Visualizzazione post con etichetta maiale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maiale. Mostra tutti i post

lunedì 2 marzo 2020

Gunda il docufilm di Viktor Kossakovsky



Animali in bianco e nero, senza musica e senza parole? Una scrofa come protagonista? Le giornate che trascorrono trasportate dai momenti vissuti istante dopo istante da ciascuno degli animali? Ecco 'Gunda', il docufilm del regista russo Viktor Kossakovsy, prodotto da Joaquin Phoenix.


sabato 16 febbraio 2019

Benvenuti alla "Casa de carne"... per un'esperienza unica!



Lui è Eric: vagamente hipster, parla inglese, ma questo di per sé non è indicativo di dove provenga, né dove viva - anche se è possibile fare delle oziose ipotesi. Cosa ci fa con al collo un grembiale nero antischizzi, ma soprattutto con un coltello gigante in mano?

giovedì 11 ottobre 2018

Morto libero? No, solamente morto in fuga




Come è giusto che fosse, e non per la prima volta, la notizia di questo maiale fuggito da uno stabilimento zootecnico - chissà come, chissà perché - è rimbalzata tra un certo numero di persone che in questo giro di anni stanno impegnando se stessi in questa guerra della pietà derridiana. 


domenica 22 luglio 2018

Super tuffo super rosa

Kholer's Pig - stampa , 28 x 19
Stampa vivida e iperrealistica (per i colori) ma surreale (per il soggetto): scene da un futuro alternativo?

martedì 17 luglio 2018

Maiali a Magnago - Oasi - 4

foto di Silvia Molè
In un santuario - questo rifugio che rappresenta un capovolgimento della realtò così come la conosciamo, quando pensiamo agli altri animali, specialmente quelli 'da reddito' (aka 'da carne', 'da latte') - gli animali vivono se stessi e compiono la loro vita in modo pieno.
Nei rifugi, animali che altrimenti verrebbero macellati e fatti a pezzi dopo pochi mesi di vita torturatae innatuale, possono percorrere l'intero arco della loro vita.

Anche per gli umani che vivono con loro e che se ne prendono cura, solo il tempo può dire cosa sarà. Solo col tempo, emerge la pienezza del carattere di ogni inidivudo, e vengono alla luce tutti i comportamenti che la zootecnia reprime e cancella con villenze estreme, insopportabili al solo pensiero.

Ecco che scopriamo, così, che tutti loro hanno intense vite relazionali, formano e disfano coppie, hanno simpatie e gelosie, hanno storie romantiche e meditazioni contemplative, hanno preferenze, gusti e curiosità. 



giovedì 7 settembre 2017

La maiala sul bagnasciuga (Il Gioco dell'Oculista)

una rotonda sul mare... chi? cosa' dove? quando? perché?




Questa volta, la prova degli occhiali è particolarmente laboriosa: abbiamo scoperto che facciamo fatica a vedere da vicino (nel tempo e nello spazio) ma anche da lontano (nel passato, in altri luoghi). Occorrono più prove, per scegliere i nostri occhiali.

La prima immagine ti ricorda la canzone 'una rotonda sul mare'. Ti è capitata sui soliti social e personalmente la vedi come fonte di tante domande, forse da porre in mezzo ai commenti che l'immagine ha ricevuto, sempre sfocati rispetto a lei, alla maiala che passeggia sulla battigia, al tramonto (o all'alba?); e invece centrati su altre cose, sempre centrate sull'umano, fino al punto che la maiala, come individuo da osservare nella foto, sparisce - è mentre sparisce, si trasla in un simbolo, in un motivo astratto di vari discorsi, dove campeggia solo l'umano.
Sono le domande del giornalismo classico: who? what? where? when? why? le famose W: in teoria, i pilastri di ogni buon articolo giornalistico.
CHI? la maiala, lei: di lei non sappiamo nulla se non che è libera di passeggiare su una spiaggia; non sappiamo se abbia un nome e qualcuno che la accudisce
COSA? la passeggiata, o forse il riposo. Magari la maiala ha trascorso tutta la giornata in spiaggia (sei propenso a pensare che sia il tramonto), ora si gode la brezza serale
DOVE? la spiaggia. Una spiaggia di qualche luogo sul pianeta, non è possibile capire dove. Una spiaggia che appare deserta, senza altri animali, compresi gli umani
QUANDO? un momento particolare della giornata, il tramonto è la finestra sulla notte, il crepuscolo prepara gli animali alla realtà della notte: che per alcuni sarà di requie, di riposo, in un luogo rintanato, per altri sarà un periodo di attività, al riparo della luce e degli animali che possono vederti e metterti in pericolo (gli umani, specialmente)
PERCHE'? ovvero, la storia della vita della maiala. Trascorre le sue serate in spiaggia abitudinariamente? Vive lì vicino? Chi vive con lei? Ci sono quasi sicuramente degli umani che vivono con lei. Molto probabile che la passeggiata in spiaggia dipenda gioco forza da una loro decisione. La maiala è libera? La maiala è destinata a vivere una vita lunga, per quanto sia possibile? Oppure il suo destino è già segnato: il macello? In tal caso, come mai la passeggiata?

  
Pig Beach





Questa seconda e terza immagine l'hai cercata tu.
Infatti, mentre stavi provando a pensare al post, ti è venuta la curiosità di rivedere altri maiali che nuotano, o che trascorrono tempo in spiaggia. Magari hai scoperto dove vivono, magari dove vive anche la maiala della prima foto. 

"Pig Beach è un'isola disabitata situata a Exuma, nelle Bahamas. L'isola deve il suo soprannome ad una colonia di maiali che popola l'isola stessa e i luoghi vicini. Big Major Cay, isola alle Bahamas, gruppo di isole dell'arcipelago Lucayan. Insomma, una meraviglia.  Un crocevia vertiginoso di evoluzione, di migrazioni, di convivenza tra animali diversi (compresi gli umani).

Altra prova di lenti...


 
il maiale nel mondo contadino





 
zootecnia 1




Jo Anne McArthur



Come uccidi i maiali che mangi? Intanto, li fai uccidere da qualcun altro, non vuoi vedere questa cosa terribile, cruenta, feroce. Ecco, a questo servono gli allevamenti zootecnici, veri e propri suinifici, di individui privati di ogni vita, cancellati mentre ancora respirano, carnizzati mentre ancora si muovono e camminano, soffrendo dolori e pratiche spietate, autentiche torture. 
Sono pratiche che l'etica deve rifiutare. Sì, anche le macellazioni rituali delle varie religioni, che sia halal o kosher.
Nel mondo contadino, invece, così (ci) raccontiamo, il maiale - così come tutti gli altri animali - era rispettato e accudito, in fondo era una risorsa irrinunciabile.  Un risorsa, appunto, non un individuo vivo. Della sua vita, importava solo che doveva arrivare il momento che occorreva sottrargliela e questo non poteva che avvenire in modo violento. E allora, cadeva ogni finzione di accudimento, di vicinanza personale, rimaneva solo il godimento feroce che preludeva a una 'festa' mangereccia, cruenta, sanguinolenta, adoperata con strumenti che riprendono la forma e il modo di uso degli analoghi strumenti per suppliziare umani.

PS
nota triste, che ci riporta alla prima foto.
l'apparenza bella era ingannvole, era superficiale. e solo uno sguardo superficiale poteva goderla come immagine felice. La maiala era una di 13 maiali allevati in spiaggia, in una porcilaia di 20 metri quadrati. Non c'è più spazio per l'ironia sulla 'stranezza spiazzante' della immagine, non c'è più tempo per considerazioni estetiche. Non c'è più giustizia - della quale, comunque, non si può non sentire il bisogno, la necessità.

domenica 9 luglio 2017

Okja corre



Okja è una 'super pig', lo stato dell'arte di una pluriennale sperimentazione che ha l'obiettivo di creare un superanimale, tutto commestibile "tranne il grugnito": purtroppo per i suoi inventori, Okja non è ancora una 'Carnebestia': infatti, ha ancora occhi, una voce, delle orecchie, si muove su quattro zampe e ha un cervello, capace di provare pensieri, avere intuizioni, elaborare sentimenti, avere ricordi e affetti, speranze e nostalgie, e un qualcosa che scoprirete alla fine e che di sicuro vi farà tremare il cuore.

Niente spoiler. Solo un dettaglio: poiché Okja è, con tutta evidenza, un animale capace di intelligenza ed emozioni, alla multinazionale tocca un enorme lavoro di copertura, la creazione di una storia, di una mitologia, da raccontare al mondo, per nascondere la verità sul destino reale e ultimo di Okja e dei suoi fratelli e sorelle.
La realtà, per Okja e tutti i suoi simili, da ora in avanti, sarà fatta da queste cose: la prigionia, lo stupro, altri esperimenti, manipolazioni fisiche e genetiche, infine la catena di smontaggio del mattatoio, la dissezione e la morte, per essere venduti - irriconoscibili, a migliaia - nel banchi macelleria di un mondo che - a quanto pare - senza la miracolosa carne di questo maiale, non avrebbe più di che sfamarsi - sempre secondo la 'favola' che la multinazionale ha elaborato per raccontarla al mondo intero, un mondo che vale solo in quanto  e fintanto che è popolato da centinaia di migliaia di clienti, compratori felici di carne felice. 

Solo che accanto a Okja, c'è Mija, la bambina che l'ha cresciuta e l'ha accudita per anni, nella natura dei boschi delle montagne coreane. Mija sa guardare lontano e sa dissipare le nebbie scintillanti delle bugie, perché ascolta i sussurri di amore che Okja le narra all'orecchio, e perché non dimentica mai che Okja è - prima di qualsiasi altra cosa - sua amica, sua sorella acquisita: che la ama, che si fida di lei.

Pronti? Via! Da qui si parte, una corsa sfrenata che ci farà discendere fino al fondo ultimo dell'inferno zootecnico che gli umani hanno inventato e stabilito per tutti gli altri animali - e se non bastano, ne crea apposta dei nuovi.

La Mirando Corp. deve avere due facce: quella 'simpatica' di Lucy...


... e quella 'reale' di Nancy

La stessa velocità che Bong Joon-ho aveva usato in Snowpiercer. Là, una corsa reale, letteralmente sfrenata, tutta orizzontale e sempre obbligata. Qui, una corsa temporale e spaziale, che si muove in più direzioni, e tuttavia, come hai detto, è una discesa: dalla montagna alla pianura, dal bosco alla città, dalla libertà all'inferno.

Sono in molti a correre, insieme a Okja e Mija: alcuni (gli animalisti ALF) corrono insieme a loro, per aiutarli, altri (i troppi sul libro paga della multinazionale) corrono contro di loro, per fermarli.
Tu non conosci il cinema coreano in modo approfondito: però si può pensare che tutte le scelte stilistiche qui presenti ne siano una specie di firma. 
Molte volte, infatti,  si vedono situazioni, sviluppi e scene che in un film occidentale non ci sarebbero, perchè avverrebbero giusto a partire da un secondo dopo quello che si considera la giusta misura narrativa. La paura di esagerare e di spararla grossa, Bong Joo-ho, non ce l'ha. E poiché non ce l'ha, tutto quello che ci racconta e che escogita, rimane in equilibrio, a volte è persino poetico, a volte ci fa persino sorridere - la scena degli ombrelli vi rimarrà impressa; ed è tutto un controtempo, tutto una dissonanza, tutto una leggerezza - intrisa però di rimandi narrativi, archetipici, epici, a volte notevoli (ci hai visto a un certo punto persino Orfeo ed Euridice rivisitati). Chi ama il cinema, chi lo guarda e ne trae piacere, potrà fare una lista lunga così di rimandi, presenti a ogni possibile livello di lettura. Tutte cose, secondo te, che danno pregio a questo film. C'è una mescolanza caotica di linguaggi - visivi, musicali, di montaggio - fino all'estremo dello slapstick e dei manga.
Se poi aggiungi un cast sorprendente e partecipe (vi verrà di sicuro voglia di scoprire 'chi è chi'), ecco che non manca nulla. Anche se, in certi casi, mostrare non equivale sempre a raccontare.

Concludendo: Tutti quelli che corrono la corsa perdifiato di Okja e di Mija, alla fine troveranno uno stop brusco, alla loro corsa. 

anche lui, a causa di una piccola fotografia

Ci sono due finali, intrecciati tra loro - anzi tre. Il primo - come hai già detto - sarà per la vostra commozione; il secondo sarà per la vostra serenità - e anche la speranza di un futuro diverso, del quale state vedendo la crescita; il terzo per la ripresa della battaglia - anche se un po' per ridere.





venerdì 10 marzo 2017

Vuoi immaginare il mio futuro da grande? - NOmattatoio in metropolitana

"Ti piacerebbe darmi un futuro? Scegli vegan"


"Ti sei mai chiesto cosa farà io da grande? Scegli vegan"


"Immagina se io potessi rimanere in vita. Scegli vegan"




Lo sapete, no, come ci si sente quando si entra in metropolitana?
Il fatto di prendere le scale per andare sottoterra, dove prendere un treno che in gallerie sotterranee ci trasporterà tra punti distanti della città - una specie di 'salto in iperspazio', però dal retrogusto ctonio delle piste per le biglie al mare - ci pone subito in uno stato di attenzione che non è quello normale - che in città è già ipercinetico di suo.
Infatti, ecco che tutto quello che ci sta intorno - paesaggio totalmente artificiale - ci sollecita con evidenze raddoppiate, enfatizzate, che hanno l'effetto paradosso di avviluppare i sensi in un domopak di distacco.
E però non siamo ciechi o distratti: filtrano invece fino a noi quei messaggi che con il loro aspetto familiare, noto, consuetudinario, riescono a portare fino alla nostra attenzione multi-scopo, contenuti in qualche modo sorprendenti. Che cioè hanno il colpo di scena, che ribalta e capovolge tutte le ovvietà.

I contenuti di NOmattatoio, che vedete qui sopra, in foto recuperate dai profili fesibucchiani, hanno - dal tuo punto di vista - questa caratteristica. Cioè?
Cioè: ormai l''uomo della strada' - sì, anche della strada sotterranea - ha più o meno avuto sentore dell'esistenza di 'cose' come 'gli animalisti', 'gli allevamenti intensivi', 'la libertà degli animali' e sa, per sentito dire, delle lotte, delle campagne, dell'impegno che portano avanti con costanza e nel tempo i più accorati, consapevoli e organizzati tra gli attivisti per la liberazione degli altri animali.
Quelle di lungo corso, sono infatti, probabilmente, le uniche campagne con chance serie di ottenere risultati. 
Così, quando questo 'umano della metropolitana' incappa in manifesti che gli raccontano gli aspetti della liberazione animale, cogliendolo di sorpresa  - ma non a tradimento, secondo te - i suoi pensieri sono più disponibili, quanto meno a lasciarsi incuriosire e a trattenere quelle informazioni essenziali, quelle emozioni, per un tempo meno effimero di quello concesso di solito ad altri manifesti.

Giusto che sia così. Lo sanno anche e soprattutto gli advertiser: te la giochi sulle emozioni. E infatti, non può non essere emozionante, mentre si cammina verso la banchina del treno, venire colti dallo sguardo grande e profondo, diretto e limpido, interrogativo ed esclamativo di questi tre testimonial.
Non si tratta di tre animali presi a caso, ma tre individui - ciascuno con una sua storia - salvati a loro tempo, che oggi possono mostrarsi e raccontarci la loro, di storia, il loro destino, e le loro speranze per il futuro. Noi umani - nel caso specifico, le ideatrici della campagna - gli facciamo da portavoce, da interfaccia per gli altri umani che ancora queste cose non le sanno: non le conoscono, perché nessuno gli ha dato il tempo di soffermarcisi nel modo giusto, col suo tempo e spazio, per poter cogliere ciò che il racconto di questi tre testimonial significa. 
Cosa significa? Che: La vita che continua e che è unica e preziosa per ciascuno di loro; la vita, nella quale e per la quale fanno progetti, hanno aspettative e sogni; una vita che, di riflesso, loro tre, ci chiedono pensare anche per gli altri: che in questo momento non possono raccontarcela, perché sono rinchiusi in uno stabulario, o su un camion, o tra le pareti di un macello. Che sono come loro - nel senso che sono della medesima specie - ma che contemporaneamente non lo sono (mai; più; ancora), in quanto e perché sono stati espropriati della loro individualità, della loro libertà, di tutto loro stessi, poiché sono stati pensati, concepiti e trattati come prodotti da profitto, per qualcun altro che è il loro carnefice - letteralmente.
Questa è la forza della campagna NOmattatoio.


 
Campagna NOmattatoio in Metropolitana di Roma (linee A e B) da oggi fino al 22 marzo!

sabato 24 dicembre 2016

Prosciutto Crudele

© Prosciutto Crudele di Parma - Investigazione di essereAnimali




"... vorresti solo prenderne uno, e poi un altro, e un altro ancora, fino a liberarli tutti, e fuggire via."


"...se riusciremo mai a  vedere quei capannoni vuoti e dismessi, se riusciremo a vedere gli animali liberi di godersi la loro vita in una convivenza pacifica tra umani e non umani."


dal racconto di Andrea, uno degli investigatori che per 6 mesi ha documentato l’allevamento del “Prosciutto Crudele”.



Una indagine di essereAnimali


La notizia della denuncia per maltrattamenti

lunedì 9 maggio 2016

mercoledì 29 ottobre 2014

Il bacon raccontato ai bambini

Fonte: La Cascina di Carola



Alla Cascina di Carola, che si trova nei pressi di Robbio, in provincia di Pavia (mi sono ripromesso un post dedicato), ho potuto finalmente conoscere dei maiali liberi, e felici.
Oltre a molti altri animali, liberi tutti quanti di poter esprimere la loro personalità,  di trascorrere il loro tempo come preferiscono, di interagire oppure no con gli umani che vivono con loro.

Perciò, posso dire con certezza che nessuno dei maialini che ho visto in questa cascina, 'da grande' vorrebbe fare il bacon. Nessuno vorrebbe morire, né sarebbe felice, né tanto meno offrirebbe spontaneamente il suo corpo o parti di esso per farli mangiare agli umani, così da soddisfare il loro palato.

Queste mistificazioni a scopo pubblicitario, purtroppo, accadono molto spesso, e non se ne può parlare al passato, come di una tivù o di una stampa più insensibile di oggi alla voglia di vivere degli altri animali.

Ne ha parlato la psicologa Annamaria Manzoni, molto spesso, nei suoi libri, e nel suo blog
Lei - le sue parole accorate ma allo stesso tempo documentate - mi è venuta in mente quasi subito, quando ho visto il link qui sotto.
Mi è venuta in mente la sua analisi su questa forma di violenza, subdola e non riconosciuta, ma anzi negata (dagli adulti, anche con veemenza e indignata rabbia) quando mostrata e svelata. Una violenza che gli adulti stessi fanno ai loro figli, in nome - stringi stringi - del profitto dei detentori zootecnici di vite animali da uccidere e spappolare e smembrare fino a renderle irriconoscibili come pezzi di creature che erano vive e avevano desideri. Perché violenza? Perché ai bambini viene raccontata una enorme menzogna, che nasconde una violenza organizzata e costruita in modo meccanizzato e totalizzante. Perché li si priva della consapevolezza dell'esistenza degi altri animali, perché li si abitua a dare per scontata la sopraffazione violentissima di cui milioni di altri individui sono vittime, tutti i giorni. Perché li si rende incapaci di riconoscere questa enorme violenza e di impegnarsi per rifiutarla e scegliere altri percorsi, altre strade, che rigettino una tale quantità di dolore e di morte, che si riverbera (si è riverberata e si riverberà) anche su molti umani - quando il sistema decide di cosificarli, di 'animalizzarli' - nel senso deteriore e specista di questa operazione ideologica.

la copertina del libro


Il link a questo sito me lo ha inviato Monica, l'amica strega che legge sul blog e che già in passato ha scovato link interessanti. La nostra - di Monica e mia - indignazione è stata immediata, condivisa e totale. Ecco perché questo post, sia pur breve.
Ecco perché questa volta faccio un gesto di parte e NON creo il link diretto alla pagina di questo libro - del quale, il meglio che si possa dire, è che è bugiardo e volgare.
Il link rimane comunque visibile, perché lo si possa copiare e incollare, scegliendo di entrare nei dettagli di questa dubbia operazione commerciale. 

MI piacerebbe che qualche genitore leggesse questo post, e mi lasciasse un commento...


http://bacontoday.com/i-want-to-be-bacon-childrens-book/

mercoledì 30 luglio 2014

Fabbriche Animali in mostra

fonte: essereAnimali


Ricevo via email e volentieri pubblico, con la speranza di poterla visitare.

Avresti mai immaginato di vedere le nostre investigazioni esposte in un museo?

Siamo particolarmente onorati di invitarvi a visitare la mostra che inaugureremo sabato 2 agosto presso il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia. E' la prima volta infatti che in Italia un museo ospita una mostra fotografica basata su investigazioni condotte negli allevamenti!
"FABBRICHE DI ANIMALI – Testimonianze dagli allevamenti intensivi" è una mostra fotografica sulla realtà degli allevamenti di animali in Italia, con scatti provenienti dal lavoro di indagine di Essere Animali.
Si tratta di una testimonianza del mondo nascosto in cui gli animali sono resi invisibili ai consumatori. Una serie di immagini che documentano la situazione ordinaria in cui vivono decine di milioni di esseri viventi destinati a diventare cibo o pellicce, ma anche un incontro di sguardi tra chi entra in quei luoghi e chi ci vive ogni giorno, ogni ora, in una vita priva di stimoli.
Dietro alle fotografie esposte c’è un grande lavoro di ricerca e di documentazione particolarmente intenso sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ogni singolo scatto ritrae la quotidianità di chi è schiavo negli allevamenti.

SABATO 2 AGOSTO alle 17.00 inaugurazione ufficiale della mostra. Sarà presente un tavolo informativo di Essere Animali e verrà fatta una breve presentazione; al termine verrà offerto un delizioso buffet vegan.
Indirizzo: Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub Brescia - Via San Faustino 11/d, 25122 Brescia
Orari di apertura: dal 2 al 31 agosto 2014.
Martedì-mercoledì-giovedì: 9-12  / Sabato e domenica: 16-19
Ingresso libero e gratuito

mercoledì 7 maggio 2014

Vale più una immagine (8) - Prigioni disinnescate

"
Quadro di Hartmut Kiewert

Hartmut Kiewert è come un bambino che realizza le sue fantasie. Lui, infatti, gioca a quel gioco di libere associazioni della fantasia e dei sogni, capovolge e per fortuna stravolge e azzera tutte le regole mortifere, necrofile, della nostra società, ne distrugge i mezzi e i simboli e insieme a questi distrugge tutti i meccanismi oppressivi. Gli animali, di nuovo liberi, pacificamente vittoriosi, trionfano godendosi la loro presenza mentale e vitale tra boschi, prati,  senza più la paura dell'UOMO.
I vari luoghi vegetali vengono restituiti a loro stessi e sottratti alla morsa umana - della quale restano le rovine, le rovinose e rovinatrici macchine imprigionanti e uccisorie (in una estasi quasi ballardiana di gusto per la distruzione meccanica - percepita come uno scandaloso e osceno vilipendio nella nostra società). Sono - le macchine inerti e disinnescate, che siano autoarticolati del macello, o capannoni di allevamenti -  come vestigia di una civiltà scomparsa e incomprensibile nella sua determinata-meccanica azione onnivora-biovora - un Terminator-Leviatano.

"Facciamo che il camion che imprigiona i maiali che piangono perde l'equilibrio, esce di strada, va a sbattere contro un albero e non riparte più"
"Sì... però l'albero non si fa niente, solo il camion"
"Sì... e il camion si guida da solo, e perde l'equilibrio perché i maiali dietro piangono e lo distraggono"
"Sì, ma lui è cattivo, vuole correre lo stesso, ma finisce contro l'albero"
"Sì... e ... e allora tutte le porte del di dietro del camion si rompono, e i maiali escono tutti liberi e felici"
"Sì.... e si mettono a mangiare felici l'erba e le bacche del bosco sotto gli alberi"

I bambini sono capaci di vivere e mettere in scena le loro emozioni, coi giochi immaginativi. L'immaginazione è la loro azione - e per gli artisti è un po' la stessa cosa.
Allora penso al Kiewert emozionato come un bambino, fino alle lacrime e alla rabbia per la consapevolezza e la vista di Animali imprigionati e uccisi a migliaia, per di più con modalità che dissimulano la violenza, e nascondono l'Animale. 
Penso alla sua emozione che lo fa ribellare e gli fa realizzare le sue opere: atti di smascheramento, atti di liberazione immaginata, voluta, sperata, resa già reale e anticipata in un qui-e-ora che per il momento è ancora solo immagine artistica, ma che è già pronta a diventare condizione reale per la situazione di tutti gli individui animali, che già si ribellano e che sapranno cogliere la via di fuga e di vita e di libertà, così come ora colgono ogni micro-risorsa di resistenza allo schiacciamento dei loro corpi - fosse anche il suicidio, o la pazzia (ma è un tema su cui tornare, merita tutta l'attenzione). 
E allora, è un po' una cosa alla Sartre: l'emozione offre la via di fuga dell'immaginazione di una realtà nuova e diversa, e più bella secondo me: gli altri individui animali liberi e vivi. 
Ed è anche un po' una cosa alla Tolkien, con la sua 'fuga del prigioniero', cioè la fuga doverosa da una realtà che è inaccettabile e che deve venire rigettata e poi combattuta, per trasformarla, cambiarla, ricrearla.

mercoledì 29 gennaio 2014

La vita di un maiale ai giorni nostri



Immagini prese da https://www.facebook.com/pages/Toronto-Pig-Save/360465510638858?fref=ts e da https://www.facebook.com/https://www.facebook.com/estherthewonderpig?fref=ts

con Francesca Fugazzi 







Che vita fanno i maiali, nella nostra società? Quali sono i loro sguardi sul mondo? Che espressione hanno i loro occhi?
Bello sarebbe che tutti i maiali vivi su questa terra, avessero un'espressione come il maiale sulla destra della foto; la verità è che nella realtà, la quasi assoluta totalità dei maiali al mondo, hanno lo sguardo ferito e perduto del maiale rinchiuso nel camion, a sinistra. L'unico e ultimo suo viaggio, verso la morte cruenta al mattatoio.
Proprio gli occhi dei maiali, la loro espressività, mi hanno colpito: quanto sono mobili, ilari, curiosi e luminosi e chiari nei maiali che vivono felici e liberi; quanto sono cupi, ritirati, immobili e terrorizzati, quando subiscono la sorte che noi infliggiamo loro.
C'è questo video molto particolare, il protagonista è un maiale di plastilina, che ci racconta le sue memorie, mentre è appeso al gancio del macello. Non c'è un solo istante di pace, nel suo racconto.







"Abbiamo sottotitolato la claymation realizzata da Kyle Kelleher, un ragazzino di soli 13 anni, per agevolare la diffusione del suo importante messaggio", scrive Francesca Fugazzi, la traduttrice, che ha poi ridiffuso il filmato nella nuova versione. A proposito di modi efficaci di comunicare alla gente, ai cittadini, quello che avviene tutti-i-giorni. Kyle, che ha 13 anni, lo ha capito così bene da usare la sua creatività per farlo capire anche agli altri, e ci riesce con la implacabile semplicità sognatrice che bambini e anche adolescenti hanno - e che quasi tutti gli adulti abbandonano, perché - forse, chissà - fa troppo male.

Lascio la parola a Francesca Fugazzi:
"E’ incredibile e commovente come un ragazzino di soli tredici anni riesca, senza alcuna truculenza, a trasmetterci le informazioni su una realtà tremenda: quella dei maiali d’allevamento intensivo, che è la realtà di quasi tutti i maiali. Naturalmente con questo non giustifico forme d’allevamento alternativo, sia chiaro, ma sostengo la denuncia che viene fatta a carico di queste forme di prigionia e violenza assolutamente inaccettabili da un punto di vista etico e morale, sociale e storico. Non è immaginabile, oggi, tollerare queste forme di sopraffazione che, in virtù di una posizione specista, esercitiamo tutti, o in qualità di operatori o in qualità di mandanti, con reiterazione ed indifferenza per motivi totalmente frivoli come la gola. D'altronde, qualsiasi motivo sarebbe frivolo dinnanzi ad una simile ecatombe. Ingabbiare, torturare ed uccidere migliaia e migliaia di maiali, farli nascere e “vivere” per diventare salami e braciole, è iniquo in modo assoluto. Kyle ci porta emotivamente, con la sua animazione e le urla (quelle sono vere...), a guardare le foto che si vedono a fine video con la partecipazione con cui dovrebbero essere viste e a comprenderle nella loro tragicità permanente, a soffrire e a sentirci responsabili della loro vita, della loro sofferenza e della loro morte. Spero in un mondo in cui la nuova generazione, di cui Kyle fa parte, utilizzi l’arte, la determinazione e la non-violenza per diffondere messaggi di questa portata e promuovere battaglie di cruciale importanza per la liberazione animale. La serietà e la profondità con cui questo ragazzino tratta l’argomento spazzano il campo da tutte le provocazioni, i tentativi di giustificazione e le ridicolizzazioni che spesso gli adulti tirano fuori per continuare ad avallare scelte folli. Ribadisco quindi il messaggio del giovane Kyle: fermate la follia. La forchetta, attraverso le nostre scelte quotidiane, è e rimane un’arma di battaglia pacifica e silenziosa formidabile".  

http://www.youtube.com/v/TOdUMBcQoaQ?hl=it_IT&version=3&rel=0%22 

Fonte Facebook Internet, a disposizione per indicare l'autore


mercoledì 11 dicembre 2013

Vale più una immagine (2)


                       fonte: ho scaricato questa bella foto tempo fa, probabilmente viene da questo Santuario


Sono tanti, per fortuna a quanto pare sempre di più, i luoghi dove gli animali negletti a causa della voracità umana, trovano scampo, sollievo e dignità per il resto della loro vita. I tanti, ma sempre pochi: maiali, mucche, capre, galline, topi, cavalli, asini, pecore...
Si chiamano "Santuari": ce ne sono molti anche in Italia, su e giù per la penisola e volendo, non è difficile raggiungerli (quando un giorno lo farò, prometto tante foto da godere e gioire). 

Tra tutti questi altranimali, ho scelto il maiale: perché in questa immagine è bellissimo, nella sua gioia che lo fa sorridere; perché troppo poco tempo fa, invece, mi è capitato di vederne uno appeso al gancio del macellaio; perché il maiale è nell'occhio del ciclone della "satira" (?) italica. Perché a lui ho ripensato, mentre mi addoloravo per le uccisioni dei cacciatori: accomunati nella morte violenta decisa dal dominio umano (morte anche per me, di cui questa violenza uccide ogni volta piccole parti di respiro libero e sereno), vorrei essere un maiale o un cervo? (la domanda non vuol stilare classifiche, è solo un modo per me di cominciare a capire alcune domande, magari strane, magari scomode, ma utili per alimentare quel che deve essere instancabile pensiero a proposito delle possibilità di futuro che possiamo e dobbiamo aprire, se non ci impediamo la compassione e quindi il rispetto verso gli altri animali).



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...