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giovedì 23 luglio 2020

Marco Colombo, naturalista fotografo: come trattare orsi e animali marini delle pozze di marea



Ursus arctos marsicanus
nuova generazione
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, Abruzzo



Gli orsi sono sempre al centro dell'attenzione. In generale, gli animali tutti sono sempre sotto l'attenzione - spesso indesiderata e molesta - degli umani. Ne ha parlato anche il naturalista fotografo Marco Colombo, in alcuni suoi post feisbucchiani. Tu e Marco avete già scambiato un dialogo qualche anno fa: l'ultima vostra chiacchierata risale al dicembre 2016.
Nella foto, Marco ha ripreso due giovani orsi marsicani, che esplorano in Abruzzo le lande del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio Molise.



venerdì 22 maggio 2020

Intervista a Federica Timeto, intersezioni vitali




Federica Timeto collabora per la rivista 'Liberazioni' ed è lì che hai letto suoi articoli molto interessanti, da rivedere - specialmente quando parla di arte e animali.
La ritrovi qui, in questa iniziativa, col suo discorso dichiaratamente antispecista - che perciò spicca e risalta su tutti gli altri. Ecco perché è stata una occasione di grande approfondimento di pensiero farle questa breve intervista. Le sue risposte sono ad ampio raggio, sono aperte e infatti suscitano altre, nuove domande.

martedì 19 maggio 2020

Il cielo alto del principe





All'inizio della quarantena, quando la primavera era soltanto imminente, un bel giorno, mentre eri fuori insieme ai cani, una consapevolezza improvvisa ti ha raggiunto e da quel momento tutto è cambiato. Fino a quel momento, era stata una sensazione subliminale - così come subliminale era stato il suo contrario, prima che la chiusura impedisse tutti gli spostamenti. Hai alzato gli occhi dall'orizzonte al cielo, e...

Il cielo azzurro era un unico orizzonte blu, una distesa senza confini e senza interruzioni. Nessuna traccia di areoplano lo attraversava - e il silenzio era assoluto. 


venerdì 13 dicembre 2019

Come sfamare gli uccellini

una bella cinciarella


Inverno, ormai, piombato improvviso e rigido sulla pianura. Gli uccellini - e i topolini - sugli alberi (pochi) e nei campi, hanno fame.
C'è un modo, per chi vuole, di sfamarli.

lunedì 25 febbraio 2019

Ricordi cani

Maika, Lisa e Chicco


Tanti ma tanti anni fa, quando eri poco più di un bambino, morì la tua prima cana, Bella. Il caso fortunato volle che tu fossi lì presente. Non te lo sei dimenticato mai più. Quando morì Bella, tu avesti questo pensiero folgorante, in modo del tutto naturale: "adesso è dentro nel mio cuore, in un posto sicuro, dove nessuno potrà mai raggiungerla per farle del male. è in una bella situazione ed è fortunata". Da ragazzino eri molto più coraggioso e netto di ora e avevi idee più chiare e decisioni più pronte.



martedì 13 novembre 2018

...che le foglie aspettano - (alcune poesie di Olmo Vallisnera)







... tre poesie, lunghe poesie in liberi versi, proposte qui sotto.
Le hai sentite lette dal loro autore, Olmo Vallisnera, poeta che è attento agli animali. Infatti, lo hai conosciuto al MiVeg, questo anno. E lì, per la prima volta, hai ascoltato le sue poesie, proprio queste tre...
Felice lettura: a parlare con Olmo -di poesia, di animali- tornerai quanto prima.



sabato 22 settembre 2018

Chi lo dice: Atto di Dio



Tu sei un blog che ha quasi cinque anni. Sei il blog di Giovanni, che ti ha fatto nascere quasi cinque anni fa. Ti ha fatto nascere perché voleva un blog, che fosse tutto suo, e sul blog voleva scrivere delle cose che gli interessavano.

Tu sei un blog che, quando si guarda dentro, si scopre pieno di immagini e ancor più pieno di parole. Ma forse, parole e immagini, sono quasi a pari, perché c'è stato un anno intero, o quasi, quando sul blog, di parole, non ne sono apparse nemmeno una.

A te, blog, comunque, ti hanno detto che ti chiami La Confidenza Lenta. Ti piace come nome, ti fa immaginarti in un posto, dove sei per raccontare storie. Un giorno, ti piacerebbe raccontare la tua, di storia. Oggi, però, devi raccontare un'altra storia.

Questa altra storia che devi raccontare, apparirà sulla tua pagina, perché sei un blog che si presenta fatto di pagine e queste pagine scorrono sugli schermi dei computer di chi viene a visitarti.

Questa altra storia la devi raccontare, ma è un dovere che è anche un piacere. Così, puoi dire anche che sei un blog che la storia, questa storia, la vuole raccontare.

Così, ti accorgi che, in men che non si dica, le storie che vuoi raccontare, sono già due.
Una però deve aspettare: quella che deve aspettare e la storia che parla di te, che sei il blog La Confidenza Lenta, che Giovanni ha fatto nascere quasi cinque anni fa.

Invece, non aspetterà la storia dell'Atto di Dio: che è una storia raccontata da Giacomo Nanni...


domenica 12 marzo 2017

Love - la volpe


edizioni BD


Ti sei arrampicat* fino alla cima dell'altura, in mezzo al bosco, che è caldo e olezzante, anche se immerso nell'ombra. Sei nel punto più alto nel raggio di molto chilometri e ci sei arrivata con determinazione e pazienza, un passo dopo l'altro. Non eri mai stata sulla cima e oggi ti è venuta la curiosità di vederla, annusarla, per scoprirla e conoscerla. 
Se alzi lo sguardo, oltre i tronchi e le molte foglie, vedi il bosco rosso, giallo e rame dei cespugli bassi e forti, sul pendio di fronte; e, come incastrato tra le due pendici boscose, il luccicare azzurro e ammiccante di abbagli del mare, azzurro profondo.
Torni a immergerti nelle radure e tra gli alberi.
La tua vita si svolge in questi spazi, insieme a molti altri individui di altri animali, con abitudini diverse e i loro comportamenti, che spesso ti sorprendono.
La vostra casa, l'isola grande che emerge dal mare profondo color del vino, sta per cambiare completamente, improvvisamente, e violentemente.

Questa storia ha la magia della assenza delle parole. I veri incantesimi sono quelli agiti con tutti i sensi e i movimenti del corpo - dei corpi, nel fluire inarrestabile della vita, qualsiasi sia la forma che ha preso, una contingenza individuale sempre e comunque destinata a ritornare a indistinguersi nel flusso vitale. Eppure, è molto simile al bel libro "L'estate della collina", in qualche modo ne condivide l'approccio. In quel libro le tante parole pennellano immagini quasi statiche; qui le immagini raccontano storie mozzafiato. Ma tutte e due gli sguardi provano decentrarsi dall'antropocentrismo (secondo te, grazie anche ai mezzi impiegati, la storia grafica ottiene con maggior efficacia questo intento).

Scrivono in esergo i due autori, Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci:
"NEL REGNO ANIMALE LE BESTIE NON SI AMANO.
MA NON SI ODIANO NEMMENO.
L'AMORE E L'ODIO FORMANO UN TUTT'UNO.
UN TUTTO UNIVERSALE, UN INSIEME SUPREMO
CHE SI POTREBBE DEFINIRE DIVINO, O ANCORA, AMORE.
UN AMORE CHE L'UOMO NON RAGGIUNGERà MAI."

Una frase intrecciata di strani opposti, detti in un modo che ti crea delle zone grigie, proprio ai bordi della vista, quegli oggetti sull'orlo della percezione, che si riesce a guardare solo girando gli occhi di lato, ché se provi a guardarli direttamente, spariscono.
Ti sembrano strane, per esempio, parole come 'odio' e 'bestie', due spie di una visione per forza di cose (?) plasmata su misura umana. Eppure, si intravede un che di vero, e di avvertibile che è autentico, nel tutto universale, e che rimane irragiungibile per l'uomo proprio perché è propenso a usare parole che esprimono concetti come 'odio' e 'bestie': parole che tagliano e che creano separazioni, confini, barriere, laddove invece non ne possono esistere - pena il disseccamento e la morte per aridità.

Amore è in effetti una parola più giusta: non per sentimentalismo, né per effettuare una distorsione prospettica diversa ma simile a quella che si impunta a rendere separato l'uomo dagli altri animali e da tutto il vivente. Bensì perché se amore significa creazione di relazione, allora è proprio la relazione, l'interscambio - esplicato in tutti i modi possibili, compresi quelli rapidi, unilaterali e aggressivi - che anima l'intero flusso vivente.

La storia, affascinante in quanto priva di parole, ne è un tassello perfetto come esempio. Tutti gli animali coinvolti nel cambiamento dell'isola, si trovano in certi momenti a incontrarsi e scontrarsi, assecondarsi o intralciarsi e ciascuno di loro non perde la propria individualità, né il proprio punto di vista - anche se il punto di vista principale è quello della piccola volpe, in gara con se stessa - così sembra, così ti sembra, fino alla fine rivelatrice - e in competizione con l'isola, per la quale corre e salta a perdifiato in tutto il racconto. La volpe ha un pensiero, ha una meta, ha una speranza, ha una preoccupazione, ha un piano, fa tutto quello che fa perché vede se stessa non da sola e viva oltre il pericolo. Arrivi a capirlo nello stesso momento in cui la vedi arrivare fino alla fine, e scopri con lei - che ritrova e riscopre - l'ago della sua bussola.

Alla fine, la luna scintillerà sulla cenere. A giorno fatto, le volpi torneranno a correre nel ripido scosceso prato, a picco sul mare, lo stesso punto dove prima c'era un altro pezzo di bosco  e adesso ondeggia il mare.

domenica 6 aprile 2014

L'estate della collina

La copertina del libro

Se siete animali che respirate per vivere, mentre leggerete le pagine di questo libro, vi accorgerete che forse potreste respirare meglio di come già fate.
Ve ne accorgerete perché la lettura stessa delle parole in queste pagine - il modo in cui si srotolano, insieme alla vita che raccontano - vi indurrà a un respiro più lento e profondo. Vedrete da voi stessi quanto invece siamo obbligati a un respiro corto e affannoso nella fretta di tutti i giorni.  E desidererete invece di poter respirare sempre al ritmo della vostra natura essenziale di viventi.

E' un libro che secondo me si può leggere in due modi. Piccola prermessa: le storie raccolte sono frutto di anni di sguardi e di giornate in luoghi dove l'uomo è una creatura immaginaria. Lo dice Baker stesso, prima di iniziare: "In questo libro sull'estate inglese non mi sono limitato a riportare le esperienze di un'unica stagione. Nella mia descrizione di dodici paesaggi diversi confluiscono i ricordi di molti anni".

Il primo modo è quello consueto: si apre il libro e si comincia a leggere, arrivando piano piano fino alla ultima pagina. (Ma non dimenticate di leggere la postfazione del traduttore Salvatore Romano, che vi inviterà a pe(n)sare meglio le sfumature delle parole). Cioè: in qualsiasi momento dell'anno, lo leggete come un libro di racconti (e se lo fate di inverno, garantito che vi riaffioreranno le sensazioni odorose e tattili dell'estate).

Il secondo modo è quella di iniziare ad aprire il libro in aprile, e arrivare alla fine per chiuderlo, in settembre. Cioè: poiché i racconti iniziano nel mese di aprile e terminano nel mese di settembre, il primo finesettimana di aprile, fate una gita fuori città, portate con voi i cani, oppure salite in sella alla moto e andate lontano, col libro con voi. Vi scegliete un posto al riparo da troppi umani e ... leggete. Un po' di aprile oggi, un altro po' il prossimo fine settimana. 
A maggio fate la stessa cosa col mese di maggio
A giugno fate una lettura uguale del mese di giugno
A luglio fate la stessa cosa col mese di luglio
In agosto - col suo caldo - vi rinfrescate con la lettura del mese di agosto
A settembre, assaporate l'autunno imminente leggendo le pagine del mese di settembre.

Io, per ora, l'ho letto nel primo modo, ma cercando di fare un po' come col secondo modo (non ci sono riuscito, perché avevo iniziato tardi, già in luglio).
Adesso siamo in aprile: indovinate come ricomincerò a leggerlo ora? (e già, perché, c'è un terzo modo, ed è di rileggerlo ogni anno).

"Era meraviglioso pensare che un frammento di vita così minuscolo potesse volare nella più completa oscurità, sotto la pioggia battente, cantando in modo così bello e preciso per nessuno a nessuno, senza nessun motivo: solo per continuare a essere se stesso". (p.59)

(le frasi che ho sottolineato - ce ne sono molte altre - ma non ve le scrivo tutte qui, sarebbe come guastarvi le emozioni delle pagine lette da voi).

L'ESTATE DELLA COLLINA
JOHN ALEC BAKER – TRAD DI SALVATORE ROMANO 
2008 – GEA SCHIRO' EDITORE – PALERMO – P.175 - € 16.00

venerdì 13 dicembre 2013

Il cervo

fonte della foto: Facebook, da Internet

 Non so da dove né come iniziare.Perché oggi, ho accarezzato e baciato un cervo, davanti ai cacciatori che lo avevano appena ucciso coi loro fucili dotati di telemetro, in Valsesia. Le emozioni sono mille, i pensieri duemila, tutti intrecciati: e così, i dubbi e le domande sono tremila.

Forse se inizio dal principio. La Valsesia è una valle chiusa. I suoi abitanti, nei secoli, hanno acquisito durezza di carattere e di cuore, che nel XXI secolo, non si è mitigata, nemmeno nei più giovani.
Eppure, ho amato e amo questi LUOGHI, anche se faccio grande fatica con le persone che li abitano – e questo è anche un mio punto debole, ne sono cosciente.
Proprio per questo, ho passato molti significativi anni della mia vita tra questi boschi. Anche questa mattina, ero a passeggio con i miei cani. Eravamo vicino alla riva di un fiume: prato innevato sotto il sole lontano del mezzodì di dicembre, grandi sassi della riva, e davanti a noi boschi sulle pendici già in ombra. Si può pensare qualcosa di più rinfrancante?

Di colpo. A distanza non troppo breve,risuonano quattro potenti detonazioni: tutte le rocce delle montagne intorno, coi tronchi dei loro alberi, e i rami suoi tronchi, e gli aghi e il fogliame sui rami, e gli animali tra i tronchi, i rami e le radici, ne risuonano, ogni volta,  a lungo. Tremano, come trema il mio animo, perché capisco al volo che cosa ho udito: spari di fucile. Vorrei che fossero andati a vuoto, ma scoprirò a breve che non è stato così.

Vicino alla bella passeggiata – che tale è per una persona di città, e chissà invece che cosa rappresenta per un montanaro che vive qui tutto l'anno – c'è un accogliente pub – che definire bar è riduttivo, e chiamare locanda è fuorviante. Lasciati i cani in auto, entro per bere un caffè. Di lì a poco, arriva il pick up dei cacciatori. Col cervo disteso e legato con le corde.
Sono quattro, o cinque, li conosco quasi tutti; solo uno, dal modo di muoversi e di parlare, non sembra originario del posto.

Se sul subito mi rifiuto di uscire, quasi da un secondo all'altro, invece, cambio idea: penso che lo devo al cervo, almeno un gesto di rispetto, di saluto. Mi faccio coraggio. Esco. Sono vigile, mi accorgo di notare ogni minimo dettaglio. Mi avvicino al pick up, in fondo al parcheggio della piccola piazza. Mi vedono, sanno chi sono, non mi bloccano, ma nemmeno mi fanno passare. Ridono. Un bambino che di sicuro frequenta già le elementari, è arrampicato sulla sponda, spinge il torace inerte del cervo con la piccola mano. Ride. Guarda suo papà, che è tra i cacciatori. È un bel bambino, e conosco suo padre. Chiedo permesso a uno dei cacciatori, che mi volta le spalle e intanto afferra il palco di corna e muove la testa del cervo, come fosse un pupazzo. Chiedo permesso, si scosta e così posso avvicinarmi al cervo. Noto le ferite, varie, sul corpo non così grande. Sento in lontananza, che parlano di come lo hanno braccato e sparato, di quanto può pesare e valere, di quanta carne, di cosa fare col palco, e altri discorsi (prezzi, leggi, tasse, qui tutto è misurato con questi criteri)... ma le loro parole sono in sottofondo. Guardo solo lui, vorrei che potesse vedermi anche lui. Lo accarezzo, più volte. Poi decido che non basta, e perciò di baciarlo in fronte. Il pick up è molto alto, riesco a baciare la mia mano, e appoggio il bacio sulla sua fronte, gli sussurro parole. Sento uno dei cacciatori, che ben mi conosce, esclamare qualcosa, ma è in dialetto che non comprendo. Alzo gli occhi, mi accorgo che il bambino mi guarda con gli occhi sgranati.

È tutto. Il fatto è tutto qui. Ma mi scardina dentro e pensieri escono a valanga. Come doveva essere bello questo cervo, stamattina, all'alba, col ghiaccio che esce dalle narici nel respiro, gli occhi attenti, le orecchie che si muovono; lui sente il calore del proprio corpo, è giovane, la luce sta tornando nel bosco, perciò è felice. Ha fame e inizia a cercare cibo. Ce n'è poco, forse perciò si avventura vicino ai luoghi che puzzano delle cose dei duegambe-senza-corna, anche se ciò lo agita. (scoprirò che sono due settimane che gli danno la caccia: in 4, o più, coi telemetri, coi mirini, nutriti, loro, e al caldo... vigliacchi: credo che lo abbiano sorpreso tradendo la sua ingenuità della gioventù).
Come si sente vivo! Chissà se c'erano altri cervi con lui, chissà se invece era solo, ma fiducioso nelle sue forze, e sentiva nell'aria messaggi odorosi di compagni della sua specie.

Tutto questo, agli umani col fucile e gli occhi piccoli e le rughe nelle facce tirchie e tirate, specchio di cuori avidi e gelidi, non interessa. Loro lo vedono come un'pezzo' di qualcosa da smembrare, mangiare, vendere, scaricare, gettare.

Ho già detto anche troppo. Mi fermo, non perché non ci siano altri mille pensieri, ma perché di più di così, vorrebbe dire togliere dignità e rispetto a questo cervo, e spazio al mio desiderio di poterlo salutare col mio addio dal profondo della mia anima.

Ricordo solo – per chiudere con l'incanto e la speranza - un altro Grande Cervo che vidi anni fa: io ero in auto, lui era appena fuori da una galleria che sbocca sul tratto finale e rettilineo della valle. Grande al chiaro di luna, davvero maestoso. Senza paura, mi guarda. Si allontana, procede senza fretta, seguito dalla sua compagna e dai loro due figli. Torna nel bosco: una incarnazione magica. 

Postilla: ho scritto questa nota di getto, incerto se pubblicarla, ma incoraggiato a farlo da amiche preziose. Ha suscitato commozione su Facebook, e si è diffusa tantissimo in poche ore. Dico questo, non per vanto, ma perché mi conforta interpretarlo come un segnale di speranza.. Un'amica ha detto una cosa che mi ha fatto molto pensare: che in qualche modo il cervo ha "scelto" questa fine (se loro percepiscono altri mondi e hanno un senso diverso del divenire), per incontrarmi, per incrociare il mio destino e che io vedessi quanto è cruenta la caccia, dopo averne solo e sempre parlato. Così, non devo lasciare tutto ciò come inaccaduto... e sono davvero grato a questo nobile individuo.

martedì 3 dicembre 2013

Animali in luce atmosferica, le foto di Marco Colombo



Premessa-lampo: una delle cose più gratificanti cui mi capitò di lavorare come pubblicista, fu la serie di interviste a persone che hanno a che fare con gli altranimali, che scrissi per un mensile locale novarese ormai scomparso dalle edicole. Un modo per unire passione, attenzione per gli altranimali e attività scrittoria. Una esperienza che voglio provare a riptetere qui - se possibile, con un grado di libertà anche maggiore, e con una sempre elevata  attenzione alla qualità delle immagini e al significato emotivo che possono comunicare. Fine della premessa. La parola a Marco Colombo (qui sotto, ritratto in bianco e nero da E.Manca)...


 
Marco Colombo, classe 1988, è un fotografo naturalista, laureato presso l'Università degli Studi di Milano in Scienze Naturali. Al suo attivo ha moltissime pubblicazioni, mostre e proiezioni, grazie alle fotografie di animali e piante italiani ritratti nei loro ambienti naturali (il suo sito: www.calosoma.it). Lo abbiamo "incontrato" attraverso i suoi scatti, esposti in mostra, nell'estate 2013, presso i locali dell'Albergo Rosetta di Scopello. Una delle foto esposte ha vinto un premio prestigioso… 

PARLIAMO DELLA MOSTRA CHE CI HA FATTO METTERE IN CONTATTO.
La mia mostra fotografica “Natura Inaspettata”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano (AFI), è un tributo alla natura italiana. Una serie di incontri ravvicinati che ho avuto con volpi, testuggini e gabbiani…e tanto altro! Tra le foto esposte alcune hanno vinto premi internazionali e una, in particolare, ritrae una biscia dal collare accanto a una cascatella proprio in Valsesia e ha vinto il primo premio della categoria “Animal Portraits” nel concorso BBC Wildlife Photographer of the Year 2011. Scopello è una località incantevole per villeggiare e i gestori dell’Albergo Rosetta, sono stati molto gentili ed ospitali nel concedermi questa bella location.

ANCHE RECENTEMENTE, COMUNQUE, RIPARTIAMO DA UNA MOSTRA: VUOI RACCONTARE GLI ANTEFATTI E LO SVOLGIMENTO DELLA SERATA E DELLA MOSTRA AL MUSEO MINGUZZI DI MILANO? SI TRATTA DI UNA OCCASIONE PARTICOLARE?
Anche quest’anno, come il precedente, sono stato invitato dall’Associazione Culturale Radicediunopercento a tenere una serata/proiezione nella splendida cornice del Museo Minguzzi di Milano, che ormai da tempo ospita annualmente la mostra del concorso Wildlife Photographer of the Year. È per me sempre un onore e quest’anno l’afflusso è stato notevole durante l’incontro dedicato a me: il pubblico era accalcato su sedie, scale, ringhiere e muri, è stata una piacevole sorpresa…ho proiettato in anteprima assoluta l’audiovisivo “Le stagioni della luce”, realizzato con le mie foto da Edoardo Tettamanzi, per poi lanciarmi in una chiacchierata sugli “Incontri d’acqua”, ovvero aneddoti e storie relativi ad animali incontrati in mare e nei fiumi, nei laghi e nelle paludi.

CHE COSA ATTIRA COSI' TANTE PERSONE A UNA MOSTRA DI FOTOGRAFIE DI ANIMALI?  CHE COSA ATTIRA DI PIU': L'ASPETTO ESTETICO E ANCHE TECNICO DI UNA BELLA IMMAGINE CON UNA SUA STORIA DIETRO, COME UN'OPERA D'ARTE; O ANCHE IL DESIDERIO E LA CURIOSITA' DI CONOSCERE E VEDERE ANIMALI CHE MAGARI NON SI HA L'OCCASIONE DI INCONTRARE MAI, O -CHE E' SINGOLARE - NON SI HA MAI L'OCCASIONE DI VEDERE DAVVERO, CON OCCHI DIVERSI DA QUELLI DISTRATTI E FRETTOLOSI DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI?
Questa mostra racchiude ogni anno un centinaio di scatti premiati al concorso più prestigioso del mondo, per cui il livello tecnico ed estetico è molto elevato, inoltre è molto ben pubblicizzata, nonché collocata a Milano, in una zona culturalmente strategica. Da quel poco che ho visto, l’afflusso dei visitatori alla mostra è molto elevato e questo è assolutamente un bene, poiché si tratta di uno dei pochi luoghi in cui è valorizzata come dovuto la fotografia naturalistica in Italia… le persone si recano qui per vedere sì immagini di animali ma anche, a mio parere, per sapere i retroscena degli scatti, indicati nelle precise didascalie, che sono sempre interessanti.

DI COSA TI STAI OCCUPANDO ADESSO? IN CHE CONSISTE IL TUO LAVORO?
Molte delle foto che scatto sono fatte vicino a casa o comunque nella mia regione, perché in Italia abbiamo specie animali e vegetali interessanti e anche rare, basta sapere dove guardare. Attualmente sto lavorando su anfibi e rettili, in particolare sui serpenti, in primavera, mentre durante il periodo invernale mi dedico a mammiferi e volatili.


IN CHE MODO TI APPROCCI AGLI ANIMALI CHE FOTOGRAFI?
Spesso esco da casa e ho già in testa ciò che voglio fare, anche se poi non è facile assecondare queste visioni…normalmente rimangono solo nella mia testa, a volte si realizzano. Certe foto che ho scattato hanno tratto ispirazione, nella tecnica, da spunti di vita quotidiana, scene che vedo in altri contesti e riapplico al mio, o addirittura sogni. La ricerca dei soggetti avviene in maniera diversa a seconda degli stessi, ci sono orari, stagioni, modi di muoversi (o non muoversi!) che cambiano notevolmente; è necessario leggere molto e conoscere alla perfezione, per quanto possibile, le loro abitudini. La motivazione di fondo di queste ricerche è mostrare al pubblico la natura  nostrana e aumentare il rispetto per la stessa.  Nelle mie fotografie non mi interessa avere l’animale il più ingrandito possibile, il primo piano del capriolo o del gufo: a me piacciono le atmosfere, la luce deve essere la vera protagonista della scena, e spesso il soggetto è una piccola sagoma o figura iconica in un angolo.

COME CONSIDERI E CHE IMPORTANZA PUO' AVERE SECONDO TE L'IMMAGINE FOTOGRAFICA SULL'IDEA CHE LE PERSONE COMUNI HANNO DEGLI ANIMALI? POSSONO LE FOTOGRAFIE CONTRIBUIRE AL FORMARSI DI UNA MAGGIOR CONSAPEVOLEZZA DEL VALORE DI BELLEZZA E DI VITA CHE HANNO GLI ANIMALI, E MAGARI AIUTARE A FAR CRESCERE UN RISPETTO MAGGIORE NEI LORO CONFRONTI?
La speranza è che il pubblico prenda confidenza, attraverso le fotografie, con gli animali, anche quelli normalmente più bistrattati e meno apprezzati, come vipere, ragni e pipistrelli. Attraverso immagini di impatto è possibile, in qualche modo, che anche le persone comuni li apprezzino, nonostante sia difficile eradicare falsi miti e leggende. Altro punto chiave secondo me, durante le serate, è divertire le persone, farle ridere. Solo così ricordano meglio, imparano e memorizzano, mentre le noiose lezioni frontali lasciano il tempo che trovano… Quando il pubblico ride durante le mie  presentazioni, io sono contento, e più ride e più lo sono, poiché penso che forse ricorderanno qualcosa. E poi, il pubblico non vuole super eroi invincibili che portano sempre a casa lo scatto della vita senza mai sbagliare: raccontare le proprie sfighe non è mai deleterio.

MARCO COLOMBO, CHE TIPO DI RAPPORTO HAI (E HAI AVUTO) CON GLI ANIMALI?
Ho ritrovato, nei vecchi album di foto ricordo, varie immagini che mi ritraggono mentre cerco granchi, cinghiali e altre bestiole. La mia è una passione che ho fin da piccolo, unita poi a quella della fotografia a partire dal 1999.

QUALI SONO I TUOI PROGETTI FUTURI?
Attualmente sto lavorando come co-responsabile di un centro di Educazione Ambientale all’interno del Parco del Ticino, oltre a continuare la mia ricerca delle luci e delle ombre e a coltivare la mia passione…


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