martedì 27 marzo 2018

... lo sai che il mondo del cane... (?) . Ti racconto una storia



Maika ha un grande naso nero


Ascolta. Vieni qui, ti racconto una storia.
Parla di cani, del loro naso e del loro mondo. E parla anche di noi e del nostro mondo.
Lo sai che i cani vivono in un mondo di odori amplissimo e complessissimo? Ci hai mai pensato? 
Gli odori danno alla rappresentazione canina del mondo una tridimensionalità che noi umani possiamo a fatica solo immaginare. Gli odori - aromi, effluvi, puzze, sentori, refoli, tracce, uste, bave  - popolano lo spazio di cose presenti e di cose passate. E ogni cane deve essere capace di discernere il passato - qualcuno/qualcosa che era qui, che ora non c'è più, ma ha lasciato il suo odore, la sua presenza - dal presente. 
I cani,  è come se vedessero nel tempo. Pensa: se noi vedessimo sia le persone vive che quelle trapassate e dovessimo essere così abili da capire quelle che sono qui ora e distinguerle da quelle che erano qui prima - un'ora, un giorno, un mese, un anno fa.
Gli odori canini portano i fantasmi del passato al loro naso e alla loro consapevolezza.
Lo cogli, il grande equilibrio, la capacità di concentrazione e di discernimento e di ragionamento che c'è nella mente di ogni cane?






Quindi: che cosa conosciamo noi - veramente - del mondo dei cani? Luca Spennacchio ha qualche idea in proposito...

Luca Spennacchio era a Opera il 23 marzo, perché F.I.B.A. Milano e Amici di Ohana lo hanno invitato a parlare di Canile 3.0, all'interno di una serie di serate e incontri per parlare di cani.

Tu stai seguendo Canile 3.0 (ci saranno novità interessanti) e in altre occasioni hai potuto ascoltare Luca Spennacchio in serate simili a questa.

Questa volta, però, è stata diversa.
Di ritorno da Scicli, Luca ha ragionato sul fenomeno del transito dei cani - dal sud al nord: una pratica che oltre tutto il social forum banalizza, facendo 'scegliere' il cane da adottare solo su trasporti emotivi pietistici ed effimeri - come se si stesse acquistando qualcosa on line.
Canile 3.0, che sta portando Luca in giro per l'Italia, non parlerà solo dei canili 3.0, quelli auspicabili per il futuro; ma cercherà di affrontare anche quelli che sono invece terribili realtà di prigionia, disperazione, incuria, ignoranza delle leggi, abbandono. I canili che alimentano il 'giro' dei transiti al nord e che non si svuotano mai.
Scicli sembra il riassunto perfetto delle contraddizioni italiane: nello stesso paese, un cane come Italo viene adottato da tutti gli abitanti; e allo stesso tempo un branco di cani selvatici ha attaccato e ucciso un bambino (luglio 2017).
Da un punto di vista etologico, il comportamento di questo branco è insolito ed è estremamente raro, a livello mondiale. Sono cani semiselvatici, guidati da una matriarca - oggi purtroppo in canile: è una meticcia nera di piccola taglia.

Da come parla Luca, è chiaro che ci troviamo a un crocevia.
Il cammino iniziò col canile 1.0, ideato negli anni '50, come mezzo di profilassi sanitaria contro la rabbia. I cani che entravano lì, in seguito a cattura di randagi, venivano uccisi - "soppressi" - entro massimo 10 giorni.
Con la L281/1991, nasce canile 2.0, che abolisce la soppressione ed è lo strumento per eliminare il randagismo.
Dal 1991 a oggi, secondo Luca, la legge ha fallito i suoi scopi. Il randagismo non è stato eliminato, tanto meno i canili. Sui cani si sono create enormi speculazioni - di personaggi attratti dai bandi comunali per la gestione delle strutture. Inoltre: la stessa legge non è conosciuta, o viene disattesa, dalle istituzioni stesse, o viene misconosciuta proprio da quelli che - per legge! - avrebbero il dovere di implementarla, attuarla e farla rispettare.

Come ci finiscono i cani in canile? Ci vengono portati da gente che non se ne cura e che li abbandona. I cani vengono buttati via, in modi e tempi tali che per Luca è quasi ingiusto per l'impegno di chi se ne prende cura e prova ad affrontare un problema troppo superiore alle sue sole forze. Alla fine, tutto si riduce ai soldi.
Dal 1991: i canili sono aumentati, i cani nei canili sono aumentati, il randagismo è aumentato - soprattutto in alcune zone d'Italia. 
Eccolo, il fallimento: nel quale si è già inserita la malavita, che gestisce strutture gigantesche, dove i cani sono meno di numeri - questo perché il cane rende soldi - solo se è chiuso in gabbia nel canile. I costi crescono, i cani rimangono un problema, i canili diventano lager. Le uniche situazioni che fanno notizia sui media - specialmente la televisione - sono: sequestro di canili lager gestiti dalla malavita; morsicature di cani pericolosi, che quindi vengono 'rinchiusi' in canile. Su questi estremi, la gente basa la sua idea di canile: un luogo dove c'è la mafia e dove finiscono i cani 'pericolosi'.

Non resta a Luca, che accennare all'ultimo elemento della equazione: il volontario. Troppo volontariato è popolato da persone del tutto inesperte - ma convinte di sapere tutto - persone allo sbaraglio, che puntano sul pietismo ma che - alla resa dei conti - del cane, di chi sia il cane, ma anche dei caratteri dei cani di cui si stanno occupando, non sanno nulla. Come se nemmeno a loro interessasse: infatti, ti interessi di qualcosa che ti piace, che ami, per il quale provi piacere ad occupartene; oppure perché capisci l'importanza, il valore della conoscenza, della esperienza da acquisire su di lui. Invece, per molti non è così. Luca chiama questa cosa 'il frendel'. Il cane è il frendel di molti, troppi volontari.

Ma se si continuerà a presentare il cane come emergenza, come problema, come qualcosa che consuma denaro, fondi, risorse, destinabili ad altro per gli umani; quanto tempo ci vorrà perché la mentalità dell'emergenza - tanto diffusa e libera di far danno in Italia, che imperversa nei terremoti come negli incendi boschivi d'estate, nelle ondate di gelo a dicembre come nei nubifragi - non inizi a trasformare i ragionamenti sui cani? Che saranno di nuovo problema: problema grave, urgente; problema che richiede soluzioni immediate e rapide. Il canile come presidio culturale, non è né immediato, né rapido (Luca dice che doveva iniziare a essere realizzato già a partire dal 1991, perché richiede anni); il ritorno al canile 1.0, invece è rapido e immediato. Il finale non potrebbe essere più cupo, il destino più fosco.

Perché? Perché quando si è vincolati a scegliere motivati dalla paura - o dalla commozione - non si possono che fare scelte miopi, brevimiranti e quasi sempre clamorosamente sbagliate. Lo hanno dimostrato le black list di razze canine, per fortuna poi son state abolite. La cultura cinofila oggi è sottozero. Lo zero, cioè il punto di partenza, per Luca, sarebbe quando le persone arriveranno alla consapevolezza che hanno bisogno di tornare a conoscere chi è il cane che vive loro accanto. Quindi, non abbiamo ancora iniziato.

Tutta la società, la nostra cultura e civiltà in cui siamo immersi, riflette come un pantografo, questa critica situazione di sensazione diffusa di paura, pericolo, insicurezza. Il mondo 'la fuori' (ci) è (sembra) ostile. Lo temiamo: per noi e per i bambini, oltre che per i 'nostri' cani. Non usciamo più. Impediamo ai bambini di uscire, impediamo ai cani di uscire.
Questo non è il mondo in cui - centinaia di migliaia di anni fa - il progenitore del cane ha incontrato homo e lo ha scelto come compagno di cammino. Homo e cane sono insieme... da sempre: senza il cane, homo sarebbe sicuramente diverso, come specie.
Eppure: a un certo punto del cammino, homo ha tradito il patto col cane, si è dimenticato di conoscerlo. Il 'cane da' - il cane-strumento, oggettificato - esiste solamente da poco meno di un secolo, così come le razze canine, specialmente per come sono diventate - iper-specializzate, iper-tipiche.
Oggi, il cane - sottomesso anche a maltrattamenti genetici e sociali - è l'ombra del cane che ci venne incontro per la prima volta. Lo abbiamo trasformato in pet - e del cane vero, che non 'è' di nessuno, non sappiamo né accettiamo più alcunché. Eppure il cane esiste ancora.
Però noi ci siamo chiusi, ci siamo tolti dal mondo e abbiamo tolto anche il cane. Ci siamo portati dietro dei 'vessilli' del mondo: la pianta, il pet.

E qui, sta il crocevia. Dove si possono ancora incontrare sia gli umani che soffrono allontanati dal mondo reale, sia i cani - semiselvatici, randagi, ferali, selvatici, tutte diciture etologiche che indicano differenti modi di stare al mondo, tutti da tornare a conoscere. Dove, come una edicola di cultura, come un faro, come un luogo che restituisce tempo - e svuota i canili, perché i cani finiscono nei canili in quanto la gente 'non ha più tempo di' - troviamo il Canile 3.0.
Un luogo aperto, che deve fare cultura, che deve far ripartire la relazione tra umani e cani, che deve far tornare la memoria agli umani e la libertà e dignità ai cani.

Dice Luca: nel 1936 (!) a Milano sorse il primo parco giochi per bambini, creato con lo scopo di 'tentare' (!) di rimediare alla sofferenza psicologica data dalla vita obbligata in città e allontanata dalla natura. Si potrebbe ragionare a lungo cosa sia 'natura' e cosa sia 'città' , ma il nocciolo del problema è: queste non sono le città in cui volevamo vivere e tutti noi soffriamo la lontanza da spazi e tempi diversi, ritmici, naturali. Sono le stesse città dove i nostri cani vivono male e ce lo dicono in ogni modo possibile. Sono le stesse città dove per noi umani è difficile assecondare la nostra etologia, nella quale la epimelesi (il prendersi cura) è centrale. Sono le stesse città dove diventa difficile gestire l'emotività e l'interazione sociale.

E allora: è veramente importante che una società abbia i cani tra i suoi cittadini? La domanda è retorica: non è mai esistita una società senza cani. Perciò: sì, è importante, è vitale. Togliere il cane equivale a infliggerci una ferita inguaribile. Le cui conseguenze è terribile immaginare.

I cani ci addestrano alla emotività e alla empatia, ci esortano ad andare nel mondo, ci strappano dal guscio hi tech virtuale sempre più avvolgente; ci fanno vedere che esiste la gioia pura, data dal semplice respirare, essere vivi, essere qui: sotto il cielo, sopra un bel prato, di questo nostro pianeta.


Nota: questo post l'hai scritto a ruota libera, dopo aver rimuginato a lungo sui tuoi appunti volanti. Hai preferito non essere troppo ligio, anche perché la serata a cui ti riferisci è già lontana nei giorni e la memoria non è più fedele. Niente virgolette, quindi, stile giornale locale (che sinceramente non sopporti più, perché senti che ti mortifica e assassina lo slancio della bellezza dello scrivere), ma pensieri mescolati e suggestioni. Non c'è solo il pensiero di Luca, ma anche tracce di altri pensieri di persone che sui cani hanno idee molto simili - secondo te - alle sue: idee di libertà, di rispetto, di dignità e di coraggio. C'è anche traccia del tuo pensiero.
E, come si dice, tutto quello che appare eventualmente stonato nel pezzo, è tutto merito tuo.


2 commenti:

  1. Giovanni, passo per farti gli auguri di Pasqua. Tu lo sai che certi tuoi post mi fanno così male che non ce la faccio proprio a leggerli e guardare le foto, io che poi amo così tanto tutti gli animali! Buona serata.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ciao sinforosa. ti ringrazio per gli auguri che ricambio di cuore. Ma questo post che parla di cani comtiene molta energia - tutta di Luca Spennacchio - non solo rabbia. C'è speranza, anche se busogna impegnarsi. Buona serata. G

      Elimina

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