sabato 4 gennaio 2014

Rassegna stampa sul caso "Caterina S" (4° parte), ma non solo...

Fonte: http://alternativesperimentazioneanimale.wordpress.com/page/3/


Dal Caso Simonsen e oltre: perché i giorni passano e perché, almeno fino al 14 gennaio, la data fatidica per l'articolo 13 della Legge 96-2013 di delegazione europea, è utile tenere l'attenzione desta sulla problematica della vivisezione. I segnali avuti dalla società - di maggiore sensibilità e attenzione e di un espresso rifiuto verso la vivisezione - i risultati ottenuti, sono preziosi, occorre ogni impegno per fare il possibile affinché non vadano perduti.
Infatti, se - anche e soprattutto grazie all'impegno degli attivisti antispecisti e animalisti - si diffonde nei cosiddetti comuni cittadini una maggiore consapevolezza - prendiamola pure con tutte le approssimazioni del caso e della statistica - e una certa attenzione, che rifiuta una pratica estremamente crudele verso gli animali - dovrebbe essere poi compito del suo referente politico, e quindi del legislatore, trovare le risposte a questa domanda di nuova sensibilità. Risposte che non deve impegnarsi il cittadino, che non ne ha le competenze né le risorse, a trovare, ma il politico: trovando modi - ad esempio - per agevolare gli studi sulle metodologie cruelty free e - in primis - per mitigare il più possibile la terribilità della non-vita che al momento presente ancora troppi altri animali stanno sopportando nel chiuso dei laboratori.
Può essere uno snodo cruciale, quello che stiamo vivendo ora: ci apriremo uno spiraglio verso orizzonti più consapevoli della presenza degli altri animali e della loro incessante richiesta di vita e di felicità (le stesse cose che noi desideriamo per noi stessi, alla fine!); oppure rimarremo anche noi prigionieri insieme a loro di questa gabbia di plastica che ci siamo costruiti addosso, esaltando solo la crudeltà energivora che tutto consuma - anche noi - ?
Questo, i pro s.a.  lo sanno benissimo. Dobbiamo non dimenticarlo mai nemmeno noi. E dunque, che circolino gli articoli - purché costruttivi, purché esplorativi, purché interlocutori - su questo tema - la vivisezione - che temo smetterà di bruciare solo quando - solo quando - non verrà mai più praticata in nessun luogo di questo pianeta, e in questa realtà.

Un articolo come questo su Veganzetta - tra i firmatari di una primissima risposta al caso S - è quindi senz'altro un altro buon passo avanti su questo cammino. Il caso viene analizzato sotto due differenti ipotesi: secondo la prima "La ragazza, realmente malata, sarebbe stata realmente insultata da alcuni animalisti e avrebbe agito personalmente, prendendo posizione personale a favore della vivisezione come metodo di ricerca".  Dopo essersi posti la domanda retorica circa la liceità etica dell'uso crudele degli animali nei laboratori per la medicina umana, dopo aver preso - giustamente - le distanze dagli insulti (ricordando, en passant, quanti insulti e minacce ricevono invece sempre gli animalisti dai sostenitori della sperimentazione su animali, senza che questo faccia minimamente notizia, aggiungerei io), dopo aver invece augurato alla ragazza un futuro di salute e serenità, si formula anche la speranza che Caterina "possa un giorno riuscire a guardare gli Animali rinchiusi nei laboratori e “sacrificati per la scienza”così come ora guarda i Cani e i Furetti che, invece, abbraccia". La seconda ipotesi è quella delle 'coincidenze', del caso mediatico costruito a tavolino. "esiste chi, dunque, ritiene che la vicenda della ragazza possa essere ricondotta ad una vera e propria macchinazione ad opera dei sostenitori della vivisezione. Nel caso ciò dovesse rappresentare la realtà, credo ci sia poco da aggiungere. L’unico termine che ritengo sia possibile utilizzare è: vergogna".  Se un giorno trarranno una sceneggiatura da questa vicenda, potrebbe anche venirne fuori un thriller esemplificativo delle logiche strumentalizzanti e prevaricanti di un sistema appoggiato sulla distruzione sistematica di animali.
Logiche che ricorrono anche in questo comunicato, con l'intervista ad Angelo Troi, veterinario e segretario del Sindacato veterinari liberi professionisti (Sivelp) - attenzione però, ché il comunicato è del tutto estraneo al caso Simonsen, risale infatti al 20 settembre 2013. Il dottor Troi, dunque, apre e chiude l'intervista quasi con le stesse parole (il che, potrebbe anche essere frutto di 'montaggio' - in senso cinematografico - del giornalista, cosa di per sé non biasimevole): "Non capisco la battaglia che la Lav conduce contro gli allevamenti di animali per le sperimentazioni farmaceutiche. Da veterinario tutti i giorni ho bisogno di strumenti per curare gli animali e non posso credere che la Lav non voglia più questi strumenti e che si curino gli animali". In mezzo, riflessioni sul valore della ricerca scientifica, sulla sua attuale metodologia 'a tappe progressive' (si potrebbe definire così), sull'importanza strategica ed economica per l'Italia di rimanere all'avanguardia, sul trasferimento della ricerca in Paesi dove non esisterebbero leggi di tutela del benessere animale (questi ultimi punti, son quelli che più mi lasciano perplesso, poiché io non vedo granché 'tutelato' il 'benessere' di un animale chiuso per tutta la sua vita in una gabbia di stabulario o in una stalla di produzione e i veterinari presenti in quei contesti mi paiono soprattutto come dei tecnici, utili alla correttezza legale e alla sicurezza umana, ma di certo non al benessere degli animali presenti). Una frase, colpisce: "io sono un medico veterinario e quindi uso dei farmaci per le cure. Se questi farmaci non fossero prima sperimentati su animali vorrebbe dire che sarei io a sperimentarli e che i miei “pazienti” diverrebbero delle cavie esse stesse". Come a dire che ci sono cani di serie A (i 'nostri pet', orribilissima espressione di possesso reificante mascherato da affetto - ma quanto morboso?) e cani di serie B (le cavie prima stabulate e poi vivisezionate, anche se "In l’Italia la vivisezione è vietata da anni ed è diversa dalla sperimentazione". E' come se lo specismo antropocentrico fosse fatto a strati, con dei formidabili meccanismi di dissociazione delle prospettive - uno strabismo elevato al cubo. Il 'mio' Cane (o Gatto, o altro Pet) deve avere tutto, anche se questo tutto comporta la sofferenza e la morte di altri animali cani e gatti come lui, che hanno avuto in sorte una venuta al mondo 'dal lato sbagliato della città'.

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