venerdì 7 agosto 2020

Intervista a Raffaele Mantegazza: rispetto e convivenza animale






Professore associato, Raffaele Mantegazza insegna pedagogia interculturale all'Università di Milano-Bicocca: dei molti testi che ha scritto tu ne hai letti finora due, perché molto vicino ad argomenti che ti stanno davvero a cuore, relativi agli animali e alla loro dipartita, al loro rapporto con noi umani e a come noi ci rapportiamo con loro. Sono le questioni decisive su cui - ne sei sicuro - si deciderà il futuro.
Il primo è il libro sul lutto che si intitola "L'ultimo scodinzolio"(Ortica, 2019): un libro prezioso e densissimo. Poi c'è il suo intervento nel libro "So di cane", gli atti della della conferenza che si è tenuta ad Assago nel luglio 2019, organizzata da Luca Spennacchio. Potete immaginare con facilità il mio grande interesse e anche felicità e soddisfazione per averlo raggiunto via email e proporgli alcune domande. Le risposte - e le domande - son qui di seguito.



1-Quando e come. -e perché - è nato l'interesse nei confronti degli altri animali, interesse che l'ha portata a riflettere e studiare e ricercare su di loro?

 


 2-Ci sono delle parole-chiave nei suoi scritti: cura, affidarsi, lutto, morte, volto, riconoscere, fragilità, affetto, ragione. Ce le sposò spiegare? In che modo sono in rapporto tra loro?



3-Quale è la differenza tra libera scelta e libero arbitrio? Gli animali non umani hanno oppure no libera scelta?e perché?

 

4-L’uomo culturale è naturale? Se l’uomo ha perso il contatto con il resto del mondo vivente, può recupare questo contatto? E se sì, come? 


5-La distanza che abbiamo deciso che intercorre tra ‘noi’ umani e ‘loro’ animali, è arbitraria? È pericolosa? Perché?

 

RISPOSTE:


1-In realtà l'interesse nasce da un grande amore per gli animali che ho sempre avuto fin da bambino e che mi ha portato a fare la scelta vegetariana. E' un amore vissuto sulla convivenza sull'osservazione e sul grande rispetto nei confronti degli altri animali e anche sul fastidio rispetto a tutte le posizioni che attribuiscono all’essere umano un ruolo superiore

o addirittura di dominio. Ho sempre pensato che la compagnia dell’animale fosse in qualche modo uno specchio all'interno del quale provare ad osservare se stessi a comprendere i propri pregi e i propri difetti e capire il vero contributo per essere umano può dare 

all'economia dell'universo. 


2-Forse la parola chiave è davvero fragilità: una fragilità che non è semplicemente un concetto intellettuale ma è scritto strutturalmente nel corpo dell'essere umano, un corpo che si affida alla vita affidandosi alla morte; proprio riconoscere la morte, guardare in volto la morte, nonavere paura di affrontare il tema della propria fragilità porta un incontro tra affettività e ragione, porta a incrociare queste due dimensioni troppo spesso arbitrariamente tenute separate. Questo è affidamento, affidare se stessi agli altri, affidare la propria mortalità a un 

senso di precarietà e di fragilità che ci porta ad andare verso l'altro, chiunque sia, uomo o 

altro animale. 


3-Non so se gli animali abbiano libera scelta e penso che ogni affermazione che cerchi di proiettare sul mondo animale caratteristiche morali umane sia poco sensata. Penso che la differenza tra scelta e arbitro sia che la scelta ci pone di fronte ad un bivio che non abbiamo 

costruito noi  Le condizioni della scelta noi non le scegliamo, noi non abbiamo la possibilità di determinare la strada che percorriamo, ma riconoscendola abbiamo la possibilità di scegliere i sentieri e di immaginare una direzione. 

 

4-La cultura è  il nostro modo di essere natura. La cultura cambia con noi, ci fa crescere ma non ci pone al di fuori del mondo naturale perché nulla è al di fuori del mondo naturale. La cosa importante è che la nostra cultura sia in armonia con la natura. E’ sempre più difficile distinguere artificiale da naturale ma io credo che naturale sia tutto ciò che asseconda i ritmi dell'altro; per cui aiutare una pianta di mais a crescere al momento giusto è  un atteggiamento naturale, sintetizzare il mais in laboratorio, atteggiamento artificiale; e questo al di là del giudizio se sia giusto o sbagliato.

 

5-Più che la distanza o la differenza quello che temo è la gerarchizzazione della differenza. Io non sono un gatto, è proprio il vivermi nella distanza e nell'alterità rispetto al gatto che mi permette di capire il mio essere umano e il suo essere felino; è quando la distanza diventa artificialmente e in modo arrogante traccia di superiorità che iniziano i problemi sia per gli animali sia per quel particolare animale che è l'uomo.






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