con cui sanno farlo gli animali."


 Ma in che modo ci dovrebbero riguardare queste immagini? La vecchiaia e la debolezza fisica che le si accompagna, viene rifiutata e temuta nella nostra società, non dico nulla di nuovo. Se vogliamo davvero guardare questi animali anziani, senza sovrapporre il nostro sguardo e il nostro sentire, forse dovremmo provare a cogliere - di ciascuna immagine - la essenza di una vita intera - quella-vita-individuale-irripetibile - che invecchia e ci lascia i suoi ricordi, attraverso i suoi gesti: la sua eredità autentica. Se siamo fortunati, saremo in grado di capire quali di questi gesti sono anche parte delle nostre abitudini, e come - in tal modo - possiamo, o vogliamo, invecchiare anche noi, incamminandoci come loro, o magari con loro, alla fine della vita. Non credo che significhi arrendersi, tuttavia. Chissà? Dopo aver osservato questo, quindi, smettere di guardare, lasciare all'anziano del ritratto, il successivo diritto di non farsi ritrarre più, di sottrarsi agli sguardi.

La pagina dedicata a questo progetto, fatte queste premesse, ha il pregio di regalarci l'essenza dell'anzianità di molti animali il cui destino impostogli con crudeltà, è invece quello di morire giovani - anzi, bambini. Essenza anziana: occhi lucidi, grinze nel corpo, sonno, sogno, presenza visibile e allo stesso tempo già distante, altrove.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...