mercoledì 25 febbraio 2015

Davanti al macello



"La nostra vita, non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti. E da ogni crimine e ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro.

Le conseguenze della vita di un individuo si spandono per tutta l’eternità.", è il messaggio di Sonmi, il clone servente della mangeria, che con queste parole cambierà il mondo dove vive.


"Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate. Si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio e so che la separazione è un’illusione. La mia vita, si estende ben oltre i limiti di me stesso", scrive Robert Frobisher al suo amato Sixsmith.


Sono due frasi molto significative che alcuni importanti personaggi protagonisti del film Cloud Atlas dicono a un certo punto della loro vicenda.

Soprattutto quando si parla di confini da superare e di gentilezza - opposta al crimine -  capace di generare il futuro, potrebbero essere frasi che moltissime persone che si battono per mutare il destino degli altri animali - gli animalisti, gli attivisti, insomma - direbbero o sottoscriverebbero di slancio.
Tra di loro, di sicuro, Rita Ciatti e Eloise Cotronei, due ideatrici dell'azione NOmattatoio, che organizza presidi davanti al macello di Roma, da ormai quasi tre mesi. Presto, ci sarà il terzo.


D - COME E QUANDO NASCE QUESTA CAMPAGNA?

Mangiare carne è una pratica talmente consolidata e considerata “normale, naturale, necessaria” – per usare le tre N di cui parla Melanie Joy - che è veramente difficile far riflettere le persone sull’intero processo e le pratiche di violenza che si nascondono dietro questa abitudine culturale. La campagna nasce quindi dall’esigenza di dare visibilità a questi luoghi, i mattatoi – generalmente posizionati lontani dai centri abitati e rivestiti da una patina di disarmante anonimato – dove vengono uccisi circa  
53 miliardi di animali all’anno: migliaia ogni giorno; difficile calcolare il numero esatto, considerando che poi stiamo parlando solo di animali terrestri, esclusi i pesci.
Siamo rimaste molto colpite da quanto stanno facendoalcuni attivisti in Canada, esattamente a Toronto, in prossimità dei mattatoi: filmare, fotografare e talvolta portare un minimo sollievo – come dissetare e rinfrescare in estate – agli animali che arrivano stremati e terrorizzati dentro i tir, così abbiamo deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa di simile anche in Italia. 

Il primo presidio è stato organizzato lo scorso dicembre e da allora la campagna è andata sempre più strutturandosi con modalità e finalità ben precise.



D - E' VERO CHE è UNA CAMPAGNA CHE NASCE DALL'INIZIATIVA DI SINGOLI INDIVIDUI, E NON E' IL FRUTTO DI UN'AZIONE DI ASSOCIAZIONI ORGANIZZATE? COME MAI QUESTA SCELTA? QUALE E' IL SENSO?

Sì. Il motivo per cui abbiamo preferito non coinvolgere le varie associazioni animaliste è prettamente strategico e riguarda soprattutto il contenuto di ciò che vogliamo comunicare all’esterno.
Innanzitutto vorremmo che l’attenzione si concentrasse sui veri protagonisti, loro malgrado, della campagna: le vittime di questo che non esitiamo a definire un vero e proprio olocausto, ossia gli animali; poi riteniamo che il problema di come trattiamo, sfruttiamo e abusiamo degli animali non riguardi soltanto gli “animalisti”, ma la società intera, e che quindi sia giunto il momento di responsabilizzare la collettività. È sbagliato pensare che sia necessario amare gli animali per occuparsi e preoccuparsi del loro destino: sono individui senzienti che abitano il pianeta insieme a noi e, in sostanza, il loro rispetto è una mera questione di giustizia. Un problema politico e sociale, non di preferenze o passioni individuali. Credo che tutti, come ha scritto una nostra amica in un cartello che ha portato durante i presidi, dovremmo interrogarci sul perché porteremmo volentieri i nostri figli a vedere come si coltiva la frutta, ma non avremmo mai il coraggio di mostrargli cosa avviene dentro i macelli. C’è un paradosso in questa pratica che da una parte viene considerata legittima e “normale” e dall’altra l’esigenza di occultarla alla collettività.





 Consideriamo poi che il lavoro che viene svolto dentro i mattatoi è alienante e psicologicamente devastante anche per gli addetti alle varie mansioni di s-montaggio dei corpi degli animali. Un lavoro che degrada e distrugge nello spirito altri individui che raramente scelgono di svolgerlo, ma piuttosto vi sono costretti per necessità.
Perché abbiamo scelto proprio il mattatoio: non soltanto perché è il luogo dove vengono uccisi più animali rispetto a qualsiasi altro, ma anche perché simbolicamente rappresenta proprio il fulcro del loro sfruttamento.
Durante questi presidi noi ci poniamo come semplici testimoni di chi purtroppo non viene ascoltato e non perché incapace di manifestare dissenso o ribellione – ormai sappiamo con certezza che gli animali sono consapevoli della loro schiavitù e si rendono totalmente conto di quanto stia loro accadendo –, bensì perché si preferisce rimuovere o persino negare la loro sofferenza o persino esistenza. Sembra assurdo eppure un gran numero di persone non si è mai chiesto da dove provenga la fettina che si mette nel piatto.


CHE SCOPI VI PROPONETE?

Lo scopo primario quindi è quello, per usare come metafora la famosa citazione di Lev Tolstoj, di rendere trasparenti le pareti dei macelli, così che sempre più persone potranno riflettere sui meccanismi sottesi alla produzione di quella che chiamiamo – con un’astrattezza terminologica volta a rendere assente il referente animale inteso come singolo individuo – semplicemente “carne”;

QUALI OBIETTIVI?

L’obiettivo è quello di arrivare a una partecipazione sempre più consistente – e già al secondo presidio siamo andate benissimo, considerando che erano presenti più di duecento persone – e di riuscire a coinvolgere anche attivisti di altre realtà italiane o, perché no, addirittura estere –, i quali potranno organizzare altri presidi di fronte ai mattatoi delle loro città; sarebbe molto utile creare una sorta di rete di attivisti capaci di organizzare presidi nello stesso giorno in più città; tutto questo ovviamente al fine di destare l’attenzione dei media per avviare un serio dibattito pubblico sulla liceità dello sfruttamento e uccisione degli animali e per responsabilizzare le persone sull’importanza di una corretta e trasparente informazione: solo chi è pienamente informato può compiere scelte davvero libere e consapevoli.



 CHE TIPO DI STRATEGIE AVETE SCELTO?


Le strategie sono finalizzate a informare e sensibilizzare. Quindi portiamo su strada striscioni, cartelli o altri materiali che mostrano quanto avviene agli animali dentro ai mattatoi, alternati ad altri che li mostrano liberi e affrancati dal dominio umano, come dovrebbe essere in natura, se solo non fossimo tutti viziati di antropocentrismo. Non accettiamo comportamenti aggressivi o misantropi, non andiamo davanti ai cancelli del mattatoio per insultare i macellai o sulla strada per inveire contro chi mangia carne, siamo lì, come detto sopra, per mostrare alla collettività cosa si nasconde dietro la normalità e persino banalità – la famosa “banalità del male” di cui scriveva la Arendt – della fettina di carne. Chiediamo ai partecipanti di incanalare il dolore del trovarsi di fronte a un luogo tanto tragico in atteggiamenti costruttivi e nonviolenti.




LA DEFINIRESTE UNA MODALITA' DI LOTTA NON VIOLENTA, SECONDO QUANTO HA SCRITTO GANDHI?

Sì, certamente. Noi scendiamo in strada con i nostri corpi, armati solo di cartelli, striscioni - e al massimo un megafono per fare qualche lettura -, al fine di rappresentare altri corpi, quelli di tutti gli animali condotti al macello.

COME SONO ANDATI I PRESIDI FINORA?

Finora direi molto bene. Al primo presidio, quello di dicembre, erano presenti un’ottantina di partecipanti, compreso l’inaspettato arrivo di una persona che si è trovata a passare di lì per caso e ha voluto unirsi a noi; il secondo direi che andato ancora meglio: fuori da ogni aspettativa quel giorno, nonostante il maltempo, si sono uniti a noi quasi duecento attivisti.


Presidio di dicembre, 1


Presidio di gennaio, 2

Presidio di gennaio, 2

le foto dei presidi sono di Marco Cioffi e Andrea Cavalletti


 CHE COSA CONTERRA' IL NUOVO SITO E COME SI COLLEGHERA' ALLA OMONIMA PAGINA SU FACEBOOK?

Da poco abbiamo un sito ufficiale che si chiama Nomattatoio . org in cui abbiamo voluto spiegare innanzitutto in cosa consiste il progetto e che poi abbiamo intenzione di tenere aggiornato di tutte le nostre attività; sul sito poi ci sono i vari collegamenti alla galleria di foto dei presidi, alla pagina Facebook (quotidianamente aggiornata con immagini e riflessioni) e all’account twitter. Più in là lanceremo anche degli eventi virtuali, dando alla campagna una visibilità sempre più massiccia sui vari social. Ci teniamo a ringraziare i due amici che ci hanno creato il sito e che sono Francesca Giannone e Daniele Calisi. Nonché le tante persone che ci danno suggerimenti, consigli e aiuti concreti. Le cose da fare sono tante, siamo partite dal nulla, ma speriamo che la campagna piano piano acquisisca sempre più una sua identità e funzionalità strategica.


IL RAPPORTO TRA IMMAGINI DI ANIMALI LIBERI E FELICI CONTRAPPOSTE A IMMAGINI DI ANIMALI PRIGIONIERI E INFELICI. COSA PENSI DI QUESTE DUE MODALITA' DIFFERENTI? COME LE CONFRONTERESTI, DAL PUNTO DI VISTA DI DIFFERENTI CONTESTI E SPERATI RISULTATI CHE SI POSSONO OTTENERE IMPIEGANDO DUE TIPI DI IMMAGINI COSI' DIVERSE?












Ecco, hai colto nel segno. Sia sulla pagina Facebook che sui cartelli che portiamo ai presidi abbiamo consapevolmente scelto di alternare immagini di animali sofferenti dentro ai mattatoi – in attesa di essere uccisi, mentre vengono sgozzati e fatti a pezzi, costretti e ammassati sui tir durante il loro primo e ultimo viaggio – ad altre in cui vivono liberi nel loro habitat o magari finalmente al sicuro in uno dei vari santuari che ospita animali salvati dai macelli o da altre situazioni di sfruttamento. Questo perché siamo convinte che solo raccontando la verità su chi siano questi individui che vengono uccisi nell’indifferenza più totale – ossia individui senzienti, intelligenti, capaci di provare una ricca gamma di emozioni e sentimenti – sarà possibile smuovere un minimo le coscienze e far riflettere sulla profonda ingiustizia della realtà dei mattatoi.
Quindi da una parte gli animali come sono e come dovrebbero rimanere, ossia liberi e rispettati – in un totale superamento della discriminazione di specie – dall’altra come, purtroppo, vengono ridotti a causa di meccanismi impliciti e sottesi a una logica di dominio che sarebbe ora di iniziare a decostruire. 










Uccidere e sfruttare gli animali non ci eleva al di sopra di loro; al contrario, ci preclude ogni possibilità di conoscerli e ci rende ciechi di fronte all’alterità. Un’alterità che è sempre arricchimento e mai sottrazione.    


Rita Ciatti e Eloise Cotronei



5 commenti:

  1. Vorrei segnalare che questa intervista è stata linkata e ripresa su Gallinae in Fabula, Onlus antispecista; e sul blog Il Dolce Domani, di Rita Ciatti. Grazie Rita e grazie Leonardo (anche per la curiosità che mi hai messo sul film Cloud Atlas) :)

    http://gallinaeinfabula.com/2015/02/25/davanti-al-macello/

    e

    http://www.ildolcedomani.com/2015/02/davanti-al-macello.html

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    Risposte
    1. anche qui!

      http://www.nomattatoio.org/blog/2015/tre-mesi-di-nomattatoio-rita-e-eloise-in-un-intervista-per-il-blog-la-confidenza-lenta.html

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  2. Non ci fermeremo, tutti i lager devono chiudere.

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  3. "coinvolgere anche attivisti di altre realtà i quali potranno organizzare altri presidi di fronte ai mattatoi delle loro città; sarebbe molto utile creare una sorta di rete di attivisti capaci di organizzare presidi nello stesso giorno in più città; tutto questo ovviamente al fine di destare l’attenzione ", riprendo questo passaggio dell'intervista perché mi sembra un obiettivo efficace e che vale la poena raggiungere

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