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martedì 7 marzo 2017

Mozart-terapia per l'epilessia; e altre libere associazioni

Daniil Trifonov
Lisa è la seconda canina epilettica che vive con me. Insieme a lei, per un po', c'è stata anche Stella. In tutto, fanno almeno dieci anni di convivenza, e di attenzione alla epilessia, infida, inafferrabile, persino incomprensibile, e sempre terribile, paralizzante nelle sue manifestazioni.
Negli anni - te lo devi dire - sei diventato bravo ad avere a che fare con la epi, e a sostenere e aiutare Stella e Lisa. Ma questa, casomai, è (sarà?) un'altra storia, che ha a che fare anche con il discorso della disabilità animale, che per te è sempre appassionante, benché sia un poco sotto l'orizzonte da lungo periodo.

L'essenziale è dire che hai sempre cercato ogni tipo possibile di terapia, sostegno, sollievo, non trascurando alcunché - un elenco lunghissimo.

Così, quando di recente hai letto che un nuovo studio condotto a Taiwan presso la Kaohsiung Medical University mette in evidenza il possibile ruolo della musica proprio nel trattamento delle convulsioni - e in particolare del concerto K488, composto da Wolfgang Amadeus Mozart per le Accademie Viennesi della Quaresima del 1786 - tu e Lisa ve lo ascoltate con enorme piacere ogni giorno, due volte al giorno (più dei bambini taiwanesi!).

Sfogliando le proposte di ascolto, hai scoperto l'esecuzione di Daniil Trifonov, che ti ha semplicemente mesmerizzato, affascinato, divertito, commosso, stupito e innamorato.

Riportano che Martha Argerich dice di lui, di “non aver sentito mai nulla di simile, dolce e demoniaco il suo tocco”.  (un altro link per Martha Argerich).

Mentre lo ascolti e lo guardi, ti ritornano in mente le parole appena lette di Guido Tonelli:
"La nostra organizzazione ... assomiglia a una utopia in marcia, sembra anarchia organizzata. Chiunque si lancia in avventure ai limiti dell'impossibile, lo fa perché è uno spirito ribelle. Non si sceglie la fisica fondamentale perché si ama dare o ricevere ordini. Chi lo fa è spinto da una passione bruciante. Accetta le sfide ed è disposto a sacrificare ... pur di riuscire a capire se il bosone di Higgs esiste davvero o se viviamo in un mondo a più dimensioni. è facile guidare una comunità di gente così motivata, e così fortemente selezionata. Il ruolo dello spokesperson assomiglia a quello di direttore di una grande orchestra. Nel nostro campo gli orchestrali conoscono benissimo tutte le partiture e molti sanno  anche dirigere. L'orchestra sceglie uno fra loro perché salga sul podio per un paio di stagioni. Conoscono il suo stile e il suo modo di interpretare  la musica, e accettano di essere diretti da lui. A patto che, a ogni esecuzione, continui a dimostrare competenza e rigore, e si guadagni sul campo la loro stima. Non si guidano organizzazioni complesse  come Cms in base al principio di autorità. Il processo scientifico ha bisogno di circolazione di idee e di critica feroce; si nutre di gente libera che è spinta a coltivare punti di vista originali e idee controcorrente". (Guido Tionelli - La nascita imperfetta delle cose: ci torneremo). 
(PS: una orchestra: non è un po' come lo 'stormo' di Leonardo Caffo? pensateci, mentre ascoltate Daniil Trifonov)

Insomma, per tutte queste ragioni e per tante altre, questo concerto è un tuo - e di Lisa - nutrimento spirituale, emotivo e per l'intelligenza; ve (e te; e me) lo propongo (e regalo). Buona estasi!





martedì 18 febbraio 2014

Il film di Mr.Bruce

Fonte: http://www.mymovies.it/film/2013/springsteenandi/poster/


Ciascun concerto è unico, la sera di domani non conta: conta solo questa sera; e per ciascuno che è presente in questa sera, sarà una serata speciale da ricordare, sarà un concerto moltplicato per decinemila persone, tutte quelle presenti, che torneranno a casa con l'impressione che il boss e la sua band abbiano suonato soltanto per lui. Questo è quanto si porta a casa - ogni volta - ciascun fan di Springsteen: e qualcosa di simile è quanto mi sono portato a casa io, all'uscita dal cinema, a vedere questo documentario con lo spirito del concerto - un concerto in miniatura, dove i protagonisti non sono più solo i musicisti sul palco, ma le donne e gli uomini tra il pubblico, coi quali da sempre Bruce ha un rapporto speciale, ricco di sfumature e naturalmente evolutosi e trasformatosi nei decenni, ma sempre basato su forte spirito di fratellanza e sincerità e passione e redenzione. Il regista è Ballie Walsh che, insieme al produttore Ridley Scott, ha immaginato un'opera creata coi video personali dei fan, che davanti alla propria videocamera, e con creatività, umorismo ed emozione, raccontano l'episodio cruciale che li ha portati a incontrare, conoscere e amare Bruce e le sue canzoni, e come hanno cambiato o influenzato le loro vite - sempre, a quanto pare, nella direzione di uno slancio vitale, o coraggioso, o generoso - sia pure nelle piccole cose, dalle quali, è noto, le grandi cose crescono. Il materiale è stato raccolto on line, sul sito dedicato al documentario, e quindi rieditato e rimontato per dargli qualità filimica e narrativa. Il tutto, sul finire del 2012. Il film esce quindi a tempo di record, il ricordo delle ultime date italiane è ancora fresco e c'è da scommetterci che molti tra quelli che sono andati ai live, non si sono lasciati scappare l'occasione di rivivere qualcosa di simile a quelle emozioni. Il documentario stesso sembra un concerto: con la intro che avvisa che dopo i credits finali ci sarà mezz'ora di riprese di VERO concerto (a Londra, dove è salito sul palco anche un lunare Sir Paul McCartney); ogni racconto è come una folk song, carica di pathos, si ride e ci si può anche commuovere, perché l'effetto-Springsteen è proprio questo, di far sì che ciascuno si lasci trascinare dai propri sentimenti più profondi e sinceri, per esserne consapevole e rafforzato, quasi; ci sono anche filmati di inedite performance lungo più di 40 anni di concerti (!): illuminante il composit che sulle note di BORN TO RUN ci fa percorrere tutta la vita on stage del Boss e dei suoi compagni di musica: dalla rabbia magra della gioventù, passando per la solidità rock degli adulti, per arrivare agli abbracci emotivi e alle lunghe session in stile gospel del presente - un presente entusiasmante. Si vedono - negli anni - crescere e invecchiare (e anche morire, come si sa) musicisti e anche fan, che raccontano i cambiamenti della loro vita. Vien da pensare, che quella del Boss è una famiglia allargatissima e generosa, dove i figli e gli amici trovano sempre accoglienza e occasione di partecipare (come accade ai figli di Clemons e Federici), e dove un po' figli, o compagni, sono anche i blue collar e gli street men (e woman), che si raccontano a Bruce e a noi, che così possiamo raccontarci a noi stessi, col regalo di fratellanza che il Boss ci dà, con generosità e semplicità, quasi per caso, e prima che le luci si spengano, sul palco e in sala; per ritornare a casa, forse, un po' più felici di quando si era entrati -al cinema, o al concerto. 

Recensione uscita su MyMovies, martedì 23 luglio 2013

SCHEDA FILM
Springsteen and I
USA - 2013
regia di Baillie Walsh
Documentario - colore - durata 124 min. 
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