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domenica 2 febbraio 2020

L'ultimo scondinzolio


Fantasmi - 2020 foto di Luca Spennacchio, cortesia dell'autore



L'ultima volta che la vide non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva.
Perchè?
Perchè queste cose non si sanno mai.
Allora non fu gentile quell'ultima volta?
Sì, ma non a sufficienza per l'eternità.

La signora dell'ultima volta, Vivian Lamarque


sabato 18 novembre 2017

Boschi Vivi senza confini




dal sito Boschi Vivi




Stai iniziando a capire che cosa sia un 'bosco interiore' - prendendo a prestito l'espressione pensata da Leonardo Caffo; e magari, andando a memoria, ti avvicini pure al senso; ma su quel libro eventualmente vedremo, per giocare prossimamente a 'acqua-fuochino-fuoco'.
Il bosco è il punto focale. Che va interiorizzato, trovato dentro se stessi. Infatti, è  qualcosa che ha a che fare - in qualche modo - con il costruirsi una specie di individuale, personale, unica, irripetibile gioia dello 'stare al mondo': è una gioia che non è insensato cercare e curare anche nei dove e nei quando che meno ci piacciono. Si spreca tempo a desiderare di essere altrove quando invece si deve essere qui e ora. Ma non è motivo questo per rinunciare a vivere la propria gioia piena, invece che rimandarla colpevolmente a un altrodomani a cui vorresti tendere. Rischi una tensione all'infinito, una asintote senza pace. Invece, se sei capace di volerti costruire la tua gioia anche dove e quando non ti piace, allora fai la cosa giusta: la tua gioia diventa già lì per te, e non smetterà di esserci quando ti sposterai; anzi: la tua gioia ti seguirà ovunque andrai, perché la tua gioia - così come la tua tristezza - sei tu. Sei tu: è non il luogo dove e quando in questo momento stai vivendo. (che poi tu, tendenzialmente preferisca portati dietro il trolley della malinconia-tristezza, invece dello zaino della felicitù-gioia, è un qualcosa di te su cui non devi smettere di lavorarci, magari mentre stai sdraiato tra le foglie a prendere  il sole novembrino insieme alla tua bretonina 17enne).

lunedì 25 agosto 2014

Graziosa come una scatola di biscotti antichi. La dignità del lutto.

Stella, gennaio 2014


Stella e Lisa, foto di Luca Spennacchio

Stella manca vicino a noi da quasi tre mesi. In questi giorni la sento con una intensità schicciante, la (ri)vedo, anche a occhi chiusi. Mi sorprendo a cercarla in giro, come se mi aspettassi di vederla apparire all'angolo della mia visuale, come un fantasma e più di un fantasma.

Che ci siano ricordi belli e sensazioni felici legate a questi momenti: non cambia il fatto inemendabile che Stella, alla fine, è morta da sola, senza me nei suoi occhi e nel suo naso, ma in un ambiente estraneoe freddo come può essere una clinica. Scrive John Ajvide Lindqvist in un suo racconto qualcosa come "i nostri destini si decidono in luoghi che sono facili da pulire', come - appunto - le stanze di un ospedale.
Posso fare - come ho fatto - mille struggimenti e scrivere pagine e pagine, ma questo dato di fatto rimane e rimarrà.  E dovrò conviverci, insieme con tutte le dolorose rivelazioni che solo il distacco della morte porta in dote.

Tra le tante cose che ho scritto, (ri)comincio a renderne pubblica una. Poiché almeno una cosa mi riesce abbastanza bene, cioè quella di raccontare. Ecco il racconto - volutamente scarno - del suo funerale. Il funerale di Stella. Lo riscrivo meglio: IL-FUNERALE-DI-STELLA.

Perché sono convinto che la esposizione semplice di questi fatti (che orbitano intorno ai miei rimorsi e a quel dato di fatto reale di cui scrivevo sopra), possa essere un primo passo verso una (mia, per cominciare) migliore accettazione del distacco e una contemporanea restituazione e di dignità a tutto quello che è che rappresenta un lutto, un distacco estremo e per molti versi definitivo. Per un umano. E ancor di più - perché non viuene riconosciuto, né accettato dal senso e dalla sensibilità (?) comuni - per un altranimale.
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IL FUNERALE
Alla clinica, posso solo constatare la sua morte. La salma è sul tavolo di ferro, che fino alla sera prima serviva per appoggiare le sue cose, le medicine, le ciotole, la copertina. La pongo a terra, perché Lisa possa annusarla. Le si sdraia vicino, il naso nei riccioli bianchi. Attende qualcosa, mi pare. I suoi occhi cominciano a guardare un altrove che a me sfugge e si velano di una tristezza indicibile.
Devo pagare. I veterinari sono disinteressati, per me appaiono gretti e insensibili. Non sono stati capaci, eppure questo non li rende esitanti, nemmeno per pudore.
Iniziano ora le stazioni di una passione. Per il funerale di Stella. Che però sono anche quei gesti concreti che ti distolgono dal irrimediabilità del dolore, ti tirano a forza di nuovo nel mondo delle cose concrete, fisiche, reali, necessarie, improcrastinabili.
Dalla clinica, andiamo all’ambulatorio della nostra veterinaria. Qui telefono all'agenzia crematoria, per gli accordi per il funerale, che avverrà - appunto - con cremazione. Devo portarla a Rho il giorno dopo. Il funerale avverrà venerdì.
Un’amica gentile - L. - mi accompagna, per impedire alla solitudine di farmi del male, di diventare pericolosa. Più semplicemente, per non farmi fare il viaggio da solo, per non farmi attendere da solo.Per aiutarmi a ricordare la strada.
Il primo viaggio è per lasciarla là, in attesa del giorno  della cerimonia. Ci sono i documenti da firmare e le spese da pagare. Stella rimane lì, in un sacco, insieme ad altri sacchi, che contengono ciò che rimane di altre vite, di altri affetti, di altri dolori e destini.
Il secondo viaggio è per assistere alla cremazione. Un’altra amica - S. -  con me. Ci sono anche Lisa, Chicco e Maika. I locali sono vuoti, ampi, grigi, spogli e puliti, si trovano in una zona periferica di capannoni, a Rho. C’è il forno crematorio, che ha posto per un cane alla volta, c’è la cella frigorifera per la conservazione delle salme, chiuse nei sacchi, col nome per riconoscerle.
Lei è in attesa, sull’ultimo tavolo. La saluto, la tocco, la guardo. Ha i segni delle manipolazioni, ma è sempre bella. È ancora bella. Ha sofferto. Me ne accorgo. Piango.
Le chiedo tante volte perdono. Perdono per essere stato distante, assente, distratto; per gli errori fatti nelle cure; per aver dato attenzione anche agli altri cani di casa per non aver saputo né forse - persino! -  voluto darle tranquillità e protezione alla fine, quando di più ne aveva necessità. Per non averrla riportata a casa, a chiudere gli occhi vicino a noi.
Mentre si compie la cremazione, con la mia amica che ascolta, sgorgano i ricordi di una vita in due. Sono ricordi belli, gentili, di cose fatte sempre insieme. Arrivano anche pensieri che pensano altri cani, arrivano sogni e speranze per il futuro.
Non passa molto tempo, il suo corpo è piccolo, si estingue in fretta tra le fiamme potenti. I due inservienti, gli impiegati, sono gentili e rispettosi.  Me la danno in una urna, graziosa come una scatola di biscotti antichi.
Adesso è vicino a Oscar. E di sicuro tutti e due corrono sui prati oltre il Ponte, e mi aspettano.
 


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