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sabato 24 dicembre 2016

Prosciutto Crudele

© Prosciutto Crudele di Parma - Investigazione di essereAnimali




"... vorresti solo prenderne uno, e poi un altro, e un altro ancora, fino a liberarli tutti, e fuggire via."


"...se riusciremo mai a  vedere quei capannoni vuoti e dismessi, se riusciremo a vedere gli animali liberi di godersi la loro vita in una convivenza pacifica tra umani e non umani."


dal racconto di Andrea, uno degli investigatori che per 6 mesi ha documentato l’allevamento del “Prosciutto Crudele”.



Una indagine di essereAnimali


La notizia della denuncia per maltrattamenti

martedì 25 novembre 2014

Stowarzyszenie Empatia per gli Animali

Fonte: Psicologo Mantova

 Il concetto di empatia è suggestivo: è il 'sentire con l'altro', l'essere presente, per assorbire condividendoli gli stati d'animo e quindi portare un (primo) sollievo, o aiuto, con la semplcie e mera presenza - anche muta.
Non c'è dubbio che il 'motore empatico' debba lavorare a pieni giri nei pensieri e nei sentimenti delle persone che si (pre)occupano degli altranimali. 
L'empatia - il suo agirsi all'intenro della sfera emotiva - non dovrebbe però limitarsi a 'mettersi nei panni dell'altro', ma anche a 'portare l'Altro nel proprio mondo'. Con tutto quel che ciò potrebbe comportare: dare visibilità e dignità ai suoi sentimenti o emozioni; ma anche col rischio di trasformarli in una copia dei nostri. 
L'empatia quindi può diventare azione cocnreta, di soccorso, o protezione, o cura, o rispetto, o ascolto, o tutte queste cose insieme e molte altre; ma nasconde il rischio di diventare negazione dell'Alterità che inizialmente voleva proteggere - e questo è paradossale, ma molto evidente nei percorsi di antropomorfizzazione degli altranimali.

Però è anche vero che i sentimenti, le emozioni degli altri animali sono evidenti e visibilissimi a chiunque abbia l'onestà e la maturità e la sincerità emotivi di riconoscerli. E il riconoscerli è diverso dal trasformarli in qualcosa di antropomorfizzato -quindi allo stesso tempo irriconoscibile.

Proseguirò volentieri questo discorso sull'empatia, magari con l'aiuto di persone più capaci di me nel raccontare questa complessità emotiva. 

Nel frattempo, riporto volentieri questa pagina polacca:
Stowarzyszenie Empatia. dla zwierząt
Ovvero: Associazione Empatia per gli Animali. La riporto in questo post perché ne avevo fatto conoscenza grazie ai suoi post sul social forum, e poi perché ho scoperto che questo blog ha ricevuto alcune visite dalla Polonia, un Paese di cui tornerò a scrivere.
L'associazione polacca, nei suoi modi di operare, mi ha ricordato la italiana essereAnimali , per lo meno in alcune metodologie e azioni; il che me l'ha fatta apprezzare ancora di più.
Quindi, se volete, una specie di GRAZIE! anzi, dziękuję !

lunedì 4 agosto 2014

Novara Vegana

Il manifesto del secondo vegan fest novarese - 2014

Novara è stata vegana per due giorni, almeno in Piazza Puccini e lungo uno scorcio dei viali dell'allea, nei pressi del castello, in Viale Turati.
Molti gli stand, nelle due location, equamente divisi tra stand di vegan food, associazioni protezionise e associazioni di vegan etico.



VEGANI A NOVARA
Vegan Fest a Novara.
Due giorni di cibo vegan, proposte e offerte, golosità e stuzzicherie; e anche di finestre aperte su  modi – a tutt’oggi – alternativi di vivere. Tutto si mescola: non occorre nemmeno usare la parola ‘accettazione’, o ‘tolleranza’, perché tutto è vissuto semplicemente come quelle che è: cioè un ulteriore modo di declinare i giorni della propria vita – per come ci si veste, e ci si orna o trucca, per come si mangia e per come ci si diverte, per come si sta insieme a qualcuno, per come si impegna il proprio tempo, aperto – questo sì – all’esterno, verso tutti gli altri intorno a noi.

Poche foto ricordo, specialmente di alcuni stand di associazioni etiche.
Un mini album – per ricordarsi che ci sono persone che credono e sperano in diversi modi di convivere e di immaginare e di fare scienza; album da ‘pinnare’, istantanee – vetrina di realtà che sono formate da persone che quotidianamente si impegnano concretamente per cambiare la vita di altri animali e anche di altri umani – oltre che la propria, magari anche per darle un senso e un significato che si preoccupa anche dell’essere oltre che dell’avere.

Postilla: ho visitato il fest rimanendo praticamente fermo, di fronte allo stand di Animal SOS,  dove le ragazze volontarie hanno accudito con pazienza e amore soprattutto la mia cagnolina Lisa, la 13enne rimasta sola dopo la scomparsa della sua amica Stella. Mentre le ragazze la coccolavano, ho potuto girare gli stand, insieme con gli altri due cani giovani, sani e curiosi, Chicco e Maika, che vivono in modo loro personale, sicuramente molto differente da quello di Lisa - che affronta con grande coraggio e prontezza di spirito la sua solitudine successiva alla dipartita di Stella (di Stella tornerò a scrivere molto presto, promesso).


stand di essereAnimali, a Novara


essereAnimali a Veg Fest Novara



essereAnimali al Veg Fest novarese

stand di Ippoasi a Novara

Ippoasi al Veg Fest novarese


lo stand della locale sezione OIPA

OIPA

lo stand di Animal SOS

Animal SOS a Novara


lo stand di I-Care in piazza

I-Care a Novara

Nota: invito gli interessati a verificare la esattezza dei link e a segnalarmi eventuali imprecisioni, che provvederò a correggere immediatamente.

mercoledì 30 luglio 2014

Fabbriche Animali in mostra

fonte: essereAnimali


Ricevo via email e volentieri pubblico, con la speranza di poterla visitare.

Avresti mai immaginato di vedere le nostre investigazioni esposte in un museo?

Siamo particolarmente onorati di invitarvi a visitare la mostra che inaugureremo sabato 2 agosto presso il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia. E' la prima volta infatti che in Italia un museo ospita una mostra fotografica basata su investigazioni condotte negli allevamenti!
"FABBRICHE DI ANIMALI – Testimonianze dagli allevamenti intensivi" è una mostra fotografica sulla realtà degli allevamenti di animali in Italia, con scatti provenienti dal lavoro di indagine di Essere Animali.
Si tratta di una testimonianza del mondo nascosto in cui gli animali sono resi invisibili ai consumatori. Una serie di immagini che documentano la situazione ordinaria in cui vivono decine di milioni di esseri viventi destinati a diventare cibo o pellicce, ma anche un incontro di sguardi tra chi entra in quei luoghi e chi ci vive ogni giorno, ogni ora, in una vita priva di stimoli.
Dietro alle fotografie esposte c’è un grande lavoro di ricerca e di documentazione particolarmente intenso sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ogni singolo scatto ritrae la quotidianità di chi è schiavo negli allevamenti.

SABATO 2 AGOSTO alle 17.00 inaugurazione ufficiale della mostra. Sarà presente un tavolo informativo di Essere Animali e verrà fatta una breve presentazione; al termine verrà offerto un delizioso buffet vegan.
Indirizzo: Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub Brescia - Via San Faustino 11/d, 25122 Brescia
Orari di apertura: dal 2 al 31 agosto 2014.
Martedì-mercoledì-giovedì: 9-12  / Sabato e domenica: 16-19
Ingresso libero e gratuito

lunedì 5 maggio 2014

RICCARDO: LUI HA FATTO PROPRIO COME I DELFINI

Fotocomposit di Alessandro Fugazzi, da una foto @Riccardo Palumbo e una immagine fonte Internet



di Francesca Fugazzi

Ho fatto una bella chiacchierata con Riccardo Palumbo. E’ un caro amico e voglio parlarvi di lui perché ha un modo insolito di fare attivismo. Prende le cose alla larga, con delicatezza ed originalità. Ha stabilito nel 2011 il record di più lunga permanenza in acqua da fermo, il Biorecord, e l’obiettivo di questo primato era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vita dei pesci, dei mammiferi marini e di tutti gli animali acquatici in cattività. E’ arrivata la volta del ProWater, un altro record di galleggiamento in acqua, la cui missione è stata quella di porre attenzione sull’importanza fondamentale della preziosa risorsa. Oggi Riccardo, primastista mondiale, è reporter per Extreme Water Tv e si occupa di educazione ed istruzione in ambienti acquatici.

Ci parli del tuo primo record?
Il Biorecord, che consisteva nello stare nelle acque del lago di Monate (vicino a Varese) per quarantotto ore in uno spazio chiuso e con limitate possibilità di movimento, voleva mostrare come un animale marino viva in cattività. In acqua avevo uno spazio di soli dieci metri quadrati. Il paradosso era ovviamente quello per cui, pur avendo un intero lago a disposizione, non ne godevo. Volevo dare una testimonianza concreta dell’assurdità della libertà violata.

Cosa hai vissuto in quei momenti?
La situazione era completamente distorta. Questa volta era l’uomo, a terra, ad osservare un altro uomo, in acqua, che si trovava appunto nella condizione di un animale in cattività. L’esperienza, anche se bellissima per il sostegno da parte della gente, mi ha fatto sentire davvero come se mi esibissi in un delfinario. Sono diventato una sorta di oggetto. Alla lunga, quando la stanchezza cominciava a farsi sentire e si andava verso il record, sempre più persone venivano a vedermi e a pormi molte domande, che, poi, erano sempre le stesse: “fammi vedere le mani e i piedi”, “come fai a mangiare e a bere?”, “chi te lo fa fare?”. Ripetevo uno spettacolo, esattamente come accade nei delfinari. Era assolutamente stancante e frustrante, ancor più dell’attività stessa. Vivevo stressato. E la stessa cosa è avvenuta anche per il secondo record, in cui sono rimasto in acqua per cinquanta ore. Pensare di stare lì per sempre è atroce, si può davvero diventare pazzi.

Com’è nata l’idea del Biorecord come manifesto in difesa degli animali in cattività?
Desideravo comunicare qualcosa di importante alle persone ma non sapevo come. Quando avevo deciso di stabilire il primo record ho cominciato ad allenarmi tante ore in piscina, dodici ore al giorno in acqua. Una cosa frustrante: una cosa da...acquario! Mi sono sentito come se un delfino mi avesse detto: “ecco, ora capisci cosa significa?”. Lì ho avuto un’intuizione e ho deciso di stabilire il record non più in una piscina ma in acque libere recintate in modo da tentare di rendere evidente la scelleratezza delle azioni umane.

Pensi che il messaggio sia arrivato alle persone che hanno assistito al record?
Il Biorecord è nato per questo e nessuno, almeno non intorno a Varese, aveva mai ricevuto questo messaggio con un linguaggio diverso. Devo riconoscere che la gente non si mostra molto interessata ai discorsi complessi e profondi, in genere rimane sulla superficie, sia dell’acqua sia delle cose. Io non potevo urlare, il messaggio era più sottile ed era rivolto a tutti coloro che avevano già un certo tipo di sensibilità. Mi sono rivolto anche ai bambini promuovendo anche, in concomitanza, la campagna “Let me free” con magliette e gadget sui quali c’era l’immagine di un delfino che ritornava ad essere libero.

Qual è la nostra responsabilità davanti a queste ingiustizie?
Tutti dovrebbero riflettere, almeno tutti coloro che sono andati in un delfinario o in un acquario. Da piccolo sono andato a vedere alcuni spettacoli e non mi accorgevo di nulla, non pensavo che i delfini potessero soffrire così tanto. Quando ho realizzato è stato durissimo e col senno di poi mi sono sentito in colpa. L’informazione è fondamentale: sapere l’inferno che passa un delfino per arrivare in quei luoghi è di fondamentale importanza. Bisogna quindi informare. Se tutti sapessero, l’affluenza ai delfinari crollerebbe. Nel momento in cui viene prelevato dal suo stato selvaggio, un animale subisce il percorso più terribile, viene privato di tutte le sue qualità e spezzato per sempre nello spirito. Non c’è da stupirsi dei casi in cui un’orca attacca l’addestratore perché è assolutamente evidente che un’orca non possa vivere in quegli spazi angusti.

E cosa è successo dopo che hai aperto gli occhi?
Ho assolutamente voluto fare quanto segue. Mi sono recato in un delfinario e ho chiesto, come persona del pubblico, di poter interagire con i delfini. Ho finto questo desiderio per potermi avvicinare a loro. Quando mi sono trovato vicino ad un delfino tanto da poterlo toccare gli ho chiesto scusa perché avevo abusato della loro bontà e che da quel momento mi sentivo pronto a fare il Biorecord per loro. I delfini sono molto empatici e telepatici e spero che il delfino a cui ho chiesto scusa mi abbia ascoltato. E’ stato un momento forte. La differenza fondamentale tra ciò che ho fatto nel record e la vita degli animali in cattività è che io ho scelto di stare dove stavo: un animale non lo sceglie. Dobbiamo metterci nei panni degli animali che vengono presi a forza e sostanzialmente gettati in una vasca da bagno visto che gli spazi in cui essi vivono allo stato brado sono vastissimi anche rispetto alla più grande vasca di un delfinario.

Cosa vuoi dire ai genitori che portano i propri figli nei delfinari e negli acquari?
Quello che voi fate è di far divertire vostro figlio senza informarvi e senza renderlo consapevole. Non vi chiedete perché il delfino stia lì, non vi chiedete se anche voi siete disposti a ripetere ossessivamente e fino alla fine dei vostri giorni esercizi sempre uguali dopo essere stati strappati da un oceano che fino a poco prima vi dava vita e famiglia. Cercate di informarvi ed informare il vostro bambino in modo che capisca fin da subito quanto accade. Andate a guardare i delfini in libertà, è molto più emozionante godere di quei pochi secondi in cui loro decidono di mostrarsi ai vostri occhi.

Intervista a cura di Francesca Fugazzi

Per chi desiderasse mettersi in contatto con Riccardo - primatista mondiale di permanenza in acqua in galleggiamento - per attività educative o sportive sempre in un’ottica di rispetto della natura, lui è presente su Facebook in questo profilo  o su Twitter @riccardoH2O

Per chi volesse approfondire la tragica situazione dei delfinari e fare qualcosa in merito può informarsi leggendo

Non c'è niente, da fare, ogni volta che leggo un articolo scritto da Francesca, mi emoziono, e inizio a sognare a occhi aperti, perché le verità che dice - e il come le dice - rendono tutto così apparentemente facile da raggiungere, che l'entusiasmo e la voglia di farle sapere in giro, a quante più persone possibile, a tutti, è davvero tanta. Perciò, ecco che ho colto al volo l'occasione di postare un'altra stupenda intervista  fatta da Francesca a un personaggio eccezionale, che ha detto cose che non possono lasciare indifferenti (le sottolineature sono mie). Grazie Francesca. Grazie Riccardo.
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