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mercoledì 21 giugno 2017

Impronte di sangue lasciate da fantasmi

Ieri, 20 giugno 2017, via Traves, Torino, NOmattatoio 8

(ieri)

"Oggi durante il presidio, nessun camion è arrivato, ma un'altra sfumatura si coglie in questo luogo di non ritorno. I mezzi che trasportano i corpi ormai smembrati, mostrano il "sigillo di fabbrica"; due impronte insanguinate. Quasi a voler sancire la legittimità di tanta violenza". ti dice Rossella, lei che tra i presidianti sta organizzando da mesi proprio il NOmattatoio torinese. La sua è una visione, una riflessione suggestiva, che ti fa riflettere.
















E tu pensi - tanti pensieri, ma in cima alla fila, uno - hanno voluto nasconderli, gli hanno sottratto anche l'unica e ultima, estrema visibilità - che in qualche modo si lega al (ri)affermarsi delle individualità, che li riporterebbe al livello della dignità di essere vivente, ciascuno dei quali ama la propria vita e non la vuole perdere.



Tutti gli individui - centinaia e centinaia, almeno - che oggi dovevano morire macellati nei corpi-maiale, corpi-vitello, corpi-mucca, corpi-gallina -  hanno subito in sorte una doppia invisibilità, che li ha resi fantasmi due volte.
La prima volta è quando sono nati - già morti e di fatto mai esistiti, come individui - e tutta la loro esistenza è stata tenuta nascosta alla gente - ed è stata tutta fortemente invasa e manipolata e violentata. Noi, non li abbiamo visti. Né allora, né poi, né oggi.

Ma se pure li avessimo visti, per loro come invididui, nulla sarebbe cambito nel loro destino: la morte per dissanguamento e macellazione. Noi eravamo lì, oggi, per loro -  ma allo stesso tempo, non per loro, cioè proprio loro, cioè proprio oggi. Noi eravamo lì per altri loro, futuri, discendenti ancora per chissà quante generazioni. Fantasmi natimorti, ascendenti e discendenti di altri fantasmi, evocati solo per venire smembrati e distrutti: una colossale ecatombe progettata, programmata, costruita, prevista - stabilita e voluta. Sancita e legalizzata da una intera società.

Era come se noi, oggi, fossimo stati lì... per nessuno. Ed ecco la condanna della seconda invisibilità. (Ma questo essere lì per nessuno, è solo una illusione ottica, fidatevi).



Perché non li hanno portati al macello, quando noi oggi eravamo lì, proprio per loro? Proprio per questo: perché con noi sarebbero stati individui. Non in un senso astratto e ideale, ma assai concreto: occhi e sguardi forse si sarebbero incrociati, occhi stravolti da caldo, fatica, paura, dolore, confusione, disorientamento - con occhi spalancati per cogliere i loro movimenti, il loro muoversi passivo, occhi angustiati. E ancor di più: occhi pronti a diventare obbiettivi sensibili - obbiettivi, cioè capaci di cogliere una realtà negata e di coglierla con partecipzione, cioè sensibili - di macchine fotografiche, ipad, iphone e vari accrocchi tecnologici. Occhi pronti a esorcizzare, in minima parte, la fantasmaticità di corpi che invece esistono / sono esistiti / esistevano. Questo esorcismo si compie con lo scatto di un frame, di un fotogramma (una scrittura di luce: come ti piace il significato letterale!) che immortala - rende immortale.  Morto una volta, ma che poi non muore più e non morirà mai, finché quella immagine sarà osservabile. Ma che forse, se ci pensi meglio, è una diversa e ulteriore fantasmizzazione; e però in questa occasione, per questa volta, efficace a svelare, a mostrare, a pubblicare, a divulgare - un qualcosa che si mantiene nascosto: nelle periferie, nel bel mezzo di lunghi viali a percorrenza (troppo) veloce, tra cantieri e reticolati. Che Cosa vuole nascondersi? L'atto violento e reiterato su migliaia di corpi-a-perdere, una 'cosa' normale, che però non va bene che sia vista, scoperta, osservata, divulgata. Perciò, è prudente non offrirla agli occhi sensibili di persone che si danno appuntamento proprio lì, davanti al piazzale del macello - e lo fanno con costanza e ricorrenza.
O forse no. Forse tutto questo è un castello in aria costruito su fondamenta troppo idealistiche; e il fatto che non sia sia vista l'ombra di un trasporto, è solo coincidenza. In ogni caso... 





In ogni caso noi siamo lì per funzionare come cartelli segnalatori, come frecce indicatrici, come richiami all'attenzione di un posto che invece tutto desidera e auspica per se stesso, tranne che trovarsi al centro dell'attenzione. E questo, ai macellai è molto chiaro!

Noi - hai contato - oggi eravamo di più che le volte precedenti. Per la ottava volta consecutiva. Così, giusto per notarla, questa cosa, e immaginare che potremo aumentare, nelle prossime occasioni. Noi eravamo granelli di sabbia in un meccanismo ingranaggivoro, per rendergli indigesto il triturare, e farglielo ritardare. 
Per tutti i molti oggi di là da venire.






 

lunedì 25 agosto 2014

Graziosa come una scatola di biscotti antichi. La dignità del lutto.

Stella, gennaio 2014


Stella e Lisa, foto di Luca Spennacchio

Stella manca vicino a noi da quasi tre mesi. In questi giorni la sento con una intensità schicciante, la (ri)vedo, anche a occhi chiusi. Mi sorprendo a cercarla in giro, come se mi aspettassi di vederla apparire all'angolo della mia visuale, come un fantasma e più di un fantasma.

Che ci siano ricordi belli e sensazioni felici legate a questi momenti: non cambia il fatto inemendabile che Stella, alla fine, è morta da sola, senza me nei suoi occhi e nel suo naso, ma in un ambiente estraneoe freddo come può essere una clinica. Scrive John Ajvide Lindqvist in un suo racconto qualcosa come "i nostri destini si decidono in luoghi che sono facili da pulire', come - appunto - le stanze di un ospedale.
Posso fare - come ho fatto - mille struggimenti e scrivere pagine e pagine, ma questo dato di fatto rimane e rimarrà.  E dovrò conviverci, insieme con tutte le dolorose rivelazioni che solo il distacco della morte porta in dote.

Tra le tante cose che ho scritto, (ri)comincio a renderne pubblica una. Poiché almeno una cosa mi riesce abbastanza bene, cioè quella di raccontare. Ecco il racconto - volutamente scarno - del suo funerale. Il funerale di Stella. Lo riscrivo meglio: IL-FUNERALE-DI-STELLA.

Perché sono convinto che la esposizione semplice di questi fatti (che orbitano intorno ai miei rimorsi e a quel dato di fatto reale di cui scrivevo sopra), possa essere un primo passo verso una (mia, per cominciare) migliore accettazione del distacco e una contemporanea restituazione e di dignità a tutto quello che è che rappresenta un lutto, un distacco estremo e per molti versi definitivo. Per un umano. E ancor di più - perché non viuene riconosciuto, né accettato dal senso e dalla sensibilità (?) comuni - per un altranimale.
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IL FUNERALE
Alla clinica, posso solo constatare la sua morte. La salma è sul tavolo di ferro, che fino alla sera prima serviva per appoggiare le sue cose, le medicine, le ciotole, la copertina. La pongo a terra, perché Lisa possa annusarla. Le si sdraia vicino, il naso nei riccioli bianchi. Attende qualcosa, mi pare. I suoi occhi cominciano a guardare un altrove che a me sfugge e si velano di una tristezza indicibile.
Devo pagare. I veterinari sono disinteressati, per me appaiono gretti e insensibili. Non sono stati capaci, eppure questo non li rende esitanti, nemmeno per pudore.
Iniziano ora le stazioni di una passione. Per il funerale di Stella. Che però sono anche quei gesti concreti che ti distolgono dal irrimediabilità del dolore, ti tirano a forza di nuovo nel mondo delle cose concrete, fisiche, reali, necessarie, improcrastinabili.
Dalla clinica, andiamo all’ambulatorio della nostra veterinaria. Qui telefono all'agenzia crematoria, per gli accordi per il funerale, che avverrà - appunto - con cremazione. Devo portarla a Rho il giorno dopo. Il funerale avverrà venerdì.
Un’amica gentile - L. - mi accompagna, per impedire alla solitudine di farmi del male, di diventare pericolosa. Più semplicemente, per non farmi fare il viaggio da solo, per non farmi attendere da solo.Per aiutarmi a ricordare la strada.
Il primo viaggio è per lasciarla là, in attesa del giorno  della cerimonia. Ci sono i documenti da firmare e le spese da pagare. Stella rimane lì, in un sacco, insieme ad altri sacchi, che contengono ciò che rimane di altre vite, di altri affetti, di altri dolori e destini.
Il secondo viaggio è per assistere alla cremazione. Un’altra amica - S. -  con me. Ci sono anche Lisa, Chicco e Maika. I locali sono vuoti, ampi, grigi, spogli e puliti, si trovano in una zona periferica di capannoni, a Rho. C’è il forno crematorio, che ha posto per un cane alla volta, c’è la cella frigorifera per la conservazione delle salme, chiuse nei sacchi, col nome per riconoscerle.
Lei è in attesa, sull’ultimo tavolo. La saluto, la tocco, la guardo. Ha i segni delle manipolazioni, ma è sempre bella. È ancora bella. Ha sofferto. Me ne accorgo. Piango.
Le chiedo tante volte perdono. Perdono per essere stato distante, assente, distratto; per gli errori fatti nelle cure; per aver dato attenzione anche agli altri cani di casa per non aver saputo né forse - persino! -  voluto darle tranquillità e protezione alla fine, quando di più ne aveva necessità. Per non averrla riportata a casa, a chiudere gli occhi vicino a noi.
Mentre si compie la cremazione, con la mia amica che ascolta, sgorgano i ricordi di una vita in due. Sono ricordi belli, gentili, di cose fatte sempre insieme. Arrivano anche pensieri che pensano altri cani, arrivano sogni e speranze per il futuro.
Non passa molto tempo, il suo corpo è piccolo, si estingue in fretta tra le fiamme potenti. I due inservienti, gli impiegati, sono gentili e rispettosi.  Me la danno in una urna, graziosa come una scatola di biscotti antichi.
Adesso è vicino a Oscar. E di sicuro tutti e due corrono sui prati oltre il Ponte, e mi aspettano.
 


giovedì 27 febbraio 2014

Mizzy & Trilly, Topoline: "Mizzy & Trilly ... Le mie Principesse"


Le due topoline Mizzy & Trilly



Jole, animalista, la mamma di Mizzy e Trilly, scrive...


Nel Dicembre del 2011, un laboratorio di sperimentazione Animale porta a termine un test, avanzano delle cavie e come la norma vuole, queste devono essere soppresse… Un gruppo di attivisti per la liberazione Animale, si adopera affinché queste creature possano essere affidate alle amorevoli cure dei volontari; i responsabili del laboratorio accettano, successivamente vengono rilasciate le 11 cavie. In questo modo, Mizzy e Trilly entrano a far parte della mia vita. Consapevole del fatto di non sapere nulla in fatto di Topini, (Mus Musculus), non conoscendo le loro abitudini, attitudini, alimentazione, sistemazione e ritmi, mi attivo per conoscere il loro stile di vita, mi documento e colmo ogni lacuna solo per poter offrire alle new entry tutto ciò che serve per farle vivere felici. Giulia, la persona che me le affida mi dice che i Topini non vivono a lungo, il loro ciclo di vita dura mediamente 2 anni; dovrò quindi fare un enorme sforzo per non affezionarmi troppo, dovrò ricordarmi ogni giorno che 24 mesi passeranno velocemente e che presto le mie piccole mi lasceranno… Ma, contrariamente all’atto di persuasione, nel giro di pochissimo tempo mi rendo conto di essermi letteralmente innamorata di queste delicate creature; allo stesso modo in cui mi sono sempre innamorata dei miei Gatti o Cani. Mi incuriosisce subito l’attività che si svolge quotidianamente all’interno della gabbia; noto con stupore che (pur essendo solo due) esiste una vera e propria gerarchia, si dividono i compiti come fosse un ordine impartito dall’alto. Mizzy si occupa delle pulizie della gabbietta, Trilly invece è l'addetta all'igiene personale e lo fa quotidianamente con dovizia e scrupolo. Mizzy, ogni giorno rimette a posto il nido all’interno della casetta di legno dove dormono, smuove la carta, il fieno e crea con la carta una sorta di porticina che chiude l'apertura della casa, quasi separandola dal resto della gabbia, come fosse una vera camera da letto. Ripone e sposta il cibo secondo un loro criterio, insomma, all’interno c’è un ordine quasi maniacale e se per caso io sposto qualcosa, lei corre per sistemarla morsicandomi un dito. 

Mizzy

Mizzy e Trilly
 
Trilly

I Topini sono Animali notturni, nell’arco della giornata è raro vederli in giro, ma di sera trascorrono diverse ore sveglie, giocano sulla ruota, corrono e si divertono come pazze; ogni tanto si riposano, mentre Trilly lava accuratamente se stessa e la sorella, dondolano dolcemente sulla ruota e schiacciano un pisolino una accanto all’altra. Ovviamente per questioni igieniche, ogni settimana la gabbia deve essere lavata completamente, questa cosa fa infuriare Mizzy, perché si vede distruggere tutto il lavoro svolto, si arrabbia perché deve rifare tutto, evidentemente l'ordine in cui io rimetto casette e giochi non le è congeniale. Appena le rimetto nella gabbia lei riassetta e mette ogni cosa al suo posto … A dispetto del senso comune che invece classifica i Topi Animali sporchi, portatori di malattie e quant’altro, se hai la possibilità di vivere e interagire con loro, puoi constatare che invece sono creature sociali e pulitissime, potrai vedere ad esempio, che i loro “bisognini” li fanno solo ed esclusivamente in un punto preciso (ma scelto da loro) della gabbietta, loro due la fanno sotto uno scivolo posto nella ruota e da nessun’altra parte… Contrariamente alle aspettative, mi accorgo di essermi perdutamente innamorata delle mie piccole, che sono diventate le mie Principesse in pochissimo tempo... 


 
Svago per le topoline





Mizzy impara velocemente a fidarsi di me, sale sulla mia mano e si lascia dolcemente coccolare, ma è anche quella più delicata e cagionevole di salute. Purtroppo ha frequenti crisi respiratorie, che riesco a tenere sotto controllo con un antibiotico; ogni volta devo ripetere la terapia facendole l’aerosol due volte al giorno; devo chiuderla in un piccolo trasportino cercando di fare del mio meglio, ma lei questa cosa davvero non la sopporta, si arrabbia moltissimo e morsica tutto quello che le capita - comprese le mia dita - in attesa di tornare nella sua gabbia,… A Ottobre 2013 arriva una crisi più forte, lei ci prova, lotta con tutte le sue forze, ma dopo venti giorni di terapia, decide di lasciarsi andare e smette di mangiare.. Pur di vederla mangiare, provo a darle tutto quello che le piace, ma il cibo che qualche giorno prima mi rubava dalle dita, ora lo rifiuta, mi guarda e mi spinge lontano via con il musetto… Respira terribilmente a fatica, non ce la fa più … Trilly si rende conto che qualcosa è cambiato, che la sorella sta lottando per sopravvivere, non la lascia sola un solo minuto, le sta addosso, la scalda, la lecca, la muove… Non sa cosa fare per aiutarla, è a sua volta disperata…
Il primo Novembre del 2013 Mizzy vola sul ponte… Quando entro nella stanza, assisto ad una scena impossibile da scordare. Trilly è sopra Mizzy, la coccola, cerca di rianimarla e prova a scaldarla… Ho dovuto assecondarla e darle il tempo di salutarla, l’ho sistemata in una scatolina di colore rosso (il colore dell’Amore) e rimessa nella gabbia, in modo che Trilly potesse darle l’ultimo saluto. Ora la sua sorellina non c’è più e lei si dispera… Se questa non è una dimostrazione d’ Amore di Empatia, io davvero non ho capito nulla.… Questi sono gli Animali che i vivisettori torturano e uccidono, Animali che molte persone disprezzano… Loro erano …. Anzi, loro sono la mia vita…Impossibile trattenere le lacrime, impossibile non provare un forte dolore, non sentire un senso di impotenza nei confronti di Trilly…

 
Trilly veglia Mizzy



Trilly dopo la scomparsa di Mizzy


La depressione su lei ha un effetto devastante e tre giorni dopo le sue difese immunitarie crollano e si ammala… La porto dal veterinario, la coccolo più che posso e lei sembra reagire. Non era abituata a riordinare la casetta, il giaciglio e le scorte di cibo, ho imparato a farlo io al posto di Mizzy, ma non ho potuto lavarla come faceva lei.. L’ho coccolata tenendola in braccio tutte le sere e lei giocando entrava dentro la manica della tuta, frugando e odorando ogni lembo di pelle con la quale entrava in contatto. Le ho comprato ogni sorta di nuovo gioco, casetta e cibo per cercare di aiutarla, provo a fare del mio meglio per farla sentire meno sola e forse ci riesco, ma la sua nuova condizione dura solo tre mesi…
Il 7 Febbraio 2014 anche Trilly vola sul ponte, questa volta non c’era nessun suo simile a sostenerla per aiutarla… Del resto lei stessa mi ha insegnato come ci si comporta in questi casi, quindi ho cercato di fare le stesse cose che aveva fatto lei a Mizzy nelle ultime ore di vita, non l’ho lasciata sola un attimo. Accanto al suo capezzale, l’ho coccolata, accarezzata, baciata e guardata andare via … Sono sicura che lei ha percepito la mia presenza, ad ogni bacio apriva gli occhi e mi guardava, spero solo che questo abbia contribuito a infonderle serenità… L’ho sistemata in una scatolina bianca, (il colore della Purezza) e l’ho lasciata tutto il giorno nella sua gabbia. 

 
Trilly


Di solito dimenticare il dolore per me è difficilissimo... Ma ricordare la loro tenerezza, in certi momenti lo sarà ancora di più... Quel che mi ha reso felice, non lascia cicatrici da mostrare, queste restano sigillate nel cuore... Oggi ho una ferita in più, ma sono sicura che la dolcezza del ricordo mi restituirà la gioia che provavo guardandovi.. Sicuramente avete reso la mia vita migliore - Mizzy & Trilly - io ve ne sarò grata per sempre… Ora non ci sono più gabbie a limitare il vostro cammino… Correte felici sulla Via Lattea… Siete finalmente libere … Siete nate in un laboratorio, destinate ad essere vivisezionate e soffrire per l’intera esistenza… Ho avuto l’onore di potervi regalare serenità e vita, ma non ho potuto donarvi la libertà. Di certo vi ho restituito la dignità che meritavate… Con me ora il dolore, ma anche la consapevolezza di essere stata molto fortunata per aver avuto la possibilità di accudirvi, curarvi ed amarvi. Ora siete sul ponte… Correte verso la vera libertà… Io vi porterò sempre nel cuore e vi amerò fino all’ultimo dei miei giorni...
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