Lui è Eric: vagamente hipster, parla inglese, ma questo di per sé non è indicativo di dove provenga, né dove viva - anche se è possibile fare delle oziose ipotesi. Cosa ci fa con al collo un grembiale nero antischizzi, ma soprattutto con un coltello gigante in mano?
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sabato 16 febbraio 2019
mercoledì 4 luglio 2018
Elizabeth Costello e il problema del male
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Claus Schenk Graf Von Stauffenberg |
Olinda Boscolo ha ripreso in mano proprio quel testo del vecchio scrittore. Un testo che oggi ha già quindici anni. Olinda pensa che se quindici anni prima avesse fatto un figlio, oggi avrebbe un adolescente irrequieto che le gira per casa. Pensa a lui come a un maschio.
Sono molto diversi quindici anni, per un umano o per un libro. Passano a ritmi differenti. Possono essere tantissimi per il libro, che si ritrova vecchio e ingiallito, mentre sono solo il preludio alla forza piena della vita, per il ragazzo.
Il libro ha dalla sua la capacità di esser memoria - memoria concretizzata nella carta che ingiallisce e ammuffisce, nelle cuciture che si possono rilasciare - di tempi e idee trascorsi.
Il giovane ragazzo ha dalla sua la curiosità e la impellenza del corpo che grida al mondo 'sono qui!' e che brama il sesso, il rischio, il movimento, il viaggio.
Il ragazzo non ha memoria, si costruirà la sua, pensa Olinda.
Il libro non ha movimento, potrà forse diventare memoria tra le memorie per il ragazzo. Così come è capitato a lei, si dice Olinda.
martedì 11 febbraio 2014
Il lungo collo della giraffa
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| Fonte: LAV su Facebook. Si legge che " L'autore di questo bellissimo scatto è Dibyangshu Sarkar." |
Marius, il giraffino ucciso allo zoo, è ovunque su Internet.
Condannato a morte perché la sua venuta al mondo - in cattività, da genitori già prigionieri e geneticamente non interessanti (!) - non è necessaria (!), riappare in post virali, che ne infinitizzano l'aspetto, il volto, mentre allo stesso tempo mandano in replica ad libitum la sequenza fotografica della sua dissezione, dello scempio del suo cadavere.
Emozioni contrastanti hanno generato in un lampo diffusione virale del suo viso, accompagnato da appelli, petizioni, condanne, riflessioni, commenti.
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| Fonte: http://www.lastampa.it/2014/02/09/societa/lazampa/danimarca-ucciso-marius-cucciolo-di-giraffa-condannato-a-morte-in-uno-zoo-owawvJkvSdpY4gFi0535TI/pagina.html |
La cosa più grave, la cosa irrimediabile e che getta la sua ombra sull'intera vicenda, ne inficia alla radice ogni possibile ricaduta, è il fatto che il corpo di Marius - non è mai stato di Marius, nemmeno nella sua breve vita, nemmeno quando cioè era vivo e camminava e credeva che quel corpo, che gli dava la presenza nel mondo, per cui quel corpo era lui, fosse il corpo-lui con cui fare esperienze del mondo intorno a lui e con lui; e che insomma gli appartenesse. Il suo corpo, e quindi in ultima analisi lui, la sua individualità, era degli umani che dirigono lo zoo, apparteneva agli umani che hanno inventato gli zoo, era una proprietà degli umani che parlano di 'protezione delle specie in via di estinzione'. Il suo corpo-lui, non era di Marius: sopra la sua testa si è deciso che anche se sano e giovane, non doveva più vivere, scartando alternative più 'gentili' (?) come la castrazione (perché Marius non ripetesse il 'peccato' dei suoi genitori?), né tanto meno il trasferimento ad altri luoghi dove avrebbe potuto continuare a vivere.
Ora: protezione che gli umani che dirigono lo zoo, danno ad animali imprigionati, sottratti dai loro ambienti di vita naturale, luoghi che vengono invasi e minacciati da altri umani (!); protezione che gli animali 'ripagano' con gli introiti del pubblico pagante che viene a vederli, per 'conoscere gli animali'.
Schiavizzato e prostituito, Marius, insieme ai suoi genitori e a tutti gli altri individui della altre specie imprigionati negli zoo, per tutti i 18 mesi della durata della sua esistenza, non ha mai potuto decidere niente per la sua vita, né mai sottrarsi agli sguardi degli umani - che pagavano per venire a guardarlo, e intenerirsi per i suoi liquidi occhioni scuri sgranati con curiosità bambina sul mondo. Nessun sospetto che - lungi dal considerarsi 'trattato bene - Marius non anelasse a scoprire cosa c'era oltre le sue sbarre, non desiderasse correre o camminare sulle sue lunghissime zampe, o scoprire le chiome degli alberi alla portata del suo lungo collo. Eppure, sono molti i casi di animali prigionieri e schiavi, che nella ribellione hanno cercato, con la fuga, la strada per la libertà.
A Marius, è stato tolto il tempo della vita, e gli è stata tolta la dignità della morte. La sua è stata una esecuzione, con una rivoltellata in testa.
Unica attenzione è stata data alle convenienze genetiche, o ai regolamenti internazionali. Nemmeno un secondo perso a considerare lui-come-Marius che desidera vivere.
Solo spiegazioni-alibi: che Marius è stato trattato bene finché ha vissuto (prigioniero), che la sua carne è servita a sfamare i leoni prigionieri nello stesso zoo - uguale uguale, proprio come succede nella savana africana! - e che parti del suo corpo saranno utili per altri scopi scientifici. Marius era un surplus, scarto di una politica genetica regolata dalla direzione dello zoo, che non si ferma per considerare l'irreparabilità dell'uccisione del giraffino, considerato anzi - forse - 'pericoloso' (se avesse in futuro avuto figli anche lui?), comunque di sicuro ridondante, perché i suoi geni sono già ben rappresentati in quello zoo, e dunque eliminarlo era necessario (!). Così si è espresso Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo. Abile nell'usare la retorica del 'benaltrismo' e della minimizzazione ("ad esempio, in un parco a nord di Copenhagen, vengono abbattuti ogni anno 700-800 cervi per controllare il loro numero"), entro un orizzonte che non vuole uscire da un totalizzante antropocentrismo, per cui 'tutto' serve all'uomo, ed è la sua maggiore o minore utilità a deciderne tempi e modi delle esecuzioni, nonché della liceità o correttezza dei comportamenti in vita.
Alla sua dissezione, erano presenti numerosissimi bambini. Le immagini sono crude: le ho trovate per intero su questo blog, che si chiama 'Il Mondo degli Animali'. Non si notano - in questi bambini - espressioni di dolore, né di repulsione. Non so cosa pensare, di questo. Però mi inquieta.
E allora, voglio dare conto di un altro caso - che ho letto con interesse mentre stavo preparando questo post- delle politiche di gestione degli animali negli zoo. Lo racconta senza fronzoli Leonora Pigliucci. . Ne riporto un passaggio quasi integrale.
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| https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152205851714304&set=a.10150121855144304.289325.527314303&type=1&theater |
"Al Bioparco di Roma [...] tengono rinchiuse, ad esempio, tre oranghe
di oltre trent'anni di età, madre e due figlie (il padre si è suicidato
per la rabbia, scagliandosi contro il vetro) che non hanno mai respirato
all'aria aperta poiché lo spazio a loro attribuito è costituito da due
stanzoni con le pareti trasparenti, così che non possano sfuggire
neppure per un attimo agli sguardi dei visitatori. Petronilla, Martina e
Zoe di visitatori ne attirano un sacco, e del resto le loro espressioni
somigliano in maniera impressionante a quelle dei cugini umani, ma sono
escluse dai vari programmi di protezione delle specie in via di
estinzione che ogni tanto permettono a qualche animale di essere
trasferito nei safari e nei parchi, perché non sono di razza pura. Il
loro destino è segnato e sull'esibizione della loro schavitù si può
lucrare fino all'ultimo giorno, perché tanto contano meno di zero."
La chiosa è: "L'umiliazione, la noia e l'esasperazione a vita per sé e i propri figli saranno poi così meglio dell'essere uccisi da piccoli?" . Esecuzione sommaria e spettacolarizzazione della morte, da un lato; dall'altro, ergastolo e supplizio di tantalo vita ('natural') durante. In comune: la ubris umana, che fa e disfa a suo uso e consumo.
La chiosa è: "L'umiliazione, la noia e l'esasperazione a vita per sé e i propri figli saranno poi così meglio dell'essere uccisi da piccoli?" . Esecuzione sommaria e spettacolarizzazione della morte, da un lato; dall'altro, ergastolo e supplizio di tantalo vita ('natural') durante. In comune: la ubris umana, che fa e disfa a suo uso e consumo.
mercoledì 18 dicembre 2013
Il cervo 2 - la Riscossa
Fonte: pagina Facebook de "La Stella Vegana"
Grande sgomento, emozione e commozione per il post che racconta dell'esposizione al ludibrio umano del corpo di un povero cervo ucciso dai cacciatori, che ne riportano la salma legata sul cassone di un pick up, come spoglia o trofeo di guerra: su cui ridere, su cui guadagnare. Un qualcosa di osceno, così come mi sembra venga intesa nelle riflessioni di Elizabeth Costello, personaggio metaletterario dello scrittore J.M. Coetzee - quasi un suo "avatar":<<Osceno perché cose del genere non
dovrebbero succedere, e poi ancora osceno perché, una volta
successe, non dovrebbero essere rivelate ma piuttosto nascoste,
sepolte per sempre nelle viscere della terra, come quello che succede
nei mattatoi del mondo, per preservare la sanità mentale di tutti.
[…] Un passero buttato giù dal ramo da una fionda, una città
annientata dal cielo: chi si azzarda a dire cosa sia peggio? È male,
tutto, un universo malvagio, inventato da un dio malvagio.>>. L'esposizione, se interpreto bene, anche dal resto della riflessione, che si intitola "Il problema del male" e che si dipana per una quindicina di pagine almeno, è da intendersi in forma dubitativa. Col suo tipico stile, Coetzee affronta un problema che inizialmente e all'apparenza è solamente letterario, da quasi ogni angolazione possibile, accettando le ragioni di ciascuna e presentandole al lettore, con grande rispetto, ma anche sfidandolo, esortandolo a trarre sue proprie conclusioni e decisioni, sapendo però sempre che nessuna potrà mai essere definitiva nel tempo. Mi piacerebbe ritornare a parlare diffusamente di questo libro, consigliabilissimo. Il post è stato ripreso sulla pagina feisbucchiana della Stella Vegana, è stato da molte e da molti ripreso e ricondiviso - secondo quel meccanismo di passaparola del social forum che a mio avviso oltrepassa di gran lunga i famosi "cinque gradi di separazione". Ne riporto qui, perciò, un rilancio esemplare, soprattutto per il piacere di poter avere ancora l'occasione di guardare la bella immagine che l'accompagna - questi giovani cerbiatti nel bosco invernale, che con occhi bambini, guardano l'obbiettivo, totalmente fiduciosi, o forse ignari. Mi fa riflettere l'impatto che questo cervo ha suscitato, nella sua morte. Coetzee, con Costello, dice che non sempre la gente viene migliorata da quello che legge, né che lo scrittore esca incolume dall'esplorazione di territori oscuri, quelli dove - come nei mattatoi - "Satana imperversa". Dice anche che le ultime ore, quelle della sofferenza e della morte, di ogni vittima - aggiungo io - "appartengono a loro soltanto, non sono
nostre, non possiamo entrare e impadronircene. […]" con "arroganza". Non dimenticate che Costello non offre soluzioni ma solo problemi, non risposte, ma altre domande. Perciò io sono convinto che questa volta dovevamo vedere, con tutto quel che ne segue...
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