Visualizzazione post con etichetta robot. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta robot. Mostra tutti i post

venerdì 13 marzo 2020

Quanto si divertivano




Che sia rispuntato questo raccontino delizioso di Isaac Asimov - direttamente dai ricordi di infanzia - proprio adesso, ti fa venire voglia di rileggertelo e poi di proporlo da leggere a tutti.


lunedì 6 gennaio 2020

L'uomo centenario

Isaac Asimov, nato Isaak Judovič Azimov
Исаáк Ю́дович Ази́мов

Cento anni fa l'altro giorno (il 2 gennaio), nasceva lo scrittore di fantascienza più famoso di sempre: anche chi non legge (o non leggeva fantascienza), conosce Isaac Asimov. Tu lo leggevi, con grande divertimento e anche grande ammirazione, avidamente, da ragazzino. I suoi libri erano finestre senza tempo - o in un tempo relativistico, quando tutto è vicino a tutto e il passato remoto è una prospettiva impensabile, specialmente perché sei un ragazzino che ha pochi anni alle spalle e non conosce nulla del mondo.

domenica 8 ottobre 2017

Blade Runner 2049: chi ci sta davvero ricordando?

...e lei, oppure no?


... alla fine hai nostalgia della neve.
Sei quasi sicuro che non sia un ricordo innestato: l'odore di neve, che è qualcosa di oltre alla mera 'aria di neve', è un profumo di acqua mista ad attesa; il tocco della neve, ogni singolo cristallo, su guance, mani, su scarpe e dentro, sui piedi; la vista di neve dal cielo negli occhi; il tatto di neve, sulle gambe, le braccia, la schiena e il petto. Sdraiati, come il Blade Runner - dove, per ora, lo lasci a riposare, a guardare il cielo - biancogrigio come neve.

...mi è sembrato di vedere una Urania di Karel Thole!


Quando, nel 1982, vedesti Blade Runner di Ridley Scott, fu davvero una grande impressione. Il ragazzino che eri, a mala pena affacciato sulla adolescenza, si chiedeva: esistono sul serio città così? E insieme alla domanda, c'era il sollievo recondito che - usciti dalla sala buiamagica del cinema - avresti trovato città 'altre': con alberi e animali, il cielo azzurro, strade piccole, buio la sera e la notte, così le stelle si possono vedere. E - se è particolarmente buio, e l'aria impossibilmente tersa, vedi anche la galassia, lo spolverio viatico latteo: per sognare le colonie extra-mondo pre-digitali, per immaginare come era in quel momento essere su un pianeta irraggiungibile, sotto il sole di quella stella a guardare questa stella, per immaginare come era essere su questo pianeta - che ci stiamo rendendo irraggiungibile, insieme a tutti gli altri suoi abitanti: diretti a testa bassa verso il futuropresente incubico di Blade Runner.

la la ...


... bang!


Perché - e qui c'è un primo punto saliente - questo secondo Blade Runner mostra e racconta un futuro che è già presente - "ho visto cose che voi umani", virato alla catastrofe ambientale - e che perciò, visto sullo schermo, per come poi viene visto, in modo sublime (che confina strettamente con l'orrorifico, anzi l'orrorifico stesso può essere sublime) non lascia spazio per alcun tipo di sollievo pre-adolescenziale come quello raccontato poco sopra. In qualche modo, infatti - almeno secondo chi presta l'attenzione vitale a queste situazioni - questa volta non c'è uno spazio vivibile fuori dalla sala del cinema. E se il film non diventa cronaca - di uteri artificiali, o dei cantieri infernali di Chittagong, giusto per far due esempi - è solo perché la storia questi aspetti, li mette nella cornice di contesto. Sono visibili ma muti: tuttavia, se il primo passo per prendere coscienza di una situazione è raccontarla, il film questo primo passo lo compie tutto e la Terra sfigurata è il personaggio onnipresente dell'intero film.



La storia, come hai letto altrove, è lineare: un giallo, una quest slalomata tra obitori, genetica, virtualità, burocrazia, low tech mescolata a impalpabili fotoni. Tutto, alla fine, arriva dove sembrava dovesse arrivare - e questo, per te, è assai appagante per chi adora ascoltare, vedere storie raccontate.
Il racconto che - come la presenza del pianeta agonizzante - è sottraccia in ogni scena - e scelta - importante ci porta dritti al cuore delle nostre certezze identitarie, per metterle in dubbio. 
I muri, le barriere, ci sono, ma sono inganni: di fatto, non esistono (ma guai a rivelare che le barriere si possono attraversare!), non esistono nemmeno per chi si trova dal lato del potere, e vive in titaniche camaleontiche costruzioni-templi-laboratori (al cui interno è lecito pensare avvenga qualsiasi cosa - e qualcosa ci viene mostrato, in effetti), e vive mescolando la propria 'purezza' umana-divina, scissa dalla carne e dal sangue. 

...overlooking...

Ma intrisa degli stessi biomeccanismi che condannano arbitrariamente altre esistenze alla morte, al dolore, all'uso abusante, alla mercificazione, alla pena capitale, alla riproduzione seriale vertiginosamente infinita, al controllo costante sotto forma di test e scansioni.
Perciò e però: chi - cosa - è umano? e perché? e fin dove? ... dal momento che la onnipotenza pseudodivina hi-tech ha reso porosa (un termine quasi assurdo in questo contesto!) la 'barriera' interspecie, gli interscambi sono bidirezionali e continui, a qualsiasi livello concepibile - virtuale, spirituale, visivo, sensoriale, fisico, corporale. Chi ha il potere, non ha dubbi su chi sia umano e rinnega i propri enormi privilegi. Chi il potere non ce l'ha, vive su un piano inclinato, dove la salvezza non è un opzione.
Eppure, la mescolanza di identità è ovunque - una cifra molto consona alla poetica di Philip K Dick, da cui tutto ciò deriva (tua opinione).

Horkheimer alla miliardesima: qui dai piani bassi si sale, ma non è mai bello...


Non ci sono animali: come non ce ne erano 20 anni prima -in Blade Runner - ancor meno ce ne sono oggi. E sono sempre desiderate chimere (non vuoi nemmeno immaginare quale esistenza sottovuoto conducano i pochi animali superstiti). Non ci sono piante - appare un unico tronco rinsecchito, bianco, sempre sul punto di screpolarsi, sgretolarsi, sbriciolarsi, tuttavia sempre in piedi. 
C'è solo un cane: un grosso cane che sembra molto socievole, ma che - così come appare, altrettanto subitaneamente scompare - non è detto sapere chi sia. Cane vero? Cane replicante? Chiediglielo... (comunque, non è un cane che rappresenta l'appiglio per la salvezza di una umanità ancor più sull'orlo dell'estinzione, come capitava in 'The Road', non sembra essere un cane salvifico).



Insomma, non c'è nulla che non ci debba essere. Nulla sembra eccedere, tutto sembra obbedire prontamente agli ordini di umani superumani come Neander (!) Wallace.
Invece, non sarà proprio così: i superumani che hanno vertigini divine, non sopportano che le cose davvero prodigiose non si possono controllare, nemmeno se la morsa è ferrea totalmente.
Denis Villeneuve usa anche i suoni per raccontarci questa sua storia: la musica si intreccia e rompe barriere e confini insieme con l'azione, coi rumori, con le voci. Però, sono i silenzi che restano impressi di più: una sospensione su... ? (la sinfonia si tronca in Si).

Così, nella neve: giusta requie, forse tornare a 'veder cose che voi umani'...




giovedì 10 novembre 2016

Diventare alla fine davvero umani




"Trovare il coraggio di fare, mettersi in gioco, mettersi in discussione; per capire che la nostra esperienza particolare e individuale fa parte di un insieme più grande". Dal canile al futuro di Uomo (se ci va di considerarlo), un cammino che può anche iniziare qui, secondo Luca Spennacchio. 
Questo post è la chicca che avevi detto di voler scrivere, nel post dove hai parlato della serata del Giardino di Quark per Canile 3.0.


Prima considerazione.
Il coraggio può senz'altro avere a che fare con la propria vita personale, quotidiana, nelle scelte che facciamo, nelle decisioni che prendiamo, nelle azioni che intraprendiamo  - e in tutto quello che, specularmente, non facciamo, né prendiamo, né intraprendiamo, per i più diversissimi motivi, alcuni buoni, altri meno, altri pessimi.
Se alzi l'asticella di un gradino più su, passando dall'individuale al sociale, ecco che trovi - potresti trovare - il canile, e il volontariato - per rimanere nello specifico. A questo livello, lo sai  bene, il coraggio è quello che ti serve non solo per  affrontare i dolori dei cani perseguitati che finiscono in canile, ma anche - e questo è paradossale, ma anche, sei convinto, molto, troppo umano - per gestire i litigi, le incapacità di collaborare che sono presenti anche nel volontariato - anche in questo volontariato, quello per i cani - poiché i volontari sono umani e - lo sai - se riunisci due o più umani a collaborare, prima o poi riusciranno a dividersi. Questa - che è una polverizzazione delle associazioni animaliste, sempre più piccole e inefficaci a ogni scissione successiva - è la causa della inconsistenza dell'animalismo italiano. Dice, Spennacchio, che "in Italia non esiste un movimento animalista": cioè, non esiste, non è visibile, una realtà unita e solidale, con le caratteristiche che deve avere un movimento. Questa situazione, va a danneggiare quelli che tutti dicono di voler aiutare: gli animali. Questa situazione va a compromettere la realtà del canile, che diventa  il luogo dove i cani vengono buttati via. E che invece deve, e può essere, diventare qualcosa d'altro.
E per ora, negli appunti che hai preso ascoltando Luca, questi concetti basilari, te li metti lì, da parte. Ché, adesso, arrivano gli effetti speciali della fantascienza. Con un carico di sogno e di visione che ti hanno davvero lasciato con i neuroni frizzanti che gettano ponti tra una miriade di idee che occupano il tuo cervello, dove vi sono arrivate in seguito a uno sproposito di letture disordinate e golose, legate alla filosofia, agli animali, ma non solo; anche, in effetti, alla poesia, alla fantascienza e molto altro.








Per la seconda considerazione, segui il discorso di Luca, e insieme a lui la prendi alla lontana.

(Ri) facciamo conoscenza con Alan Turing e con Philip K. Dick.
Alan Turing è quel matematico su cui hanno fatto un film e che - incidentalmente, tra le altre cose,  ha ipotizzato il test che porta il suo nome,  utile per capire se una macchina sia in grado di pensare.


Testi di Turing: tra questo...



... e questo, chi è quello originale?


Da questo concetto, si può dire derivino tutti i successivi computer della storia umana, fino al dispositivo su cui state leggendo queste righe. E derivano anche tutti i computer, AI e robot assortiti che popolano la fantascienza. Tra cui, quelli immaginati dallo scrittore Philip Kindred Dick, i cui racconti son sempre più realtà e saggio sociologico filosofico che 'semplice'(?) lettura d'evasione.
Del test di Turing esistono versioni più elaborate di quella conosciuta dai più (il giochino delle domande e risposte a una macchina che finge di essere umana) e ci sono anche, probabilmente, test più efficaci, come mettere alla prova  la capacità di leggere le espressioni dei volti,  o la capacità di dissimularle, come al poker.
O come il test di Voight-Kampff






Interessanti sono le domande del test, che è un test per misurare il livello di empatia: e per farlo misura le reazioni a descrizioni di sevizie o abusi o torture su animali o uso di animali morti e loro parti. Il test parte dal presupposto che gli androidi non sarebbero capaci di provare una vera emozione di empatia, ma solo di simularla, poiché - è una ipotesi tua - non condividerebbero con gli umani (e se è per questo nemmeno con gli altri animali), il corpo fatto di carne. Carrettate di filosofia in una pagina di libro - o in una sequenza di film di pochi minuti.
Perché gli umani spendono energie per creare oggetti artificiali come i robot, gli androidi, le AI? Perché, dopo che li hanno creati, inventano strategie per metterli alla prova? Perché, se diventano troppo simili agli umani, ne hanno paura


In Giappone ci sono dei robot che...





Una risposta, che è quella che ci propone anche Luca Spennacchio, è che gli umani hanno un fortissimo bisogno di comunicare - siamo una specie sociale. Un bisogno così forte da arrivare a crearsi dei surrogati artificiali, per soddisfarlo. Se poi, come nel romanzo di Dick, animali e piante sono pressoché scomparse e nessuno ne ha più esperienza nella vita di tutti i giorni (un  po' come accade già nelle nostre città...), si ricorre alla realtà virtuale.
Dice Luca, i bambini sono immersi nella realtà virtuale, vivono il mondo e fanno le loro esperienze sempre più col tramite di qualche dispositivo elettronico.Anche gli adulti, lo fanno. Si distaccano dalla realtà fisica in cui sono fisicamente calati. Con l'aiuto di robot, di Virtual Reality e di Intelligente Artificiali Emotive sempre più approssimate alla umanità, gli umani si costruiscono i loro mondi virtuali, su misura. Chi mi obbliga a uscire dal mio guscio virtuale, sempre bello, sempre accogliente, sempre emozionante? La comunicazione si avrà con una IA emotiva. la mescolanza tra virtualità e realtà sarà onnipresente, la realtà sarà meno reale della virtualità.

Questo è il momento del colpo di scena, del plot twist (se fossimo in un film di fantascienza, come stai fingendo che siamo).
"Nessuna macchina potrà ingannare un cane". Perché il cane sa chi è Uomo, a volte molto meglio di Uomo stesso, che si è dimenticato. Perché Cane vive con Uomo da sempre.
L'intelligenza emotiva del cane non è artificiale, ma è reale, viva. La sua abilità di empatia è elevata: non gli occorre simularla.
Cane, insieme a noi, saprà orientarci nel labirinto di dispositivi artificiali , per riguadagnare la realtà reale.
Di più: la comunicazione che Cane avrà con noi, sarà - di fatto, lo è già - così coinvolgente, da poter rispondere ai nostri bisogni in quel senso.  I cani hanno molte cose da dirci sul mondo.
Perciò, il canile così come è oggi, è sbagliato: perché butta via come rifiuti, le uniche creature che non ci mentiranno mai, e che sapranno sempre chi siamo, sapranno sempre riconoscerci, in mezzo a tutti gli androidi e i robot.

Theodore e Samantha, la IA premurosa


Dicevi prima che le parole di Luca hanno stimolato le tue sinapsi.
Di tuo, quindi, vuoi accennare qualche passo in più per proseguire questo percorso indicato dalle considerazioni di Luca.
Robot e intelligenze artificiali, dunque, modelleranno su di noi, uno per uno, diverse realtà virtuali. Potremo divenire loro succubi, oppure potremo sfruttare questa situazione mai avvenuta finora nella storia di Homo.

Ava, la IA curiosa


Forse i robot e le IA, ci ridaranno il tempo che molti lavori ci tolgono. Forse potremo avere questo tempo per imparare a vivere felici. Se ne saremo capaci, potremo riempire questo tempo liberato per mettere in azione davvero le nostre doti, invece che usarle per fare del male agli animali. Forse le macchine collaboreranno coi Cani. Forse le macchine ci renderanno accessibili i mezzi per diventare finalmente davvero umani, a fare davvero gli umani, a esserlo sul serio: animali capaci di cura e di compassione, non quello che siamo adesso.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...