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lunedì 13 luglio 2020

Il vero camion e le vere mucche



Eccola qui, la 'vera' mucca che viaggia su un 'vero' camion. Qui non si gioca, la realtà ha un impatto molto forte - per questo forse certi giocattoli la comunicano edulcorata, nascondendola, ai bambini. 

venerdì 10 luglio 2020

Il camion della mucca

La prima cosa che si può dire è che oggi i giocattoli per i bambini possono raggiungere dei livelli di sofisticatezza, precisione e dettaglio che noi, per quel che ricordi, non abbiamo mai avuto. I nostri camion e trattori eran più "l'idea" del camion o del trattore, suggerita, come un disegno abbozzato.  Si tratta probabilmente di risvegliare e smuovere due tipi diversi di fantasia e di immaginazione.



mercoledì 27 novembre 2019

Processo al mattatoio di via Traves



Te lo ricordi, il mattatoio in via Traves,  a Torino.
Ricordi la  strada lunga e veloce che si trova di fronte e la zona inospitale dove è situato, dove l'unica costruzione recente è il J Village.
Ricordi i presidi NOmattatoio organizzati di fronte, a cui hai partecipato.

mercoledì 13 novembre 2019

venerdì 12 ottobre 2018

NOmattatoio cambia le sue strategie




Quattro anni fa iniziavano le campagne di NOmattatoio. A Roma. In quattro anni, di cose se ne possono fare molte, fino a che arriva il momento che occorre cambiare.
Hai chiacchierato via internet con Rita Ciatti, che è tra le ideatrici della campagna, insieme a Eloise Cotronei e Andrea Festa.



martedì 17 aprile 2018

NOmattatoio - Italy Save Movement, Torino 16

Mattatoio Di Torino Via Traves 43 - mercoledì 18 aprile , dalle 6 alle 10 del mattino


Mattatoio Di Torino, Via Traves 43
mercoledì 14 marzo, dalle 6 alle 10 del mattino



Davanti al grosso mattatoio ai limiti delle aree urbane, ben nascosto anche se ormai tristemente noto per l'arrivo di centinaia di innocenti per essere uccisi.
L'industria della carne ingloba questi animali già vittime della rapace e spietata industria lattiero-casearia. Centinaia di vitelli ammassati sui camion vengono brutalmente fatti scendere per essere trasformati in prodotti.

Se al presidio 16 gli attivisti torinesi interessati all'evento verranno tutti, il piazzale verrà davvero riempito e sarà un grandioso colpo d'occhio. Si viene come singole persone, corpi di donne e uomini, per sottrarre alla invisibiità altri corpi di individui - che affrontano da soli e nudi, le situazioni di ferocia zootecnica che nessuno di noi vorrebbe mai nemmeno immaginare se stesso.
Potete trovare su Facebook la pagina di NOmattatoio - Italy Save Movement
Iscrivetevi, se desiderate venire a partecipare.
 

lunedì 12 marzo 2018

NOmattatoio - Italy Save Movement, Torino 15

Mattatoio Di Torino Via Traves 43 - mercoledì 14 marzo, dalle 6 alle 10 del mattino


Mattatoio Di Torino, Via Traves 43
mercoledì 14 marzo, dalle 6 alle 10 del mattino

lunedì 19 febbraio 2018

NOmattatoio - Italy Save Movement, Torino 14

Mattatoio Di Torino Via Traves 43 - mercoledì 21 febbraio, dalle 6 alle 10 del mattino


Mattatoio Di Torino Via Traves 43
mecoledì 21 febbraio, dalle 6 alle 10 del mattino

mercoledì 21 giugno 2017

Impronte di sangue lasciate da fantasmi

Ieri, 20 giugno 2017, via Traves, Torino, NOmattatoio 8

(ieri)

"Oggi durante il presidio, nessun camion è arrivato, ma un'altra sfumatura si coglie in questo luogo di non ritorno. I mezzi che trasportano i corpi ormai smembrati, mostrano il "sigillo di fabbrica"; due impronte insanguinate. Quasi a voler sancire la legittimità di tanta violenza". ti dice Rossella, lei che tra i presidianti sta organizzando da mesi proprio il NOmattatoio torinese. La sua è una visione, una riflessione suggestiva, che ti fa riflettere.
















E tu pensi - tanti pensieri, ma in cima alla fila, uno - hanno voluto nasconderli, gli hanno sottratto anche l'unica e ultima, estrema visibilità - che in qualche modo si lega al (ri)affermarsi delle individualità, che li riporterebbe al livello della dignità di essere vivente, ciascuno dei quali ama la propria vita e non la vuole perdere.



Tutti gli individui - centinaia e centinaia, almeno - che oggi dovevano morire macellati nei corpi-maiale, corpi-vitello, corpi-mucca, corpi-gallina -  hanno subito in sorte una doppia invisibilità, che li ha resi fantasmi due volte.
La prima volta è quando sono nati - già morti e di fatto mai esistiti, come individui - e tutta la loro esistenza è stata tenuta nascosta alla gente - ed è stata tutta fortemente invasa e manipolata e violentata. Noi, non li abbiamo visti. Né allora, né poi, né oggi.

Ma se pure li avessimo visti, per loro come invididui, nulla sarebbe cambito nel loro destino: la morte per dissanguamento e macellazione. Noi eravamo lì, oggi, per loro -  ma allo stesso tempo, non per loro, cioè proprio loro, cioè proprio oggi. Noi eravamo lì per altri loro, futuri, discendenti ancora per chissà quante generazioni. Fantasmi natimorti, ascendenti e discendenti di altri fantasmi, evocati solo per venire smembrati e distrutti: una colossale ecatombe progettata, programmata, costruita, prevista - stabilita e voluta. Sancita e legalizzata da una intera società.

Era come se noi, oggi, fossimo stati lì... per nessuno. Ed ecco la condanna della seconda invisibilità. (Ma questo essere lì per nessuno, è solo una illusione ottica, fidatevi).



Perché non li hanno portati al macello, quando noi oggi eravamo lì, proprio per loro? Proprio per questo: perché con noi sarebbero stati individui. Non in un senso astratto e ideale, ma assai concreto: occhi e sguardi forse si sarebbero incrociati, occhi stravolti da caldo, fatica, paura, dolore, confusione, disorientamento - con occhi spalancati per cogliere i loro movimenti, il loro muoversi passivo, occhi angustiati. E ancor di più: occhi pronti a diventare obbiettivi sensibili - obbiettivi, cioè capaci di cogliere una realtà negata e di coglierla con partecipzione, cioè sensibili - di macchine fotografiche, ipad, iphone e vari accrocchi tecnologici. Occhi pronti a esorcizzare, in minima parte, la fantasmaticità di corpi che invece esistono / sono esistiti / esistevano. Questo esorcismo si compie con lo scatto di un frame, di un fotogramma (una scrittura di luce: come ti piace il significato letterale!) che immortala - rende immortale.  Morto una volta, ma che poi non muore più e non morirà mai, finché quella immagine sarà osservabile. Ma che forse, se ci pensi meglio, è una diversa e ulteriore fantasmizzazione; e però in questa occasione, per questa volta, efficace a svelare, a mostrare, a pubblicare, a divulgare - un qualcosa che si mantiene nascosto: nelle periferie, nel bel mezzo di lunghi viali a percorrenza (troppo) veloce, tra cantieri e reticolati. Che Cosa vuole nascondersi? L'atto violento e reiterato su migliaia di corpi-a-perdere, una 'cosa' normale, che però non va bene che sia vista, scoperta, osservata, divulgata. Perciò, è prudente non offrirla agli occhi sensibili di persone che si danno appuntamento proprio lì, davanti al piazzale del macello - e lo fanno con costanza e ricorrenza.
O forse no. Forse tutto questo è un castello in aria costruito su fondamenta troppo idealistiche; e il fatto che non sia sia vista l'ombra di un trasporto, è solo coincidenza. In ogni caso... 





In ogni caso noi siamo lì per funzionare come cartelli segnalatori, come frecce indicatrici, come richiami all'attenzione di un posto che invece tutto desidera e auspica per se stesso, tranne che trovarsi al centro dell'attenzione. E questo, ai macellai è molto chiaro!

Noi - hai contato - oggi eravamo di più che le volte precedenti. Per la ottava volta consecutiva. Così, giusto per notarla, questa cosa, e immaginare che potremo aumentare, nelle prossime occasioni. Noi eravamo granelli di sabbia in un meccanismo ingranaggivoro, per rendergli indigesto il triturare, e farglielo ritardare. 
Per tutti i molti oggi di là da venire.






 

domenica 19 marzo 2017

NOmattatoio Torino 5- sabato 18 marzo 2017











Il mattatoio torinese è in via Traves, zona nord della città, abbastanza vicino allo stadio della Juventus e al parco della Venaria Reale (che in passato era la riserva di caccia dei Savoia sulle colline torinesi).

Non è 'fuori mano': è decentrato, come la maggior parte di queste strutture. Siamo in una zona a veloce scorrimento, al bordo esterno della vita sociale: qui non vedi alcun segno di accoglienza per la vita. Eppure, proprio di fronte allo spiazzo enorme del mattatoio, stanno costruendo dei condomini...

Sei andato al presidio con emozione: dopo tante partecipazioni solamente virtuali, ieri ti ci sei messo finalmente anima e corpo, dopo quasi due anni dal tuo primo presidio NOmattatoio di persona

Al sabato, il mattatoio torinese, è chiuso. Non arrivano i tir della morte, ma c'è un modesto viavai di camion, fugoni, auto e un paio di mezzi della nettezza urbana.
Siamo di fronte a una strada dove le auto corrno veloci, sempre in accelerazione, ché, dopo la curva che le immette sul rettilineo, non ci sono semafori, è insomma un invito a premere sull'acceleratore.
Però, qualche automobilista ha rallentato...

Ti è sembrato un ambiente ostile, a conti fatti. Non solo perché siete di fronte a un luogo progettato e costruito per produrre dolore e morte, ma perché intorno a voi non c'è altro che cemento, asfalto, alberi magri e erba che avrebbe bisogno di una bella pioggia.

Pioggia - anche metaforica - di cui noi presidianti non eravamo che una gocciolina. Ma la goccia buca la roccia, e i piemontesi sono specializzati nel fare le cose in modo piano ma costante.
Per cui, speri e ne sei convinto, il presidio torinese crescerà, e si vedranno tante più persone a ciglio strada, ciascuna con in mano i cartelli, da far vedere agli automobilisti che passano veloci e smemorati di quello che stanno attraversando.

Un mese dopo l'altro...

mercoledì 20 maggio 2015

NOmattatoio continua, siamo al sesto presidio

in viale Palmiro Togliatti angolo Piazzale Pino Pascali, Roma





Per quanta giustizia possa esserci in una città, basta la presenza del mattatoio a farne una figlia della maledizione. (Guido Ceronetti)

Non servono riforme, serve la cessazione dello sfruttamento
Non serve una riforma sul funzionamento dei macelli o degli altri centri di sfruttamento degli animali. Non esiste un modo "giusto" o accettabile di uccidere e sfruttare gli animali.

 "Torniamo davanti al mattatoio di Roma per dare visibilità all'indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l'inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali."

Poiché il giorno si avvicina, poiché ho messo che parteciperò, ho promesso che la mia partecipazione sarebbe stata attraverso il video del blog, dato che  - per ora - Roma per me rimane lontana...

Intanto, sul sito ufficiale potete (ri)scoprire e conoscere la campagna  coraggiosa contro i macelli, luogo della destinazione finale al colmo di una vita di sofferenze, paura, privazioni, negazioni totali.

Per scoprire che la campagna non ha bandiera ideologica, non ha luogo geografico specifico; e  infatti ha già avuto luogo almeno una volta a Torino, lo scorso mese.
Potete anche scoprire che, se volete, potete fare la stessa cosa nella vostra città, davantio al 'vostro' macello... e diffondere a macchia d'olio le voci di quegli umani che si uniscono alle voci disperate degli altranimali incarcerati nel braccio della morte.
A me, questa possibilità, di agire concretamente e in prima persona, facnedo del gruppo Nomattatoio un insieme di individui sempre più granmde, piace molto. E a voi?

venerdì 20 febbraio 2015

NOmattatoio

Fonte: NOMattatoio. Le foto nel sito sono di Marco Cioffi e Andrea Cavalletti

Dopo due presidi (il primo il 20 dicembre 2014, il secondo il 31 gennaio 2015), a pochi giorni dal terzo presidio, 
sabato 28 febbraio 2015
sempre davanti al mattatoio di Roma, nasce il sito ufficiale NOmattatoio, di questa iniziativa di singoli attivisti.

Avrò l'occasione per riparlarne, molto presto.



Mattatoio: sostantivo, maschile - luogo in cui vengono macellati gli animali: mattatoio comunale.
Etimologia: deriva da 'mattare'

MATTATOIO . ABATTOIR. MATADEROS. SCHLACHTHAUS. MATADOUROS. SCLACHTERIJ. SLAUGHTERHOUSE. SLAGTESTED. TEURASTAMO. SLAKTERI. 

MACELLO. SCANNATOIO. AMMAZZATOIO.

mercoledì 20 agosto 2014

Per Daniza, Presidio davanti al Ministero dell'Ambiente

Fonte: GardaPost.it

Titolo senza fronzoli.

Venerdì 22 agosto si terrà una manifestazione stabile davanti al Ministero dell'Ambiente (ovviamente a Roma) dalle ore 11,00 alle ore 15,00 per chiedere la revoca della decisione di catturare Daniza. 

Il presidio si svolgerà sotto forma di protesta pacifica ed è stato regolarmente autorizzato dalla questura

Date una mano a diffondere e condividere l'evento sui vari social.

C'è un evento su Facebook, QUI

Per aiutare Daniza a resistere

PS
Il GardaPost riporta in questo articolo i consigli del Corpo Forestale dello Stato: cosa è meglio fare quando si ha la "fortuna dell'avvistamento" di uno o più orsi. Sono consigli condivisibili, al limite mi fanno venire in mente quei consigli di 'buona educazione' che si dovrebbero seguire quando si entra in casa altrui o quando ci si trova in un posto di cui nulla si conosce. E niente potrebbe essere più  vicino a questa situazione del fatto di entrare in un bosco, in una foresta, che è la casa naturale di altri 'altranimali': siamo noi gli ospiti (anche troppo indesiderati), accolti più o meno forzatamente. Troppo spesso ineducati, o maleducati, quando non prepotenti invasori. 
Quando poi capita che i padroni di casa protestino per la nostra invasione, si ritrovano nella aberrante situazione di avere torto anche quando hanno tutta la ragione dalla loro parte. Ma è tipico dei prepotenti... accusare di prepotenza chi invece sta soltanto affermando le proprie richieste.
La resistenza animale, quindi, ben lungi dall'essere una incomprensibile gestualità 'ferina' o 'bestiale', è in realtà una azione che punta a far valere la propria libertà, la propria incolumità, la propria sicurezza. 
Può essere un inizio di apertura di rapporto reciproco, di ricerca di terreni comuni? Sì, ma solo se gli umani smetteranno di essere convinti che tutto gli appartiene senza discussioni. Tutto: l'aria, l'acqua e le singole vite degli altri abitanti di questi luoghi.
(Il motto del prepotente egoista è: "quel che è mio è mio, quel che tuo è mio").
Io credo che si siano accorti delle possibilità di dialogo, tutti quelli che hanno protestato e che hanno escogitato l'azione del presidio, per porsi come tramite tra le richieste dell'orsa mamma e dei suoi figli e i comportamenti irriflessivi e punitivi sempre in procinto di venire scelti come prima e quindi purtroppo unica azione da intraprendere contro l'animale 'feroce' che ha 'aggredito'.

PPS 
L'orso ha popolato sempre l'immaginario umano.
Naturalmente, spesso la fantasia umana lo ha ricoperto di simboli e paure troppo-umane, che lo hanno nascosto, facendolo sparire sotto strati di simboli (che non hanno impedito di 'esorcizzarlo' catturandolo e rendendolo zimbello ridicolo e sofferente nei circhi, ad esempio).
Mi vengono in mente però, almeno due modi di raccontare gli orsi, che - pur con mille ipoteche - tolgono qualche strato e ci lasciano intravvedere un orso più 'vero'.
Sono un film e un fumetto di Jiro Taniguchi. (Il link del fumetto rimanda a un forum, con moltebelle illustrazioni).  Ci tornerò...

sabato 22 febbraio 2014

Animalisti in strada

 GLI ATTIVISTI DEI CANI SCIOLTI, FRONTE ANIMALISTA, ANIMALISTI TRENTINILES CHIENS DES RUES ITALIA,
VEGetariANI di Novara e Provincia HANNO DATO VITA AD UN PRESIDIO INFORMATIVO CONTRO IL CONSUMO DELLA CARNE, SUI MACELLI E SUGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI. GO VEGAN ANIMALI LIBERI.


Sono un animalista che è anche un pubblicista, cioè giornalista. I presìdi sono una delle occasioni in cui le due cose arrivano a coincidere.
Nei presìdi - come nei banchetti ma in modo più diretto e forte - si ha l'esperienza di venire a contatto con ogni genere di comportamento e reazione di umani, sorpresi nel loro quotidiano inconsapevole degli animali che gli sono accanto. E di questo voglio parlare. 

Ma prima, due parole sui 'suoni' che ho sentito, la colonna sonora senza musica dei filmati-testimonianza.
Ho capito che: ogni mucca, vitello, ogni gallina, pulcino, ogni maiale, trascina costantemente tutta la sua esistenza di dolore, in mezzo a suoni di ferro. Ringhi, stridori, sibili, soffi, clangori, sussulti sbattenti di cancelli, sbarre, trappole, scoppi di pistola, tonfi di corpi, urla spietate, tocchi secchi dei bastoni. Seghe che mordono, martelli che pestano, catene che tirano. Piedi che calciano. Tenaglie che afferrano Strappi cocenti. Urla di umani feroci, risa, insulti, aggressione sonora. Freddo. Vento.
Su corpi piegati e piagati, per i quali non esiste MAI nient'altro che questo. Riuscite a immaginarlo? Vivere una esistenza così?
(Mi sono rimaste impresse alcune sequenze: il bimbo maialino che agonizza nella polvere grigia del pavimento lurido della sua prigione buia; il piccolo pollo che ha le zampe spezzate e si rotola in una sporcizia di piume, sterco, sostanze chimiche; la mucca esausta, lentissimamente tirata su dalla carrucola agganciata alla sua zampa  - e sembra la tortura del 'tratto di corda' medievale -, il vitello inscatolato nelle pareti-vasca di ferro prima del proiettile captivo; la scrofa che, rassegnata e stanca, cammina nel verdastro pallido corridoio delle gabbie, sculacciata da una impaziente umana e ritorna nella sua gabbia di contenzione).

Quella del presidio, dunque. E' un'esperienza che vale la pena di vivere, anche se non è facile, perché i sentimenti di frustrazione, il senso di burn out, sono in agguato: si rischia di arrivare a provare solo rancore verso questi umani indifferenti, a decine, a centinaia, quanti se ne possono incrociare in un pomeriggio. Anche se piove.
Eppure, il rancore è proprio il primo sentimento da evitare:  il rancore è un blocco che zavorra al passato, e impedisce di muoversi bene nel presente, che è l'unico istante di tempo importante. Esattamente come per gli altri animali. Senza contare che è nel presente che possiamo tentare di costruire cose per rendere diverso il loro-nostro futuro di animalituttinsieme.

Senza il rancore, sarà possibile osservare questi umani, sarà possibile ascoltarli. Per capire perché non si smuovono, e che cosa invece potrebbe svincolarli dai pensieri prefabbricati della pubblicità consumistica, dell'inganno della 'carne felice' e del 'macello compassionevole'. Quel pomeriggio di domenica 16 febbraio 2014, a Novara, cittadina piemontarda grigiotta e bigiotta (e bigotta?)  piuttosto anziché no, se ne son viste sfilare un bel po', di persone, sorprese nel loro amorfo esibizionistico passeggio ('fare le vasche', si dice in città), lungo il Corso, per vedere, farsi vedere e spettegolare; per farsi catturare dalle vetrine, per arrabbiarsi della pioggerellina; per portare i bimbi alla festa di Carnevale: tutte queste pigrenormali attività sono incappate a un certo momento nel cerchio del presidio degli Animalisti, strategicamente piazzati all'Angolo delle Ore, imprescindibile luogo - fisico, topografico, toponomastico, culturale, storico - della città. Insomma: i maiali sgozzati non si potevano non vedere, né tanto meno non sentire.
 
Ci sono quelli che tirano dritto, passando in mezzo al cerchio del presidio, come se non esistesse; ci sono quelli che guardano ostentatamente davanti a sé, si irrigidiscono, serrano le labbra e forse chiudono anche le orecchie (perché i 'suoni' sono inequivocabili); ci sono quelli che il volantino "grazie ma ce l'ho già" (?); ci sono quelli che si fermano e diventano increduli, spaventati, pietrificati e avvinti da ciò che vedono; qualcuno fa battute irriferibili (perché non meritano di esserlo); quelli che 'la coscienza basta lavarla' (una frase che, a ripensarla in tutti i suoi risvolti e possibili conseguenze, fa venire i brividi: ecco la banalità del male su cui prosperano le dittature). E via passeggiando.

Qualcuno - pochi - si interessa, chiede, possibile che sia davvero così? ma i polli sofforno meno? e i pesci? ma perché li uccidono?

Se gli occhi si possono chiudere e se la testa si può voltare, le parole degli speaker non si possono ammutolire, sono parole accorate che si sentono anche da lontano. La parola che prega, che si appella, che chiama, che pretende, che racconta e che descrive le immagini, ne diventa didascalia per accentuarne la forza e far comprendere il reale significato di quel che si vede; o anche per aggirare gli occhi chiusi e far arrivare comunque un racconto a chi si trova lì. La parola, in questa circostanza, traduce le grida di dolore e terrore degli animali macellati e torturati.

La parola dovrebbe servire per contestualizzare queste immagini, la cui violenza può forse azzerare in chi osserva ogni capacità cognitiva. Allora, chi ha avuto il coraggio di guardare e comprendere, perché sostenuto da un'etica diversa e inedita, chi ha filmato, deve farsi carico di spiegare e raccontare, ciò che le immagini mostrano, senza filtri, senza pausa.

Alla fine della giornata, le mie domande non trovano una risposta definitiva. Anche se i pensieri e le idee muovono certi passi.
Ecco le domande: Serve mostrare immagini del genere? Serve raccontare? Serve dare - oltre alle immagini, in coda al racconto - degli strumenti per andare oltre a chi a quel punto ne sente la necessità? O bisogna lasciare che ciascuno decida di cercare da solo, emozionato da ciò che ha visto, ma lasciato senza una bussola?
Come sempre, le mie sono domande genuine, per problematizzare i modi di lotta, impegno e dialogo di chi ha a cuore la sorte degli animali e si pone di fronte al resto della società. Nell'unico interesse degli animali altri nostre vittime indifese.
A ogni domanda - è ciò che spero - dovrebbe corrispondere un'apertura di una strada, di una alternativa, di una strategia, a vantaggio degli animali.

La mia esperienza personale è che furono immagini simili che mi fecero fare i primi ragionamenti e decidere le prime scelte quando ero ancora piuttosto giovane (un filmato di agnellini scaricati da un camion di ferro, usando la macchina che in gergo si chiama 'ragno', perché dotata di una enorme morsa di pale di ferro, disposte a mo' di zampe meccaniche sul corpo dello snodo idraulico); ma poi, dietro a quelle immagini, arrivò la volontà di capire, di conoscere, di leggere, e di continuare a guardare (quando il mio primo cane scappò e venne ritrovato in canile, venne riportato a casa insieme a un libro, che conteneva tante immagini, sia belle che raccapriccianti; ma questa è un'altra storia). Ma forse, ciò accade per via di una predisposizione individuale, latente fino a quel momento.  Forse, tuttavia, accade ad altri ciò che capitò a me.
Non posso dire che effetto abbiano queste immagini su chi oggi le guarda, posso solo sperare sulla statistica: per cento (dieci?!) umani che le guardano, uno sentirà il bisogno di iniziare un cammino simile a quello che incominciai io tanti anni fa. Tuttavia, cogli anni ho scoperto quanto possano essere suggestive, evocative, potenti, seducenti e convincenti le immagini degli animali liberi. Ne ho appena parlato, e ne parlerò ancora, non è un discorso che si esaurisce in due post. Al contrario, e per fortuna.
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