Come è giusto che fosse, e non per la prima volta, la notizia di questo maiale fuggito da uno stabilimento zootecnico - chissà come, chissà perché - è rimbalzata tra un certo numero di persone che in questo giro di anni stanno impegnando se stessi in questa guerra della pietà derridiana.
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giovedì 11 ottobre 2018
lunedì 18 giugno 2018
Allevamento, storia di un dominio
giovedì 25 gennaio 2018
Un caffè al bar del mattatoio
... succede che questa volta la cosa più strana la vedete alla fine.
Dopo tutto il freddo e il buio; dopo la sequela di camion stracarichi di vittime spossate e impaurite; dopo gli sguardi fissi di minaccia, di fastidio, di maledizione da parte di autisti o macellai o inservienti; dopo le auto che corrono sul rettilineo; dopo l'aria sempre maleodorante (ma nessuno che abiti qui intorno si lamenta? Proprio di fronte ai cancelli del mattatoio stanno costruendo un complesso di appartamenti: chi vorrà venire a vivere in un luogo simile?); dopo gli sguardi stravolti e spaventati dei manzi e dei vitelli, stipati all'inverosimile.
mercoledì 24 dicembre 2014
Il tuo biglietto = la loro prigionia (circo, zoo, bioparco, ecc)
Cosa può raccontare questa immagine?
Per cominciare, va detto che si tratta di una immagine estratta d'impulso dal socialforum, per cui non ne conosco la fonte. Non so neppure se le giraffe immortalate (?) siano in uno zoo / bioparco, in un circo, o quale altra struttura umana contenitiva di altranimali.
Tutto considerato, non è essenziale in quale casella della tipologia dei luoghi 'panottici' vada inserita questa stanza per le giraffe.
L'essenziale autentico, il punto focale, credo sia altrove, e abbia a che fare con altri elementi della foto.
Intanto, ecco - a contrasto - un'altra immagine di giraffe:
![]() |
| Fonte: Fresh Boo! |
La prima foto sembra quasi - potrebbe dare l'impressione di essere - una rappresentazione teatrale, la ricostruzione indoor della scena che vediamo nella seconda.
Con l'appunto che le giraffe 'attrici' nella prima scena, sono in realtà prigioniere, il loro spettacolo, la loro 'recitazione', è coatta, obbligata, e quel che va davvero in scena è la loro mancanza di libertà, in una prigionia che per loro significa vivere esperienze di disorientamento, confusione, frustrazione, noia - o peggio.
In quel contesto si aggiunge la beffa umana, al danno della privazione della libertà: e lo slancio esplorativo, vitale e sanamente famelico della giraffa che cerca di brucare le fronde dipinte, viene negato e mortificato, ridotto a scherzo, declassato a esemplificazione tutta antropocentrica di una ipotizzata 'stupidità animale', l'incapacità di distinguere la realtà circostante, banalizzato a spettacolo per guardoni.
L'individuo animale in tal modo viene trasformato in un burattino semovente - oggetto artificiale in un contesto artificiale, da osservare all'infinito, grazie anche all'obiettivo - ulteriore patina artificiale, un occhio elettronico meccanico che blocca l'istante e lo trascina via a grandi distanze, nello spazio e nel tempo (infatti, chissà quando queste giraffe prigioniere sono state fotografate?).
A questo punto, diventa impossibile qualsiasi forma di immedesimazione, qualsiasi tipo di empatia.
Come in un gioco di specchi, dove sono le macchine dettare le regole, l'assenza di empatia, si ripercuote anche sull'osservatore umano, che si illude di essere al riparo dal rischio di imprigionamento: in realtà, di fatto, è già prigioniero di un contesto quasi totalmente artificiale e -in più - l'assenza di capacità di immedesimazione, di attenzione verso un individuo altro, lo porta (ci porta), a una perdita di capacità di relazione con gli altri umani, per non parlare di attenzione al nostro stesso interno vivere dei pensieri e delle emozioni, che non capiamo più, che neghiamo, che censuriamo. Perché le abbiamo tolte e negate prima di tutto agli altri animali (ci siamo dimenticati, o meglio , rifiutiamo di ricordare che siamo animali anche noi), e le abbiamo estromesse dal nostro orizzonte. Un orizzonte concluso e chiuso da ulteriori pareti, più o meno decorate.
Attenzione: non sto dicendo che questa situazione è negativa perché si ripercuote su di noi; sto dicendo che prima di tutto è negativa in sé, che va contestata perché è un atto di prevaricazione verso altri individui di altra specie - sensibili e desiderosi di libertà tanto quanto i loro carcerieri umani, che non sanno più fare le connessioni empatiche delle realtà che vedono, che vivono e che creano. E' negativa perché toglie dignità, toglie senso, alla vita irripetibile di individui che sono stati reclusi dal mondo, e che sono stati negati al mondo, nel quale non potranno mai più lasciare traccia della loro azione di vita.
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