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sabato 18 aprile 2020

Quando arriva il richiamo della foresta



State per leggere alcuni brani del famoso libro "Il richiamo della foresta"  - nella edizione 'Biblioteca dei ragazzi' uscita in edicola nel 2005 su licenza del Gruppo Editoriale Giunti di Firenze.


venerdì 14 dicembre 2018

Lupi, lupo

lupi di notte sui monti Beschidi, nei pressi di Bielsko Biała in Slesia - Polonia

Il lupo...desiderio tremante di incontrarlo, immaginazione da bambino.
Col lupo, noi sapiens, siamo forse legati a filo doppio...
A proposito di rewilding, di corridoi, di spazi lasciati liberi dalla antropizzazione soffocante, del ripristino delle case-habitat di animali altri non umani, ti ritornano in mente le domande sulla nostra effettiva capaci-abilità-volontà di convivere e condividere spazi con animali liberi e selvatici - lasciando loro la piena libertà, in ogni sua possibile accezione: etica, etologica, ecologica. Ridando autodeterminazione, spirito e volontà al pianeta non umano.
La antropomorfizzazione planetaria è ha livelli di saturazione. 
?: Siamo capaci di trovare soluzioni che non diano più spazio alla ossessione mortifera e assassina dei cacciatori, che si autoproclamano come la unica soluzione - quando invece sono un problema. 
Se i lupi intorno all'abitato fanno notizia, (anche se dipende da come viene data la notizia, è vero),  forse dobbiamo ancora fare un bel sospiro, contare fino a 10, o magari 100 e ripensare a un po' di cose, a proposito dei nostri rapporti e modi di interagire con gli altri animali, per non parlare dei vegetali - oltre che a ripensarci, ripensare noi stessi, chi e come vogliamo essere.
Intanto, i lupi ululano.

i primi due video - su Wolf Conservation Center
il terzo video: Ululato lupo appenninico in natura - Foto-videotrappola IR Plus 110 gradi

lunedì 5 marzo 2018

sabato 13 maggio 2017

Lupi e Helene Grimaud


... e se Homo avesse cercato il legame con Lupo perché ne era rimasto affascinato? Perché era stato Ammaliato?

Ci sono molti pensieri e tante teorie sul quando, il come e il perché questi due animali si sono incontrati, conosciuti e affiancati - ma in un rapporto con luci e tenebre. Molte di queste teorie, le trovi sorprendentemente capaci di dare ragione di tanti aspetti di questo reciproco legame - che si è risolto nel legame col Cane. Sono teorie e pensieri potenti, capaci di illuminarci sul nostro essere qui, come siamo - come siamo stati, come dovremmo e come potremmo dover essere sulla terra.
Probabilmente, ne scriverai ancora - un po' ne hai scritto, in alcuni vecchi post, quasi tutti quelli focalizzati su cinofilosofia o zooantropologia. Poiché si tratta di due visioni molto complesse, ricche e articolate, sarò molto probabile, infatti, tornare a parlarne - parlarne, scriverne, ti piace e ti coinvolge.
Adesso, però, quello che stai per scrivere è un pensiero epifanico, ai limiti della folgorazione e della provocazione.

Il lupo vive i momenti uno dopo l'altro, immergendosene; noi - la scimmia - viviamo i momenti saltandoli, come se fossero trampolini per arrivare al momento successivo. Solo che così, ogni istante è allo stesso tempo sempre e solo traguardo dell'istante-trampolino precedente e trampolino per l'istante-traguardo successivo... senza mai essere vero momento-momento. Così potrebbe sembrare.
Viviamo in un anelito costante, e non è che sia una condizione di vita che porta alla felicità - diresti, una felicità intesa come consapevolezza, equilibrio. Il lupo, con tutta evidenza, ci sembra invece sempre pienamente equilibrato, presente - dunque felice.
E quindi: se avessimo cercato, allora, il Lupo come maestro di vita? Per capire e scoprire il modo per essere nell'istante -  e quindi felici - ? (O, forse, ri-scoprire). Se gli avessimo proposto di camminare insieme perché ci eravamo innamorati della sua capacità di vivere gli istanti del tempo- ci eravamo innamorati di lui - ?
E questa è la tua epifania, questa intuizione - insight -  spuntata tra le righe scritte dal filosofo Mark Rowlands, nel suo libro che ha per protagonista proprio il lupo.

A ben vedere, una suggestione poetica - ma perché non potrebbe essere vera? Nessuno di noi era lì, tanti milioni di anni fa, a vedere e a vivere i moltissimi ripetuti incontri e scontri tra umani e lupi, sgranati nel corso di innumervoli rivoluzioni solari;  mentre ci sono molte ipotesi sul valore magico, simbolico, intangibile, delle pitture rupestri, a segnare e testimoniare che l'uomo aveva  vivida impressione di tutti gli altri viventi.

Questo innamoramento, è vivo anche oggi - eppure è mescolato a meschinità, crudeli efferatezze e odiosi egoismi umani. Siamo attratti, ma ci sentiamo anche sopraffatti.

Siamo innamorati- stregati dei-dai lupi. La loro voce, il loro canto - che forse per loro e tra loro è canto di festa, di gioia, è richiamo, è invito - a noi appare rabbrividente, ma ci ipnotizza.  E in qualche modo, lo cerchiamo.
Senti la voce del lupo e non la dimenticherai mai più.  Forse è quello che in gioventù è capitato a Helene Grimaud. Che è musicista, pianista, ma forse per prima cosa è umana innamorata dei lupi.
Hai scoperto le cose che lei fa - il pianoforte, la scrittura, le scene di film - e desideri approfondire. Non puoi pensare che una artista che si ricorda degli animali, li ascolta, forse anche li protegge e di sicuro li racconta - sei sicuro che sarai felice di scoprirla. Già adesso, in effetti, ti sei messo ad ascoltarla. Ma non è che l'inizio.



Per un certo periodo della sua vita, Helene Grimaud ha lasciato le sale dei concerti per i boschi, a contatto con la ancestralità dei lupi. 
Credi che quando è tornata nei teatri, in qualche modo i lupi siano andati con lei. 














PS
PROSSIMAMENTE 

questo post è quasi come un trailer

un post sui lupi di Jim e Jamie Dutcher, 
un post sui lupi travestiti di Barbara Gallicchio
un post sul lupo filosofo di Mark Rowlands

giovedì 23 marzo 2017

Il lupo delle Valli Ticinesi

@ keystone

Da millenni, ormai, homo si è considerato separato dall'interezza degli altri viventi, si è ritagliato uno spazio solipsistico, sterilizzato e chiuso ermeticamente - soprattutto a livello di rappresentazione di se stessi e della realtà circostante. Una delle conseguenze - forse LA conseguenza, di sicuro tra le più gravi e foriere di catastrofi - è la reificazione degli esseri viventi, la cancellazione delle individualità, l'omologazione, livellamento, delle diversità. E, quindi, la loro (s)oppressione, l'aggressione che viene mossa nei loro confronti, quando sono inconsapevoli colpevoli della violazione di regole decise unilateralmente dagli umani, con pesante squilibrio della distribuzione dei vantaggi e delle (non)reciprocità. Tutto questo linguaggio difficile - che hai scoperto leggendo i testi di molti autori che se ne occupano - per dire che troppo spesso gli animali sono marchiati come 'invasori', 'minaccia', da 'eliminare', 'eradicare'. La pena - già di per sé decisione iniqua di inarrivabile prepotenza - è solo una: la morte.

Per esempio...

Questo bel lupo non ha un nome, ma solo una sigla. Non è più un individuo, ma un pezzo intercambiabile del modello astratto lupino. Il suo 'abbattimento' (una esecuzione col nome che le viene dato quando si parla di animali non umani) è stato deciso dalle massime autorità. Il DNA lo ha inchiodato: il lupo M è un 'predatore', che ha ucciso 32 volte. Trentadue vittime, non di un serial killer, ma di un cacciatore naturale che si è procurato cibo nel modo principale che conosce, in un ambiente che gli è ostile e che gli sta sempre più stretto, dove le risorse per lui sono sempre meno accessibili e abbondanti. Chi sono le sue vittime? Per le autorità, sono, in realtà, altre 'cose', a uso e consumo degli umani: sono 'capi di bestiame', sono 'animali da reddito': la loro vita non vale per se stessa o per loro, né è di loro proprietà. La loro vita è stata spossessata dagli umani, che mentre sembrano preoccuparsi della loro incolumità e sicurezza, si stanno in realtà preoccupando dei loro calcoli e profitti economici e commerciali.

In un susseguirsi dettagliatissimo di cifre, statistiche, elenchi e numerazioni (in questo senso, forse, nella burocratizzazione anodina del flusso della vita, del suoi mescolare insieme morte e sopravvivenza, cura e fuga, sta l'intrinseco 'nazismo' bashevis-singeriano delle società umane nei confronti degli alteranimali non umani), scopriamo che il lupo M ha superato la soglia massima consentita a un predatore in un mese, ed è perciò diventato un fuorilegge, un ladro, un rapinatore. Perché abbia compiuto così tante uccisioni, a nessuno interessa, così come interessa a nessuno della vita degli animali che ha ucciso. Quelle vite 'contano', - sono contabilizzate - solo in un bilancio di impresa. Sono dei segni meno, delle perdite, che vanno arginate per non intaccare il profitto.

La sua condanna a morte ha un nome: articolo 9bis dell'Ordinanza federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e uccelli selvatici (OCP) (vedere le parole 'caccia' e 'protezione' nella stessa frase, ti procura sempre una strana sgradevole vertigine, una sorta di labirintite).

Ci sarà la supervisione dei guardiacaccia.
Il lupo M deve riuscire a nascondersi per 60 giorni: dopo i quali, l'autorizzazione allo 'sparate a vista per uccidere' contro di lui, a quanto apre, perderà di validità...
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