martedì 20 febbraio 2018

AIUTO! una favola a fumetti

© Yi Yang, per gentile concessione - da pagina Facebook

 ... eccoli qui, gli animali protagonisti della storia disegnata (a fumetti) AIUTO!: immaginata da Isaak Friedl e disegnata in modo devastante da Yi Yang.

Il racconto è una favola nera, che più nera non si può: la crudeltà va in scena, l'eccesso è la regola. Per vie fortunose e traverse, hai scoperto questo fumetto; lo hai preso. Poi hai scoperto che ha un seguito, intitolato AIUTO - Fratelli: hai preso e letto anche quello.  Hai preso anche l'albo attualmente in edicola della collana antologica bonelliana Le Storie, scritto da Isaak Friedl e disegnato da Stevan Subic. 
In questo post, non parlerai de 'Il terzo giorno' (il titolo dell'albo delle Storie bonelliane), e solo in parte di AIUTO - Fratelli (per il quale, se Isaak Friedl vorrà, ti piacerebbe fare un post dedicato). In questo post, parlerai solo del primo albo - anzi, per la verità, ne parlerà lui, cioè l'autore, che ha risposto via social alle tue domande...



 
© Yi Yang


Ma prima:
In questa splendida tavola (tavola 51), uno dei pochi momenti di pace e di relativa sicurezza, per gli animali nascostisi nel bosco, invaso in continuazione dai cacciatori umani, bramosi di uccidere, per il gusto di uccidere, e di sfigurare e sprecare le vite degli altranimali...

L'intervista:

Ti vorrei chiedere: quando l'hai pensata la prima volta? e perché?

La storia è nata nel 2015 dall’incontro con Yi Yang. Io sono rimasto subito fulminato dal suo stile grafico e ho iniziato a pensare a una storia per poterlo valorizzare. Quasi subito è nata l’idea di creare un fumetto muto con protagonisti degli animali.

Questa è una favola nera, come devono essere tutte le favole, ma si occupa di temi secondo me - che comunque li seguo con coinvolgimento - molto attuali e cruciali.

Secondo me qualsiasi storia nasconde diverse tematiche o situazioni nascoste. Per questo trovo difficile individuare dei temi precisi quando si ha a che fare con macro elementi come l’odio, l’amore, la violenza e la morte. Di sicuro il rapporto tra il regno animale e l’uomo è un argomento senza tempo. 

I ruoli in questa favola mi sembrano capovolti: gli animali sono buoni e i cacciatori cattivi. Una favola realista, quindi, per conto mio! Sei d'accordo sulla mia impressione?

A dire la verità i ruoli a un certo punto si confondono. Secondo me non è questione di essere buoni o cattivi, quanto posseduti o animati dalla violenza. Ovviamente negli animali questo aspetto è legato principalmente a un istinto di sopravvivenza, mentre nell’uomo i fattori scatenanti si fanno più complessi. In ogni caso trovo la caccia moderna molto diversa da quella passata e decisamente meno condivisibile. Insomma non c’è nessun equilibrio nell’uccidere un animale con un fucile di precisione, spalleggiati dalla tecnologia o quant’altro.


Io sono impegnato nelle attività di difesa e attenzione verso gli animali. La mia opinione sulla caccia è intuibile facilmente. Tu che cosa ne pensi?

A questa domanda ho risposto prima 



Gli umani qui presenti sono feroci, crudeli, sadici, ottusi, stupidi, vendicativi, prepotenti, bugiardi, spietati, ostinati, implacabili. Che tipo di umani hai voluto raccontare e che cosa ne pensi degli umani in generale^

Nel racconto, per motivi narrativi, ho dovuto semplificare il carattere dei cacciatori, esasperandolo le peggiori caratteristiche dell’uomo. Ovviamente nessuno di noi ha un carattere così bidimensionale e spesso dietro la crudeltà esistono situazioni e realtà interessantissime. Nel secondo volume di Aiuto! infatti ho voluto esplorare il dolore dietro alle azioni del capo dei cacciatori, nel tentativo si spiegare cosa l’ha portato a odiare gli animali. Con questo non voglio dire che le nostre esperienze giustifichino le nostre azioni, ma come esseri umani siamo molto complicati e esplorare e capire la nostra coscienza è l’esercizio più difficile che possiamo fare. 


Invece, che cosa pensi degli animali?

Adoro gli animali. Penso che loro in qualche modo sono esseri puri e mi piacerebbe studiarli meglio. Purtroppo il mio interesse, per il momento, si limita al semplice apprezzamento superficiale. Ma chissà, magari un giorno mi dedicherò a loro come vorrei.  


Per finire, due cose che mi han colpito: gli animali non usano parole, eppure comunicano tantissimo. gli umani usano le parole e dicono solo cose brutte in tutti i modi possibili, al punto che quando appaioni i baloon, quasi risulta inquinato il disegno.
E a proposito di disegneo: è fenomenale, difficile anche da accettare quasi, la tecnica di Yi Yang, che ha disegnato come disegnerebbe - secondo me - un bambino iper arrabbiato.
Come avete preparato insieme la parte grafica di questa storia sconvolgente?

 
Come dicevo all’inizio l’intero progetto è nato per valorizzare il segno di Yi. Per questo, una volta decisa la storia, volevamo creare un contrasto tra i temi e il disegno. E così abbiamo affiancato alla violenza un registro grafico legato alla stilizzazione dei bambini. In questo modo siamo riusciti a creare un universo in cui i confini tra quello che accade e quello che si percepisce è in netto contrasto. Insomma è come mostrare senza raccontare e appesantire la narrazione. In questo modo il lettore viene messo alla prova ed è la sua sensibilità a decidere come affrontare il libro che ha tra le mani. 

 
Per finire, due cose che mi han colpito: gli animali non usano parole, eppure comunicano tantissimo. gli umani usano le parole e dicono solo cose brutte in tutti i modi possibili, al punto che quando appaiono i baloon, quasi risulta inquinato il disegno.
E a proposito di disegno: è fenomenale, difficile anche da accettare quasi, la tecnica di Yi Yang, che ha disegnato come disegnerebbe - secondo me - un bambino iper arrabbiato.
Come avete preparato insieme la parte grafica di questa storia sconvolgente?


Come dicevo all’inizio l’intero progetto è nato per valorizzare il segno di Yi. Per questo, una volta decisa la storia, volevamo creare un contrasto tra i temi e il disegno. E così abbiamo affiancato alla violenza un registro grafico legato alla stilizzazione dei bambini. In questo modo siamo riusciti a creare un universo in cui i confini tra quello che accade e quello che si percepisce è in netto contrasto. Insomma è come mostrare senza raccontare e appesantire la narrazione. In questo modo il lettore viene messo alla prova ed è la sua sensibilità a decidere come affrontare il libro che ha tra le mani.

Grazie mille!


GRAZIE A TE! 




 ... continua (?) ...

1 commento:

  1. in una bozza di post, intitolata 'Isaac Friedl', ho trovato questi appunti, che qui ricopio perché non vadano perduti:

    due aspetti, mi hanno più interessato di altri.


    quando dici che il tema della storia è l'essere o meno posseduti dalla violenza e dici che negli animali è legato all'istinto, mentre negli umani è più complesso.


    Però in altri momenti della storia si racconta molto bene la solidarietà tra gli animali e quando la loro violenza arriva, io penso che sia una forma di autodifesa, di resistenza, a una violenza invece inarrestabile, sempre sproporzionata, insensata, totale e devastante come quella dei cacciatori: di fronte alla quale non c'è giusificazione nel passato che possa tenere - parer mio (per lo meno nei cacciatori del primo libro, che non han subito traumi).


    La cosa bella del narrare una storia è secondo me proprio il mettersi nei panni anche dell'individuo più aberrante che si possa immaginare e impegnarsi a comprendere e condividere le sue motivazioni, pur se patologiche. Nel secondo volume, infatti, questo accade e credo che riesca benissimo.

    Il conflitto tra fratelli è un vero tuffo al cuore e solleva tantissimi problemi, dubbi, solamente accennati e suggeriti - ma mai spiegati, in modo che giustamente il lettore si faccia la sua idea e decida per conto suo.



    Mi ha colpito, tuttavia, che i due fratelli, allo stesso trauma, abbiano reagito in modi opposti - anche se a quanto pare entrambi odiano gli animali.

    RispondiElimina

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