domenica 26 gennaio 2014

Nessuna lumaca ha sofferto durante questa conferenza

Fonte: http://www.liquida.it/stefano-mancuso/
Nel luglio 2010, il professor Stefano Mancuso, ha partecipato a una conferenza TED.  Stefano Mancuso è Prof of Plant Science, c/o University of Firenze e lavora presso il LINV, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. Adesso che ho dato tutte le coordinate e i riferimenti per permettere a chi fosse interessato di 'proseguire da solo' , vorrei dire in breve che sono rimasto intrigato dai percorsi scientifici di questo studioso, che è stato ospite anche a Radio Tre Scienza. Relatore anche al Festival della Scienza: ecco qui  la sua conferenza, più lunga e articolata rispetto alla TED.

Perchè "nessuna lumaca ha sofferto durante questa conferenza"? Innanzitutto, questa è quasi testualmente la frase con cui il professore si congeda dopo i ringraziamenti, al termine della sua TED; infatti, durante uno dei video che proiettava, a dimostrazione della capacità di movimenti anche rapidi delle piante, si vede una Dionea, pianta carnivora, che si chiude a scatto su una lumaca che sta passando tra le sue foglie. Il filmato si blocca sul fermo immagine, creando un certo qual pathos, come un vero e proprio cliffhanger cinematografico. Pathos che verrà sciolto e risolto alla fine: il filmato riparte, e si vede come la lumaca esca, incolume, viva, benché forse un poco traumatizzata, dalle foglie della Dionea. Un pizzico di umorismo assai britannico - molto in voga in certi ambienti scientifici -  che rassicura d'altro canto sulla sorte della lumaca.

E che, forse, può essere anche segnale di una certa attenzione etica - so bene che si tratta quasi certamente di una mia interpretazione sopra le righe. La parola 'etica', tuttavia, viene pronunciata almeno in un paio di occasioni, dallo scienziato, quando si parla di sperimentazione sensoriale sulle piante e di ibridi pianta-macchine (i robot 'plantoidi'). Anche questa è una mia speranzosa forzatura, ne sono consapevole - soprattutto per quel che ha a che fare con la metodologia scientifica. Mi intriga però conoscere un mondo di viventi del tutto diverso dal nostro, eppure con molte affinità: il parere di Mancuso, è che le piante abbiano una attività paragonabile a quella del cervello degli animali, oltre a sensi e a linguaggi di comunicazione.
Una antropomorfizzazione? Si potrebbe crederlo in toto solo se non si ascoltano le parole e le spiegazioni del professore.

Tuttavia, mi pongo anche delle domande (ma non mi dò delle risposte....): il dire che sperimentare teorie cognitive e ibridi vivente-macchina, ricorrendo alle piante invece che agli animali (autotrofi vs eterotrofi)(?), potrebbe forse sottintendere - suggerire - una qualche disapprovazione o critica nei confronti dell'uso di animali nella ricerca scientifica? con ciò, implicitamente, condannerebbe sotto il profilo etico la pratica vivisettoria, dal momento che sembrerebbe possibile utilizzare (sic!) le piante con la certezza di risultati attendibili, ma adottando allo stesso tempo una pratica eticamente non avversabile? (una vertigine di Argomenti Indiretti); oppure è segno di antropocentrismo-specismo al cubo, che una volta di più decide arbitrariamente e in modo unilaterale i confini della tutela e del rispetto?;  oppure l'intelligenza delle piante è da mettere tra virgolette, per il fatto che non esiste comunque un sistema nervoso centrale e nervi deputati alla trasmissione di segnali - anche dolorosi - ?

Ascoltare Mancuso rimane comunque stimolante - e non posso non dire di aver ascoltato per una volta con sollievo il racconto interessante di uno studio sperimentale scientifico. Ricordo che gli chiesi, tramite sms, in occasione di una sua ospitata a Radio Tre Scienza, che cosa dovevano fare allora i veg, sotto il profilo gastronomico. Purtroppo, non ho ritrovato sul sito della radio il podcast, o quel che è, di quella trasmissione, posso solo riferire a memoria che disse che questa domanda gli veniva rivolta spesso, e che c'è comunque differenza tra il nutrirsi di un vivente autotrofo le cui parti ricrescono e rigermogliano e nutrirsi di un vivente eterotrofo, che viene ucciso irrimediabilmente.
Gli animali sono singolarità individuali irriducibili. Forse allora, le piante non lo sono? 
Mi piacerebbe riavere l'occasione di parlare ancora col professore. Intanto, rimane l'impressione di uno sguardo su un universo vivente davvero altro-da-noi, eppure con noi mescolato e convivente - pur sempre - sullo stesso sasso azzurro, con la sua buccia di gas respirabili

4 commenti:

  1. io credo di aver trovato il podcast che sto ascoltando mentre commento http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-518cbfc8-1016-48c5-b8cd-b49e2caa94d4.html

    comunque io credo che la nostra vita (dove per "noi" intendo l'umanità intera) non può essere totalmente lontana da un consumo di materiale proveniente dalla natura (che siano animali o piante poco cambia) a meno che venga prodotto tutto artificialmente, e allora ci sarebbero comunque danni per la natura.
    A mio modestissimo modo di vedere le cose basterebbe attuare delle politiche di contenimento del consumo e della sostenibilità, per stare meglio noi e far meno danni possibile alla natura che ci ospita.

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  2. Pietro, intanto grazie per il link al podcast, che però io non sono riuscito a far partire. Ci riproverò.

    Per il momento - ancora con dovere di tener d'occhio il tassametro di un computer non mio - ti rispondo in breve.

    Il "Noi=umanità intera" a cui tu fai riferimento all'inizio, è proprio quel cerchio chiuso di solitudine antropocentrica che gli antispecisti col loro pensiero intendono mettere in discussione, per (ri)-aprirlo e liberare anche noi animali umani dalla prigione solipsistica in cui ci siamo chiusi da soli.

    Ci saranno occasioni per riprendere il discorso. Intanto, ti posso dire che mi hai dato l'idea per una rubrica che magari farò nuova nuova nel secondo anno del blog, computer permettendo.
    per cui, grazie e a presto

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  3. Finalmente riesco a sentire il podcast inserito da Pietro. Chiesi al professore in che posizione si vengono a trovare i vegani, che non mangiano (altri) animali, ma piante, che sono "creature" non passive, ma senzienti e in grado di comprendere il mondo che le circonda e col quale interagiscono.
    La risposta: "Noi uomini, proprio per il fatto che siamo degli animali, siamo costretti a nutrirci di altri esseri viventi. Ora, quello che possiamo in qualche modo pensare è che una pianta abbia una percezione del dolore - se ce l'ha, cosa di cui non lo sappiamo - molto diversa rispetto a degli animali, sempre per quel fatto iniziale di cui parlavo prima, cioè proprio per la costruzione del corpo. Ora, siccome una pianta si è evoluta - le piante si sono evolute - per essere in qualche maniera predate dagli animali, sarebbe ragionevole pensare che anche la loro percezione del dolore sia molto differente rispetto agli animali, quindi probabilmente potrebbe non esistere o potrebbe essere di natura molto differente. Un'altra cosa che un vegano potrebbe fare - ma io non glielo consiglio - è quella di nutrirsi esclusivamente di frutti, che sono quegli organi della pianta che la pianta produce appositamente perche siano mangiati dagli animali, anzi la pianta vuole, spesso i frutti sono belli, attraggono, proprio perché devono attrarre gli animali, i quali poi disperdono in questa maniera i semi per il mondo. Però, insomma, se uno è vegano da un punto di vista etico, perché gli animali soffrono e le piante no, questo è un punto su cui bisognerebbe avere un po' di precauzione".

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  4. http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-518cbfc8-1016-48c5-b8cd-b49e2caa94d4.html

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