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giovedì 5 ottobre 2017

Nietzsche che dice? Che s'annoia tutto solo - L'uomo che cammina a Torino



Torino entusiasmava Nietzsche, che vi giunse nel 1888.
Dal 27 settembre 1888 al 6 gennaio 1889 scrisse numerose lettere  (Lettere da Torino, ed. Adelphi) che testimoniano la sensazione di benessere che la città spandeva su tutte le cose, anche sull’anima di Nietzsche. (adesso, ti aspetta la lettura di queste lettere...).


L'altra settimana, hai fatto una specie di 'pellegrinaggio' al medaglione in pietra che si trova inserito nei muri della casa dove abitò Nitezsche, in via Carlo Alberto al numero 6, nell’appartamento dei coniugi Fino che avevano una rivendita di giornali nella vicina piazza.

Sei arrivato all'angolo di Nietzsche venendo dal portone di Palazzo Granieri della Roccia, (via Bogino), poche decine di metri di Via Cesare Battisti e si apre nella piazza Carlo Alberto. Svolta a destra, ed eccola lì, la casa.












Come un turista della filosofia, hai sostato a lungo sotto il medaglione, lo hai fotografato. Hai osservato la piazza, hai girato su te stesso, naso all'insù, o sguardo in avanti. Magari, alcune prospettive le condividi col filosofo. Non è proprio l'eterno ritorno, ma insomma... piuttosto una ricorrente sovrapposizione spazio temporale - ma sfasata - e dunque, benché nello stesso luogo, Nietzsche e tu, non pot(r)ete mai incontrarvi. Eppure, anche tu, hai osservato Palazzo Carignano, Piazza Carlo Alberto, hai preso più tardi da bere in Galleria Subalpina.

il cielo della piazza



in galleria, per le vetrate il tempo ritorna?


libri antichi sbirciano chi passa


a proposito di libri: Kundera impernia il suo libro sui pensieri di Nietzsche (piccola nota a mo' di promemoria, per te):

 


Ritornerà, dunque, anche il cavallo che Nietzsche abbracciò, proprio in piazza, sotto alla finestra della sua camera. Lo abbracciò per proteggerlo dalla violenza del cocchiere, che lo stava frustando e prendendo a calci. Questa è forse una leggenda, nata dagli svenimenti che Nietzsche ricominciò ad avere, mentre passeggiava; e che alla fine lo destinarono al ricovero. Venne dichiarato e considerato pazzo.

Se invece la sua pazzia non fosse quello che tutti all'epoca avevano detto che fosse? O meglio: che lo fosse - follia - ma che in essa ci fosse almeno un elemento che nessuno fu capace di notare?
Fingiamo che l'abbraccio tra il filosofo e il cavallo avvenne sul serio, nella realtà della piazza, sotto il cielo ampio e percorso dalle nuvole. 
Perché capitò, questo gesto - così irrididucibile? Perché Nietzsche vide il cavallo percosso, che era inerme, che non poteva sottrarsi e che non aveva alcuna colpa da espiare. Mentre il cocchiere, come ogni padrone, come ogni schiavista, si sentiva in diritto di punire con sproporzione e con violenza insistita, qualsiasi gesto di individualità, di richiesta, che ai suoi occhi era invece una ribellione, una offesa, una provocazione, un affronto.
Forse, Nietzsche vide se stesso come il cavallo, oppresso non da uno, ma da molti cocchieri, o da un cocchiere sovrumano, che era una intera società. Non sovraintepretiamo: limitati a dire che, di certo, Nietzsche era uno spirito libero e assai sensibile. 
Non c'è come la violenza, agita sensa freni, senza sosta, senza scampo, a scuotere, a commuovere un animo sensibile.  Non c'è come vedere un cavallo aggiogato a un calesse, schiavo del capriccio umano.
La reazione, quasi sempre, è rapida, è irriflessiva, è coraggiosa: si risolve in un atto mirato per bloccare la violenza; per interromperla; per fare da schermo tra la vittima e il carnefice. Questo è, per te, l'abbraccio in lacrime di Nietzsche al cavallo, che sicuramente guardò coi suoi grandi occhi neri questo umano che si era messo in mezzo tra il suo viso e la frusta feroce e implacabile del padrone.

L'abbraccio di Nietzsche, sta già ritornando: e purtroppo - o per fortuna - eternamente ritorna, fluisce e rifluisce, come onde di un mare. Sotto forma di umani che non vogliono più vedere cavalli aggiogati. Umani che alzano le mani a proteggere corpi stremati e fanno scudo col proprio corpo.

A questo punto, la tua camminata, ha fatto una deviazione - verso gli altranimali. 

giovedì 28 settembre 2017

Torino e il suo spirito - L'uomo che cammina




Che bello rivedere Torino - e Torino di sera precoce, il momento a cui si agganciano i ricordi e le sensazioni. Il gusto di riscoprirla, miscela novità e passatità. L'occasione di "Torino Spiritualità", questa volta, è stato poco più che un alibi... è stato piuttosto un 'uomo che cammina'.











martedì 11 aprile 2017

L'uomo che cammina

...un cane c'è anche qui...


Un fatto è che il camminare sia (stato) anche per te - lo è ancora? tornerà a esserlo? - fondamentale volano per i pensieri. Nel camminare, percorrendo anni oltre che chilometri, hai sempre avuto l'agio di arrivare fino al fondo dei tuoi pensieri, e di estrarne tutto il luminoso e tutto l'oscuro - nel senso più ampio che ci sia. Forse perché, detta semplicemente, camminare è un attività allo stesso tempo concreta e fisica, così come esplorativa e intellettuale. E ti manca, il camminare, a dispetto di tutte le apparenze.
In fondo, pensi,  gli homo come animali sono da sempre grandi camminatori - e del resto tantissimi altri animali lo sono. Camminare lascia segni e ci disegna segni nel corpo e nelle emozioni. Camminare ci porta altrove - ma ci porta anche solo dove noi siamo già.

Comunque.

Tra i tanti libri che pure hai letto su questo gesto così basilare e così libero che è il camminare, questo fumetto di Jiro Taniguchi brilla per la sua ineffabilità, per la sua focalizzazione apparentemente tutta giapponese, sul valore dei gesti, sulla preziosità di quel che facciamo, sulla cura che sempre dovremmo mettere - anche solo se stiamo riparando un aquilone.
Sono diciassette microstorie, ognuna a sé stante ma anche tutte collegate da un impalpabile filo rosso - tirato dalla estrema vitalità e capacità di concentrazione dell'uomo che cammina, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Alcuni elementi vivi - il cane, la conchiglia - appaiono per poi sparire per poi tornare - e in realtà sono sempre presenti.
Mentre questo uomo cammina per le strade e i sentieri, fa incontri - con uccelli, con gatti, con pozzanghere, con altri umani, con oggetti - e tu con lui ti  fai attraversare e percorrere a tua volta dalla realtà che stai osservando e attraversando. Con i dettagli più inafferrabili che balzano sulla scena come fondamentali elementi, capaci di creare tutto il senso e il significato per la realtà più a largo raggio, intorno ate - intorno a noi.
Ti ha colpito, in questa rilettura, la intraprendenza e la voglia di conoscere e poi di fare - di (ri)costruire - dell'uomo, che porta a casa dai suoi viaggi - un po' come un esploratore neolitico, osservatore e raccoglitore - cose e pensieri dalle sue camminate: sotto forma di acqua, o di oggetti, di immagini o di ricordi, che rivive con le mani, aggiustando, manipolando, costruendo, conservando, proteggendo. 
Eppure, il viaggio è sempre leggero: né gli oggetti, né i pensieri, né le emozioni, si accumulano; non sostano che per il tempo della loro vitalità, e poi evaporano. Così. il viaggio rimane sempre leggero e sempre aperto a nuove ricchezze, sempre pronto a spaziare.
E ci sarà sempre un cane che scaverà una buca in giardino - un altro viaggio.
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