martedì 13 febbraio 2018

L'etica è fatta a scale (?) c'è chi scende c'è chi sale



Certi papà, insieme ai figli giocano coi trenini, oppure gli insegnano a nuotare.
Certi papà, invece, escogitano disorientanti illusioni ottiche.
Come Lionel Penrose, che insieme a suo figlio Roger immaginò questa scala .





Penrose senior e junior, hanno descritto questo e molti altri oggetti impossibili in un articolo scientifico pubblicato nel 1958.

In breve - citando da Wikipedia: "Si tratta della rappresentazione bidimensionale di una rampa di scale che muta la propria direzione di 90 gradi quattro volte mentre la si sale o la si scende, per ritornare al punto di partenza in un giro infinito. Sebbene non sia possibile realizzare un oggetto tridimensionale di questo genere, l'immagine di Penrose riesce a darne l'illusione falsificando la prospettiva". 


In pratica, ciascuno dei quattro pianerottoli agli angoli della scala, è come se si trovasse allo stesso tempo: più in altro - più in basso - al medesimo livello, degli altri tre pianerottoli.
Se vi trovate a camminare sulle rampe della scala di Penrose, salite e scendete contemporaneamente, per un tempo virtualmente infinito. Siete in un loop eternamente ripetuto e sempre identico a se stesso. Quel che trovate su uno dei pianerottoli, potete prenderlo e lasciarlo su uno qualsiasi degli altri - e non sembra che farà alcuna differenza. Non avrete spostato 'cose' da un livello all'altro -  e allo stesso tempo lo avrete fatto. Vi troverete però in una situazione in cui, di fatto, tutte e quattro le 'cose' che avete traslocato da un pianerottolo all'altro, saranno suscettibili sia di una graduatoria che di una sostanziale indifferenza reciproca.



Dal momento che non importa da quale pianerottolo inizierete la vostra scalinata, potrete sceglierne uno qualunque, per poter poi collegarlo a tutti gli altri: potrete fabbricare una vostra strumentale scala di importanza e di valore, che poi alla fine si appiattirà nella totale equivalenza e insignificanza.

Sembra tutto molto macchinoso - e in effetti lo è: un marchingegno che ha colpito la tua immaginazione e il tuo intuito.
La sua macchinosità ti ha tuttavia suscitato una intuizione, lì per lì, mentre parlavi di simili argomenti - di un certo tipo di argomenti, legati alla prassi di svalutazione degli animali e di avvilimento di qualsiasi domanda etica-altruistica nei loro confronti -  con una amica.

L'uso strumentale della scala di Penrose ti è sembrato molto efficace per illustrare la strategia retorica di chi voglia crearsi delle fittizie scale valoriali a sfondo etico - col fine ultimo di svalutare proprio l'etica che starebbe all'origine della scelta di creare la scala.
Forse è un costrutto un po' campato per aria - proprio come la scala, del resto - ma ti va di metterlo lo stesso sul tavolo, quindi pubblichi il post  - anche se hai un bel po' di dubbi. Magari è uno spunto di discussione per cose altre e per idee più azzeccate.

C'è infatti chi ha interesse a porre sui quattro pianerottoli, delle 'cose' come queste: 

1-zoo e circhi; 
2-le pellicce e la moda;
3-la caccia e la pesca; 
4-la macellazione 'umana' e le tradizioni gastronomiche.




1 - Iniziamo a scalare dal pianerottolo dei circhi e zoo - dove trovano posto anche vari acquari, zoo marini, luna park acquatici ecc ecc. 
In fondo, gli animali vengono preservati, spesso sono specie a rischio di estinzione. E dunque, non soffrono. Ci possiamo mettere anche i cinodromi e i vari palii, feste, fiere e sagre che traboccano di animali (tutte in loro onore, quindi).




2 - Le pellicce e la moda: gli animali usati per le pellicce vengono allevati apposta per questo, nascono già in gabbia. Perciò, non conoscono la vita selvaggia né la libertà; quindi, non possono sentirne la mancanza. Quando sono pronti, si procede sempre alla loro esecuzione, che avviene sempre con metodi umani e indolori. Quindi, non soffrono.





3 - La caccia è utile proprio per la preservazione dell'equilibrio dell'ambiente naturale e per la salute stessa degli animali: solo i cacciatori conoscono davvero gli animali. E quindi, li amano. 
I pescatori: sono attenti alla pesca sostenibile. Oppure, se è per svago e passatempo, la pesca è utile ai bambini, per imparare a stare in mezzo alla natura; e poi,  c'è anche la pesca sportiva, dove il pesce viene infilzato dall'amo e tirato a terra... ma poi viene liberato e ributtato in acqua! Quindi, non soffrono.




4 - La carne è l'alimento basilare e fondamentale per la specie umana. Infatti, se i nostri antenati grazie alla caccia hanno sviluppato l'intelligenza, hanno altresì guadagnato a livello fisico le proteine giuste per procedere lungo il cammino dell'evoluzione. Oggi, sempre più individui nel mondo ambiscono alla dieta a base di carne. Perciò, la zootecnia si impegna su due fronti: una sempre maggior abbondanza di carne - da qualsiasi specie di animale ritenuta commestibile e quindi fatta nascere  e crescere per questo scopo - e le condizioni di vita umane per gli animali da reddito. Anche i metodi di uccisione sono umanitari. Quindi, non soffrono.










L'etica, dunque, è il materiale di cui son fatti mattoni della scala. Questa etica ha un suo centro - magari potremmo identificarlo nella tromba della scala: la utilità per gli umani; la finalizzazione delle vite degli animali; il loro impiego e la loro morte che avvengono in modo umano e indolore.
Questa etica qui, piuttosto malleabile, punta a un obiettivo, anzi due: auto-eliminarsi, in un delirio di auto-elisione che cancella ogni traccia di sensazione di empatia; e quindi esaltare e giustificare la pratica di sfruttamento (la nomini alla fine di questo paragrafo) più invasiva, distruttiva e reificante - con gli stessi argomenti, che trovano facile accesso in una coscienza individuale e collettiva ormai privata di ogni spunto di compassione. Questa pratica, in più, ha anche l'argomento della dicotomia della scelta, il bivio pseudo etico tra il topo e il bambino - un argomento che sfiora il ricatto morale, quando non la circonvenzione del (reso) incapace (di pensare, di dubitare, di empatizzare).

Questa pratica è la sperimentazione animale, aka vivisezione.



Chi la sostiene con metodi assolutistici, ha tutto l'interesse a crearsi un ambiente eticamente favorevole a questa pratica. E quale potrebbe essere l'ambiente favorevole, l'ambiente ideale?
L'ambiente ideale è il deserto empatico. E per ottenerlo senza distruggere anche i potenziali sostenitori - o gli ancor più numerosi indifferenti - occorre 'disboscare' la foresta dell'etica, collegando tutte le pratiche di uso ed elisione degli altri animali, grazie alla creazione di una artificiale 'scala di valori' - dalla pratica di sfruttamento più  tollerabile, o meglio più facilmente difendibile, della quale più facilmente si può negare, nascondere o sminuire la azione di crudeltà e di dominio - sempre secondo i fautori della reificazione animale totale; via via, con progressiva desensibilizzazione, fino a quella più difficile da giustificare. Da lì, il salto di fede è un attimo: tutti sulla riva della vivisezione, che ormai si è messa al riparo da qualsiasi contestazione, rifiuto, protesta. 


4 commenti:

  1. Oddio, i tuoi post mi fanno troppo male, non sopporto nemmeno di vedere/pensare a tutta questa violenza su esseri indifesi.
    sinforosa

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    1. ciao Sinforosa, mi dispiace he tu provi disagio, timprego però di resistere e cnsiderare che son tutte cose purtroppo reali, che accadono e che bisogna provare a fermare, trovando ciascuno il proprio modo.
      ti auguro buona giornata

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  2. Che bella riflessione Giovanni!
    Hai associato l'immagine di questa scala immaginaria al tema dello sfruttamento animale, traendone delle conclusioni davvero significative e totalmente tragiche.

    Le persone comunque non si considereranno mai come prive di etica o di empatia, piuttosto relativizzano la sofferenza animale considerandola inferiore alla nostra o giustificabile. L'annoso problema del relativismo etico (l'etica si forma all'interno di una data cultura e quindi dovremmo smontare la cultura del dominio per arrivare a formularne una che includa anche il rispetto degli animali non umani).


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    1. ciao Rita, mi fa molto piacere che tu apprezzi queste considerazioni. Infatti,dopo l'iniziale intuizione dell'immagine, ho scritto a più riprese e alla fine non ero convintissimo del risultato. Comunque, se si farà viva, qui o su fb, ci sarà una persona da ringraziare per lo spunto che mi è balenato in mente. Con lei, si parlava delle strategie di chi - fautore della vivisezione - fa azione di declassamento dei bisogni etici presenti in molte persone; e le 'aiuta' a sbarazzarsene, con argomentazioni che ho provato a raccontare. Una strategia di desensibilizzazione graduale, che gli stessi fautori della v. hanno con successo provato - cavie per una volta nella vita! - su loro stessi, giungendo alla totale apatia emotiva verso i viventi - eccola, la tragedia.

      Sono d'accordo, ogni persona - noi compresi - cerca di venire a patti con i propri compromessi, anche quando proviamo a porci obiettivi etici che riteniamo elevati. Se vuoi, in quache modo, è anche una forma di autodifesa, per evitare sensazione di fallimento, di emarginazione, di inadeguatezza (il burn out). Se però - provo a seguire il tuo discorso - questo patteggiamento arriva a ridurre ogni istanza a un semolino che si mescola e rimescola col cucchiaio della convenienza e del dominio, allora - c'è qualcos che non va, secondo me. Il relativismo etico si riduce a un gioco che può permettersi chi non rischia nulla. Ma - al di là del fatto che nella vita di ciascuno, l'imprevisto è dietro l'angolo, e dovremmo saperlo bene - non ogni pratica e ogni istanza può rivestire la stessa dignità etica - quando implica arbitrarietà e sopraffazione, per esempio.
      Grazie per l'occasione di ragionare insieme, e grazie di essere passata di qui! :)

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