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martedì 25 febbraio 2020

Quando accompagniamo qualcuno lungo l'ultimo tratto del sentiero


Chicca / Kikiuz /Kikinuz / Kirini


Inizi da questo libro, del quale riporti una frase cruciale, un punto zero verso cui tutto comunque è precipitato, e da cui tutto comunque si rialzerà, il climax della morte di chi amiamo.
"E come si può vivere senza respirare? Come vivrò, io, adesso, senza poter più respirare? Respirarti? Annusarti?" (Leonardo Caffo - Il Cane e il Filosofo)
La parola-chiave è "annusarti": l'universo odoroso del cane ci è precluso, eppure quel poco che possiamo sfiorare, ci riapre tutta la nostra possibilità di essere-cane. Stare nell'erba sdraiati - o in generale sdraiarsi ovunque se ne sentiamo la necessità - godere di gioie sensitive sbocciate dalle occasioni e immerse nella pienezza presente: odori, tepori, sapori, suoni, soffiar di vento, gocciolar d'acqua, scottar di sole, la terra e il suo sapore, toccarsi con dita e cuscinetti, con pelle e pelo...


domenica 31 maggio 2015

Il bosco, nonostante...



Leonardo Caffo presenta il libro al Saloner di Torino




Questo più recente libro del filosofo Leonardo Caffo, l'ho atteso a 
lungo e sono andato a prenderlo a Torino, al Salone.


Thoreau - per pura quanto felice coincidenza - ha emozionato molto pure me, tanti anni fa, così come il libro "Nelle terre selvagge" di Jon Kracauer; insieme con Yeats e Tolkien (anche quello dei "Racconti Perduti e Ritrovati"), ha dato direzioni precoci alla mia vita giovane e un poco al contrario - nel senso che da adolescente prefiguravo le nostalgie della età adulta. Età durante la quale, molti anni dopo, mi ha portato ad andare a vivere per cinque anni in montagna: qui il mio corpo ha imparato il respiro roccioso e nevoso della natura montana e i loro peculiari tempi di attraversamento.

Oggi, Thoreau - ritrovato grazie al filosofo - mi sta sorprendendo e cogliendo in mezzo al guado. Ci sono incappato mentre sogno, mentre Caffo ci ha sognato e creato un pensiero, che mi ha prontamente suggestionato, di nuovo, ma diverso dal ragazzino che ero, anche se uguale - oggi sono uguale a quello che paventavo sarei stato quando mi pensavo a quindici anni.


In questi mesi, in cui ho abbandonato molti aspetti vecchi della mia esperienza, per scambiarli con un nuovo che mi appare e che spero più tagliato su quel che mi immagino sarò quanto prima, di nuovo da grande, si sono depositate a valle, alla foce del fiume, insieme a Thoreau, tante nuove letture, poesie, parole e incontri e esperienze con persone alle quali mi piacerebbe assomigliare.
Quindi, le parole del libro, scritto da un Caffo coraggioso e scoperto, molto personale e biografico, hanno la forza di risuonare con echi profondi, prolungati, ricorrenti, con squilli di urgenza per la mia vita.

Devo fare delle scelte, prendere con coraggio il sentiero che - tra i vari che sembrano essersi riaperti - posso intravedere come il più adatto a me. Per ripartire dalla crisi, per continuare a proseguire lungo una idea mentre la cambio, la trasformo, la porto in mezzo agli oggetti reali. Perché - soprattutto - la (mia) vita deve tornare a essere azione, alleggerita dai cavilli e dai rimorsi - è solo così, azione efficace, senza il pensiero pensato dagli altri al posto mio, in modo da non essere più riflesso di pensieri altrui, ma risultato dei pensieri-azioni miei. Perché  - infine - la morte rientra negli orizzonti visibili della esistenza e perché si vive con (convivendoci) la malattia e la sua latenza e costante possibilità di emersione. Senza che diventino alibi per la inazione, che ci rigetta ancora nelle mani dei pensieri altrui.

Se tutto quanto detto non rimarrà soltanto dichiarazione di intenti di principio o esercizio retorico, dipenderà dal coraggio della scelta che dovrò compiere. Quale potrà essere questa scelta, lo suggeriscono le scelte passate, che hanno coinvolto altri animali, a cominciare da quelli che vivono con me.

Rileggo e mi accorgo che altro non ho fatto che una parafrasi è una sinossi degli inizi del libro di Leonardo Caffo. 
Il filosofo ha posto Thoreau come perno di una riflessione che sono tentato di chiamare quasi proposta di progetto antropologico. Il desiderio, l'attesa di un uomo nuovo,  individuo animale, che abbia come suoi riferimenti idee e concetti di anarchia, di disobbedienza civile e di varie e nuove rivoluzioni; di poesia e di silenzio, gli occhi degli alberi, la libertà di dire NO, di sottrarsi e di rifiutarsi, e la libertà non giudicante di lasciare la stessa libertà gli altri individui; arte, armonia, bellezza, sensi e sensibilità.

Alcuni nomi ci sono nel libro, altri ce li metto io : Olmi, Tolkien, Simak, Conrad, Huxley, Keith Richards, Kant, Zamenhof, Thomas Mann, Christopher McCandless. Sono pagine dense di intrecci e dialoghi tra le idee, con intrecci sorprendenti, entusiasmanti.
Anche se non sempre colgo tutti i passaggi o seguo tutti i fili (alcuni sono più spessi e intessuti di altri ), ormai so che la prosa di Caffo pulsa di grande energia, di sotterranea indignazione, per quello che facciamo agli altri animali e per come abbiamo ridotto noi stessi - ostinati a predare e a spogliare, anche quando ormai appare evidente che abbiamo imboccato un vicolo cieco, lontanissimo da qualsiasi  sentiero nel bosco.

Invece, quello che dovremmo e che potremmo fare, consiste nel dare luce al nostro etogramma di raccoglitori: di frutti, di rami, di sogni di futuri. Dovremmo lasciarci riprendere dalla perfezione della-nella natura, la condizione di tutte le percezioni future, per ogni possibile costruzione nuova di senso. La natura di per se stessa ha ricchezza di senso, di contenuto, di arte; ci esorta a essere artisti veri, quelli che fanno per la passione e l'amore del fare per se stesso, che ritrova nel suo compiersi il suo senso pieno, a cui non occorre etichetta di prezzo per sapere di valere, di importare. Ci esorta, ancora a fare, a fare da soli - partenza primaria per  la dimensione significativa della vita, oggi negata, censurata, resa impossibile. Perché questa solitudine individualizza, diventa scintilla di pensiero e di auto consapevolezza, contraria alla massificazione.
Da soli - oppure, al massimo - con il (nostro ) cane, come seppe fare Thomas Mann - e come non seppe, non volle fare il solipsistico passeggiatore Hegel.
Infine, come se fossimo già nell'universo quantistico dei wormholes che rimescolano il tempo, quandove "Qualcuno cammina sul sentiero di domani, proprio mentre voi oggi calpestate il vostro e siamo davvero liberi, uniti dallo spazio tempo, nonostante"




domenica 24 maggio 2015

Easy like sunday morning ...



... cantava Lionel Ritchie. Si tratta di quel sentire che a volte, se siamo fortunati, ci sorprende alla domenica mattina, più silenziosa delle altre, meno frenetica delle altre.

Mi è venuta in mente, questa canzone - perché è domenica mattina mentre sto scrivendo, prima di andare a godermi il pic nic al parco coi miei cani. In questo periodo non scriveìo molto, e non rimango tanto nemmeno a casa (tanto che sto ponderando di tecnologizzarmi vieppiù, con un iPad per scrivere anche in mezzo agli alberi) -col che il blog ne patisce, e diviene sporadico piuttosto anziché no, mentre di pensieri, e cose da scrivere ce ne sarebbero, e pure tante!

Leggo, però, molto. I libri presi al Salone di Torino, sono letture stimolantissime. "Il bosco interiore" di Leonardo Caffo, mi ha sorpreso, toccando corde profondissime, e risvegliando i ricordi del 'mio' Thoreau. Vorrò parlarne più diffusamente.

Oggi, due parole sul meraviglioso ottimismo finale di Melanie Joy, alla fine dell'intervista che sempre Caffo le fa - in appendice al libro "Finalmente la liberazio e animale!",  della Joy.
La Joy è psicologa, e lo si capisce molto bene da quel che dice - lieve, solare e verso il futuro, come ogni domenica mattina degna di questo nome sa e può e deve essere.

Leonardo Caffo: "Credi che esisterà mai, per gli animali, un mondo liberato?"

Melanie Joy: "Certo! Credo sia vitale per gli attivisti non cascare nella trappola carnistica della disperazione, prendendo per buone le menzogne della cultura dominante mangia-animali, che ci vuole far credere che il nostro movimento non stia beneficiando di una crescita esponenziale, nei numeri e nella forza, in tutto il mondo. E se il veganismo fiorisce, lo stesso vale per la liberazione animale, visto che per molti versi esso rappresenta il nucleo del movimento. Ho avuto la fortuna di viaggiare in lungo e in largo [...] Dappertutto ho visto persone che amano gli animali e credono nella giustizia e nella verità, i valori universali sono per natura allineati a quelli del movimenti di liberazione animale, quindi noi attivisti, non dobbiamo far altro che aiutare il prossimo a capire di essere stato condizionato tanto da agire contro se stesso e i propri interessi".

Quest'ultima affermazione, di grande slancio verso gli altri e di netta denuncia contro la disfunzionalità patologica di questa civilà, mi impressiona molto.
Le persone 'di tutti i giorni', non sono avversari, ma vittime, al pari degli animali che loro stessi contribuiscono a far uccidere.

Ci sono, però, tantissimi che hanno sollevato il velo ...

in Cina - fonte Humane Society International - qui il sito ufficiale


a Milano - fonte Uguali Impronte, collettivo antispecista

a Roma - fonte Nomattatoio
... ci sono perciò - come chiude Melanie Joy, e come scriveva Charles Dickens - moltissime ragioni per nutrire grandissime speranze per il futuro - di tutti gli animali, compresi gli umani.



martedì 19 maggio 2015

Non per caso i libri sono come le ciliegie



Oggi sono andato a Torino, alla Fiera del Libro.
Direte: e allora, dove sta - per così dire - la notizia (se così vogliamo proprio chiamarla)?

La notizia  -anzi, il racconto - sta nel che erano alcuni anni che non riuscivo più a tornare a Torino a perdermi tra gli stand lingottiani dei libri.

Perciò è stato con grande piacere che oggi ho rimesso piede - da blogger - tra i corridoi del Salone, con le loro coordinate di letterone appese,  a metà tra battaglia navale e shopping mall.

L'occasione, che fa l'uomo ladro di libri, era la presentazione di Leonardo Caffo del suo ultimo libro ispirato/incentrato da e su Thoreau  (non riesco né intendo essere più dettagliato, ora come ora, dal momento che il libro non l'ho ancora iniziato).

Conto di aver quanto prima occasione di parlare del libro. Per ora, posso dire che questa sera, queste più nuove pagine firmate Caffo, han presto trovato 'compagni di borsa', quasi tutti per lo meno affini a certe tematiche e sensibilità. I libri, in fondo, sono ciò che noi cerchiamo per farci da cartina geografica, da mappa del tesoro di noi stessi, dei nostri pensieri, per le nostre convinzioni, per trovare sia rispondenze che (ci) fanno eco, sia sfide che ci aprono a nuovi suoni o voci. Nessun lettore (in)sano di mente e di cuore, può davvero e in tutta coscienza, limitarsi a 'prenderne soltanto uno'. Questo non sarà mai possibile, c'è il concreto serio rischio - consapevolemente e autolesionisticamente cercato - che noi si sia tutti dei marcovaldi dei fogli rilegati e allo stesso tempo fruscianti, sempre odorosi e profumati.
I lettori sono animali golosi, sono fruttivori come gli uccelli, e cercano con grande assiduità, le loro ciliegie preferite.
Ho fatto anche io così, in buona compagnia. E ho dato prestissimo compagnia in borsa anche a "IL BOSCO INTERIORE" scritto da Leonardo Caffo (in compagnia di Thoreau).
Ecco, la compagnia che mi si è creata oggi, a Torino:
FINALMENTE LA LIBERAZIONE ANIMALE, di Melanie Joy
LE BESTIE SIAMO NOI, di Jeffrey M.Massoon
IL LAMENTO INASCOLTATO, di Bernard E.Rollin

BISOGNO DI LIBERTA', di Bjorn Larsson
L'ARTE DI COLLEZIONARE MOSCHE, di Fredrik Sjoberg
STORIA CON CANE, di Lars Gustafsson

(non si può non notare una certa ricorrenza di animali, presenti a varie motivazioni e in diversi modi e momenti; per conto mio, ho a mia volta notato, una certa ricorrenza di presenze animali (orme, volti, silhuette) su molte copertine di libri, delle più diverse case editrici, nei punti più disparati e lontani del Salone).

Magari tornerò a chiacchierare di ciascuno di questi libri - intanto, nominarli è già un qualcosa. Se compaiono, infatti, è perché mi hanno coinvolto, interessato. Mi sono piaciuti, me ne sono fidato.
E mi piace pensare di riuscire a fare come si erano proposti Carlo Fruttero & Franco Lucentini: di parlare /scrivere solo delle opere che gli erano sembrate belle, e piaciute. Ci vuol già sufficiente tempo e impegno per queste.

 

mercoledì 1 aprile 2015

Vite buttate via





Non si possono sentire i belati dei bambini dal ventre del camion fumante senza avvertire che un solco profondo si è prodotto nel proprio sentire, una faglia di pena che non si riempirà più.
Il macello è uno dei luoghi di supremo orrore distruttivo inglobato nella nostra attuale civiltà: che porta a sistema il contare dei corpi resi cose - ammassati per il coltello, moltiplicati con nascite forzate negli allevamenti zoo-high-tech, divisi nello smembramento, sottratti da loro stessi, dalla loro vita, dai nostri sguardi.

Manca una settimana a Pasqua, e intanto sul social forum, ho trovato le parole sconsolate di due persone la cui capacità di pensare, di amare e di sognare, mi incanta da quando le conosco.

Per questo motivo, desidero riportarle qui: perché nel flusso smemorato e irriflessivo di fb si perderanno già domani e invece intendo farne tesoro e rendermene memoria; perché esprimono dolori e consapevolezze che provo anche io - e riescono a farlo in un modo loro proprio e che sento cogliere sfumature, così limpidamente, in modo così diretto e semplice. E puro.

"E pure quest'anno mi hanno scritto per dire qualcosa sugli agnelli di Pasqua. Francamente no, basta. Mi voglio illudere: se sei in grado di ingerire un cucciolo per onorare una festa che, se ci credi te lo impedirebbe, se non ci credi ti renderebbe un pirla, allora posso pure rinunciare a farti capire che la vita è un bene inestimabile. Che oltre non c'è niente: quel corpo, piccolo e indifeso, venuto al mondo solo per voi non vedrà niente al di là dello spazio del terrore. Questo mondo è un inferno per miliardi di creature viventi: è massacrante e umiliante veder digerire una forma di vita. L'umano ingoia tutto, letteralmente tutto: mi impressiona come chi si sente razionale non sappia ragionare che con il proprio intestino." (Leonardo Caffo)

"Sento che un giorno tutto ciò finirà. Ma nessuno mai potrà cancellare la paura e il dolore che ciascuno di quegli esserini hanno provato. Uno per uno. Ciascuno di loro non tornerà mai più. Vite buttate via." (Francesca F)

giovedì 26 dicembre 2013

Stati generali dell’antispecismo

Gallinae in Fabula è  un "progetto intellettuale animalista finalizzato alla divulgazione dell’antispecismo, e dei suoi principi, nelle società contemporanee." Organizza "eventi, progetti editoriali, una nuova collana digitale, e molto altro ancora". Tra questo "molto altro", c'è l'iniziativa del filosofo Leonardo Caffo, che volentieri riporto qui.

di Leonardo Caffo

Questo è il mio primo post su Gallinae in Fabula. Chi mi conosce, o ha lavorato con me, sa che, contrariamente a ciò che molti pensano, la maggior parte dei progetti che ho contribuito a fondare, pensare, e via dicendo, non mi ha mai visto troppo protagonista (penso ad Asinus Novus, che ho fondato con Marco Maurizi, e basta vedere quanti articoli miei sono stati pubblicati negli anni). Mi sembra che l'importanza di tutto ciò sia, più che altro, fare emergere nuove voci - diverse prospettive - spesso inascoltate o inadatte ad altri contesti: ed è così che, fortunatamente, il panorama antispecista si è arricchito di autorevoli commentatori prima sconosciuti o quasi: penso a Serena Contardi, Antonio Volpe, Rita Ciatti, Leonora Pigliucci, Alessandra Colla, Andrea Romeo... e anche qui l'elenco è lungo. E piano piano sentiremo parlare sempre più di loro, e di altri che ancora non conosciamo, ma cominciano a problematizzare la questione animale con la loro testa.


Scrivo questo mio post, breve, perché gli ultimi anni hanno condotto a un contrasto, troppo spesso forte, tra diverse posizioni antispeciste: complice anche la mia partecipazione al dibattito, i toni, spesso, sono stati sgradevoli e poco filosofici. Ma in un qualche senso abbiamo dimenticato l'obiettivo comune che è, era e resta, quello della liberazione animale. Credo che ci sia da chiedere scusa a tutti gli attivisti, ma soprattutto a tutti gli animali, per questa perdita di rotta.


Scrivo questa pubblica lettera, umilmente, per chiamare a raccolta per il 2014 "Gli stati generali dell'antispecismo": un cantiere aperto di lavoro comune, tra antispecisti politici, deboli, animalisti, liberazionisti, attivisti e filosofi, volto a costruire insieme un edifico comune, in un territorio sicuro. Credo che i tempi siano maturi per lavorare insieme, rispettosamente, e far sentire la voce degli animali attraverso la nostra - verso un ripensamento complessivo delle categorie politiche attuali.


Dal 2014 mi impegnerò personalmente, attraverso conferenze ed eventi, a promuovere quanto qui ho brevemente abbozzato: chiedo a chiunque volesse partecipare, come associazione o singolo, a questo evento di scrivere a gallinainfabula@gmail.com - per cominciare questo laboratorio dell'antispecismo.

Qui ci sarà la lista aggiornata di attivisti e associazioni, e degli eventi che avranno aderito - basterà poi mettere come banner, o dove si preferisce (locandine, ecc.), il logo semplice con cui è aperta questa lettera.

In questi anni, dalla redazione di Liberazioni alla fondazione di Asinus Novus, fino alla direzione di Animal Studies - la conoscenza di tanti attivisti, in giro per l'Italia e per l'Europa, l'amicizia meravigliosa con le amiche di questo nuovo progetto che è Gallinae in Fabula - mi sono convinto che è possibile, davvero, provare non soltanto a "dire" la liberazione animale ma anche a "farla".

Spero che, anche se per adesso sono stato breve, molti aderiranno a questa iniziativa - l'anno prossimo, quello che sta per iniziare, potrebbe davvero essere diverso - ma dobbiamo essere uniti, e sulla base di un nucleo comune antiautoritario, libertario e antispecista.

Attendo vostre,

buona liberazione a tutte/i.
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