martedì 24 gennaio 2017

Il colpo di fulmine?

"dammi la due..."

I bambini umani sono più crudeli o più empatici degli umani adulti? Quale che sia il loro principale atteggiamento - che si esprime di solito nei confronti degli altrianimali, con cui vengono in contatto con la mediazione degli adulti - le loro risposte alle sollecitazioni sono sempre più nette, drastiche e - in determinate situazioni o contesti - più coerenti e logiche nelle conclusioni che estrapolano. Eppure, troppo spesso, il loro primo (e unico, a volte) modo di entrare in contatto con altri animali non umani, avviene attraverso modalità nella maggioranza dei casi per lo meno fortemente e forzatamente fallaci, con prospettive, punti di vista parziali e partigiani: antropocentrati al massimo grado. Queste forme di contatto, 'pilotate' o ri-significate dagli adulti, rientrano nello schema della socializzazione e interiorizzazione delle regole sociali diffuse a maggioranza: le regole del dominio, della reificazione, della separazione  - e di una anestesia della empatia. (Alessitemia: un deficit della consapevolezza emotiva: qualcosa di molto diverso, in un certo senso agli antipodi rispetto ad 'Atarassia').

Peppa Pig, gli animali del circo, il puppy pet cucciolo per il compleanno: sono tutti esempi di questo tipo di processo, volto ad alterare in direzioni deleterie e pericolose, l'orientamento-agli-animali che probabilmente è vivo, presente e forte in quasi tutti i bambini - forse una manifestazione di caratteristiche esplorative o di propensione al prendersi cura, tipiche degli homo.
Per quel che riguarda te, da bambino ricordi situazioni assai simili: le trote pescate 'per gioco' nelle vasche del vivaio (ricordi che l'agonia di questi animali la percepivi come irreale); la 'foto col leoncino', durante le vacanze al mare (adesso hai la consapevolezza che quel piccolo, caldissimo e odoroso leoncino bambino che prendesti in braccio con timore e con sollecitudine, era vittima di traffici e deportazioni, identiche a quelle impiegate con gli schiavi umani; e che il suo 'custode' era in realtà il suo carceriere, probabilmente un individuo lui stesso oggetto di sfruttamenti).
Le due tartarughine nella vaschetta di plastica, con la palmina di plastica, che odoravano di prigionia in salamoia e che vissero davvero molto poco.

Che cosa ti fece smettere di proseguire lungo questo esiziale percorso, di sfruttatore felice e irresponsabile? 
Capitò - un giorno - che, rimanesti a casa da scuola per via dell'influenza; e che  Gianfranco Funari si presentò nella tua cameretta - via tubo catodico, è ovvio - per parlare di animali e del nostro modo di (mal) trattarli / sfruttarli. Non ricordi il titolo della trasmissione - uno dei primi talk show con i pareri della ggente - né perché a un certo momento della trasmissione mattutina, Funari si mise a parlare di questo sempre irto argomento. Questi sono dettagli che ormai hanno scarsa o nulla importanza.

Quel che importa, furono le immagini che Funari trasmise, perfettamente in chiaro e senza censura, in un orario di grandi ascolti. Immagini che tu vedesti, senza preavviso, e senza filtri.
Immagini che si scavarono una nicchia profonda dentro di te.
Immagini di agnellini asfissiati alla fine di un trasporto su camion, e scaricati con le ruspe e gettati in enormi cassoni e fosse.
Immagini di scimmie, cani, topi, vivisezionati: esercitazioni chirurgiche, test odontoiatrici, innesti di teste. 
Le prime immagini di questo genere che hai mai visto. Dopo le quali -  e sulle quali - negli anni, se ne sono aggiunte e sovrapposte moltissime altre.
E qui arriviamo alle decisioni drastiche dei bambini, dei ragazzini. Il loro effetto fu di farti decidere, in modo molto netto, di cambiare alcune cose del tuo comportamento; una decisione che hai voluto fin da subito definitiva. E che infatti prosegue tuttora. Non mangiare più gli animali. Non maltrattarli più. Proteggerli.  Gli impegni di un ragazzino.
Non stai raccontando questo per disegnarti migliore di quello che sei, o per vantarti. Ma perché, ancora oggi, stai cercando di capire che cosa ci fosse in te pronto a fare clic nella tua consapevolezza e ad accendere l'empatia - che non sia presente anche in quasi tutti gli umani. Stai dicendo, per farla breve, che non c'è nulla di particolare o speciale in te. Ma che è bastato un Gianfranco Funari per fulminarti sulla via della tua vita. Un qualcuno - altrimenti in tutto e per tutto lontanissimo dagli animali - che ha usato la sua popolarità di allora per far arrivare a quanta più gente possibile, la prova di una realtà che altrimenti rimane nascosta, insaputa, sconosciuta, taciuta. Quelle immagini sono arrivate a te e ti hanno fatto prendere alcune decisioni che tuttora si riverberano in ogni giorno. Sei, dunque, stato, in questo senso, perfettamente bambino.
Non sarebbero bastate, da sole, quelle immagini - pur atroci e insostenibili e orribili - certo: c'era un humus già presente, fatto di piccoli eventi biografici e familiari. Il sottobosco è indispensabile alla crescita di alberi più robusti e grandi. Eppure...
Forse è interessante ripensare a 'come' Funari divulgò queste immagini: ti ricordi che non ci fu enfasi - forse un tono indignato, ma Funari era soprattutto un grande istrione - ma la mera introduzione ai filmati. Sei abbastanza sicuro, col senno di poi, che non ti sbagli se affermi che Funari sapeva che non occorreva retorica, che le immagini sarebbero state più che eloquenti da sole.
Allora, tutto questo discorso, dove ci porta? Magari da nessuna parte, se non nell'agrodolce paesaggio dei ricordi. O magari ad affacciarci su minime considerazioni. 
Per esempio, che. 
Le immagini, contano. Come scrive di recente Rita Ciatti, le immagini sono documenti. Da quel Funari degli anni ottanta, per fortuna, molte più immagini, e assai più mirate e consapevoli, si sono aggiunte, a far tesoro di una imponente archivio documentale e di testimonianza. Grazie a inchieste, coraggiose e spesso clandestine, nei laboratori, negli allevamenti, nei circhi. Non è dal nulla né per caso che comunque l'atteggiamento della gente della strada nei confronti degli altri animali e di come vengono abusati dagli umani, si è sfaccettato, è diventato complesso, l'empatia è aumentata - sia pure in modo ancora troppo confuso, e con tutti i rischi di ricorsi, ché le conquiste etiche non sono mai una volta per tutte, né sempre e per sempre consolidate.
Forse, conta anche il 'come' una immagine, un filmato, una sequenza, venga proposta e contestualizzata: un giornalista competente offre il documento nudo e crudo, senza enfasi speciale, in un senso o nell'altro. Questa è una possibilità: del resto, i corpi esanimi degli agnellini e i corpi torturati e fatti a pezzi - tutti questi corpi trattati come oggetti privi di ogni valore se non quello che è utile all'umano - sono eloquenti di per sé. O dovrebbero esserlo: e non è detto che sia così. Sai che è possibilissimo che ci siano persone capaci di vedere simili scene senza batter ciglio e senza spostare di un millimetro i loro dubbi e i loro pensieri egocentrici prima ancora che antropocentrici. Ma sai anche che di più sono le persone che si rifiutano di vedere simili scene, e che reagiscono col rifiuto, con la negazione, con la rabbia -  dopo che le hanno viste.
Le immagini crude di quel che gli umani infliggono agli altri animali possono allontanare e saturare - pardossalmente - ma è anche vero che le immagini solamente belle di animali liberi, possono cadere in una estetica di maniera, che ci nasconde - di nuovo - in modo insospettabile, le realtà che non vogliamo sapere.

Siamo qui sul crinale e crocevia di dinamiche molto articolate e complesse, e il rischio maggiore - tu credi - è quello di perdere di vista proprio gli individui per i quali si imbastiscono questi discorsi, le riflessioni antispeciste, in tutte le loro declinazioni. Alto è infatti il rischio che gli animali ritornino a stare sullo sfondo di attacchi e controattacchi per l'ennesima volta agiti tra umani - da una parte o dall'altra - per scopi solo umani.

Tu però, in questo post, volevi semplicemente raccontare questo tuo 'colpo di fulmine': un colpo di fulmine empatico, scatenato dal più improbabile e inatteso dei fulminatori. Senza il quale, chissà? Non è sempre possibile, insomma, stabilire una volta per tutte, una unica strategia e una singola tattica efficace per avviare l'affrancamento degli altri animali dal dominio umano: non ci sarebbero migliaia di pagine che esplorano questa epocale pietra dello scandalo, in caso contrario. 
Derrida ha scritto di "guerra sulla pietà", e anche la sua decostruttiva riflessione si originava dalle immagini (e che tipo di immagini?): e che si sia in una fase critica di questa guerra, ne sei convinto anche tu. I segnali sono tanti, compresi i tentativi di embedding, di contro-informazione, oltre a censure di vario tipo.
Perciò è un dovere della "intelligence" pensare ai modi di condurla, questa guerra, cercando di captare - e cooptare - le risorse utili dove si trovino. 
Perché se un funari preso a caso è in grado di impressionare così tanto una vita intera, con pochi minuti in bianco e nero di testimonianza, allora, è probabile che le risorse a disposizione di chi si fa carico di un modo diverso di concepire l'andamento della realtà, siano davvero molte e magari impensabili o impensate.

8 commenti:

  1. Che bell'articolo Giovanni, forse uno dei migliori e più coinvolgenti che hai scritto (e non lo dico certo perché, sempre molto gentilmente, mi hai citata :-D ).
    Tom Regan, in Gabbie Vuote, divide le persone in tre gruppi: i vinciani, quelli che sono sempre stati consapevoli di voler difendere gli animali dagli abusi e sfruttamento, naturalmente empatici e sensibili; i damasceni, quelli folgorati sulla via proprio come il celebre Paolo, da un episodio, un evento, una sorta di epifania, ma che probabilmente già avevano dentro di sé una certa consapevolezza e sensibilità, seppure sopita; e poi... mi pare, se non ricordo male, i temporeggiatori, cioè coloro che sanno, ma non riescono, non vogliono decidersi a mettere in pratica una scelta di vita diversa ed eticamente inclusiva di tutti gli esseri viventi. Io ne aggiungerei un quarto: coloro che seppure sapessero e vedessero, o che magari già sanno e vedono, direbbero che non gliene importa nulla poiché interessati solo a loro stessi, egoisti, incapaci di pensare al prossimo.
    Detto questo, penso che le immagini - e per immagini intendo ovviamente un insieme di azioni, tra cui le investigazioni - siano imprenscindibili per far avanzare la lotta e portarla a uno stadio maturo. Fondamentali.

    Restando su un piano più strettamente personale, invece, io ricordo di aver sempre amato gli animali, da che ho memoria. Mia madre mi raccontava che già da quando ero nel passeggino e nemmeno ancora parlavo e camminavo, emettevo dei gridolini di gioia ad ogni avvistamento o avvicinamento di cane, gatto, uccellino o anche insetti.
    Poi, come tutti gli amanti degli animali (zoofili, concetto diverso dall'animalismo), ho avuto i pesci rossi nella boccia di vetro, gli uccellini in gabbia (ma un paio di volte li ho fatti scappare, aprendola... chissà poi che fine avranno fatto), le mie belle fotine con tigrotto e scimpanzé al circo e con altri animali allo zoo. Mi piacevano gli animali: quindi i miei genitori per farmi felice mi portavano a vederli. C'era tanta ignoranza e inconsapevolezza da parte loro, ma in generale nella società di allora (io ho 48 anni, quindi parliamo di tanti anni fa).
    Ho sempre provato pena per gli animaletti morti per strada, ricordo di funerali fatti per ogni uccellino o topino trovato morto in giardino.
    Crescendo ho saputo dell'esistenza dei vegetariani e degli attivisti e li ho sempre ammirati, ma ci ho messo tanto tempo per decidermi a diventarlo io stessa. Mi raccontavo un sacco di balle, ma dentro di me ho sempre saputo che mangiare animali e sfruttarli fosse sbagliato e a un certo punto ho capito che dovevo far pace con il cervello (e con il cuore, come si suol dire), per cui ho approfondito e capito che non avevo più scuse.

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    1. Grazie di cuore Rita! I tuoi pareri sulla riuacita dei miei post sono oer me una vera prova del nove. Lo sai: Ogni volta che ti cito - e spero che la cosa ti sia gradita - è quando mi convinci più che mai, più del solito, con quello che scrivi - e in questa occasione hai detto parole chiarissime su come considerare immagini e filmati: che fossero documenti storici, non lo avevo mai pensato sotto questo punto di vista, che getta una luce nuova e sconcertante, ma anche galvanizzante.

      Non conoscevo questa tripartizione di Tom Regan: interessante - e come con ogni classificazione che si rispetti, io mi sento un pochino di ciascuna voce - forse con prevalenza della seconda, ma col desiderio di scoprire un pizzico della prima.

      Anche i miei genitori han fatto molto - sia pure in modi quasi opposti,paradossalmente, per la mia propensione verso gli animali. Alla fine, per farla breve, è stato quasi inevitabile far fare pace tra cuore e cervello.

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  2. P.S.: non sapevo che Funari avesse preso posizione contro lo sfruttamento degli animali.

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    1. Non so - non lo ricordo - se Funari avesse avuto sempre queste posizioni. Non ho elementi per dirlo con certezza. I ricordi me lo fanno 'rivedere' come sdegnato, quasi a sfidare coi filmati, quelli che nonm avevano a cuore la sorte degli animali - stiamo parlando di decine di anni fa. Però, è bello che lo abbia fatto!

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  3. Sai Giovanni io sono molto scettica a tal riguardo. Vedo i bambini che non hanno rispetto verso gli animali, salvo rare eccezioni, molti giovani si divertono con giochi pericolosi e deleteri con queste povere creature...
    Qualche sparuta vittoria, ma la vivisezione, i circhi( in maniera minore per fortuna )la sperimentazione, lo sfruttamento dell'animale stesso, mi fa orrore, perchè continua imperterrito migliorando a volte troppo poco lentamente.
    E noi siamo schiavi della solita frase" Ma tanto è una bestia" ..quando le bestie siamo noi..
    Un immenso abbraccio amico mio!

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    1. Cara Nella, anche io sono dubitativo, quando vedo certe azioni dei bambini, ma tuttavia voglio spersre, perché vedo certe loro risposte, a volte, che sarebbero sorprendenti nell'adulto più consapevole. Forse capire se i bambini sono buoni o crudeli equivale a cercare di capire davvero quale sia la 'vera' ontologia umana. Perciò ho espresso il tutto in forma di domanda e ho soprattutto riportato quel che è stato per me, che vale come aneddoto. La domanda però non posso non farmela: c'è una via, o più vie, per farci cambiare, a noi umani, presi uno per uno e tutti insieme, l'atteggiamento crudele e atroce - CRUDELE E ATROCE - che usiamo contro gli altri animali?

      Mi piace quando scrivi che siamo schiavi della peggiore delle indefferenze. Già, vero: ma CHI ci ha schiavizzati, se non noi stessi? Approfitto della frase fatta che riporti -il simbolo della più enorme delle indifferenze mostruose - con un mini sub-post:

      "Auscwhitz comincia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali", questa frase, attribuita al filosofo Theodor W Adorno è errata.
      Da Wikipedia: "Benché Adorno sia noto, insieme a Horkheimer, anche per aver dato un «contributo ineludibile» al «tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture del dominio sociale» (cfr Annamaria Rivera) la frase sopra riportata — citata per la prima volta nel libro Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di C. Patterson e ripresa dall'organizzazione animalista PETA in apertura del proprio sito — risulta errata, dato che l'unico passaggio simile negli scritti di Adorno esprime un concetto più ampio: ""Citazione corretta: «Le atrocità sollevano un'indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – "non è che un animale" – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale». (da'Minima Moralia' n°68)

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    2. Un abbraccio grande grande grande a te, amica :)

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  4. https://it.wikiquote.org/wiki/Theodor_Adorno

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