sabato 29 agosto 2015

VEGAN ch'io 2015 sabato 29












9 commenti:

  1. Eccomi qui. In presa diretta. Sto provando a far foto e filmati in tempo reale da bloggare. Ci riuscirò? Chissà.
    Intanto, son qui al,word show sulla sperimentazione animale.

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  2. O altrimenti vivisezione. Che non è una operazione chirurgica al ginocchio (non si gioca con le parole) ma è piuttosto tortura.
    Il torturato e un esemplare usato, per denigrare tutti gli appartenenti al suo gruppo di appartenenza. È un lavoro, un lato oscuro è nascosto, silenzioso e da fare senza discussioni. La tortura è un ponte tra umani e altri animali, e questo ponte viene edificato da quelli che detengono il potere e seguono la logica del dominio del corpi.

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  3. I relatori sono S.Garatti, O.Jurinivicn, E.Laguardia.
    La sperimentazione animale non suscita orrore. Eppure è un orrore in se stessa. Per chi la subisce, per chi la scopre e persino per chi la pratica. In un regime di potere che prevarica tutti gli individui, vittime e carnefici.

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  4. (Adesso prendo appunti a matita) ...

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  5. Scrivo dagli appunti, desumendo quel che i relatori hanno detto. Tantissime questioni,Mina densità di riflessioni e di puntiminterrogativi .da cui partire.

    L'offensiva pro test verso le persone che si pongono in difesa degli animali strumentalizzati nei laboratori, è tutto fuorché tecnica omazssionata, mi vie. Da dire. Perché si gioca su elementi che chiamano in causa il sacro, il dogma della scienza e del suo metodo, il sacrificio degli animali. Il,sacrificio, che riassume tutto quel che accade agli animali nei laboratori (prigionia, confinamento, paura, solitudine, dolore, operazioni che invadono il corpo, lo,rompono,,lo feriscono, , morte infine). Gli sperimentatori si pongono come un clero di una religione laica, il cii Dio è l'uomo ( ma che tipo di uomo?), la cui vita è sacra, e alla quale si sacrificano le vite di quelli che non sono come lui è che dunque non sono degni, ma diventano strumenti, oggetti, da sprecare in numero senza limiti. Si sente l'odore di sangue delle vite altrui. Si verifica una antropol patria che si dispiega con veemenza, che non lascia nulla di intentato per onorare la sacralità della vita del,dio uomo. Il,clero,degli sperimentatori si pone quindi con arroganza, si oppone a qualsiasi voce dissonante, che si pronunci per la,salvezza delle vite altre. Voci eretiche, da ridicolizzare, da minacciare, da sottoporre ad aut aut e ricatti

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  6. Continuano i relatori... Le persone che praticano la vivisezione, sono convinti che quello che fanno sia buono e giusto. Come fino,a non molto tempo fa , e forse anche oggi, era buono e giusto fare esperimenti sugli schiavi e lle schiave, sui negrime le negre, sulle donne "isteriche" o le ragazze madri. Sui contadini delle zone rurali povere,sui minorati mentali e gli handicappati fisici.

    Pratiche di dominio e manipolazione fisica venivano e vengono presentate e narrate come normali, nelle,società che le considerano utili e necessarie per il beneficio della parte sana, intelligente, produttiva.

    Oggi, chi osteggia la,vivisezione deve domandarsi come porre la,questione in termini politici, in termini etici, in termini sociali. Va posta come problematica la strategia dell'obiezione scientifica alla vivisezione, perché è essa stessa non pro animali,, che spariscono sommersi dalle obiezioni sulla validità e attendibilità degli esperimenti. Per capirne la fallacia, basta immaginare che reazioni avremmo se le stesse obiezioniim,scientifiche venissero traslate in contesti umani.

    Le intersezioni tra specie, genere e denso vanno evidenziate, le accomuna la,condizione di strumentalizzazione. Gli animali non hanno status politico,,che è la cosa per la,quale occorre trovare strategie di opposizione e di critica e di lotta. Occorre smontare l'assuntomche la,scienza e le,sue pratiche non possono essere discusse. Occorre coinvolgere la,società. (Ma occorrerebbe anche, e questo è il mio parere, ricostruire una so dieta più capace di affrontare queste questioni; una società che oggi sembra scomparsa, tra le pieghe di una società incapace di ogni empatia).

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  7. Proseguono: Jung definiva intellettualismo logico, l'atto di razionalizzare per giustificare quello che facciamo, specialmente quando si tratta di un gesto, di un atto, difficile da sopportare. A scapito della sfera affettiva ed emotiva sentimentale,che pure sono molto importanti per l'equilibrio individuale. Invece, si assiste a una parcellizazione della realtà, ci si sofferma sui dettagli, ingigantiti, per oscurare il dato ben più enorme della,realtà complessiva, intesa nel suo contesto. È il fenomeno che si vede molto bene operare nei filmati della conferenza pro test, con Double Trouble.

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  8. Si domanda e ci domanda Harper: per quale motivo e "normale" mostrare un gatto con gli elettrodi in cranio, mentre non è considerato normale mostrare il,dolore che si prova per lei, né protestare per la sa condizione. Esibire indignazione per quello che è stato fatto sul suo corpo e dell a a. Vita, contro la sua volontà, è un tabù, imposto da un atteggiamento della scienza, che impone aut aut e ricatt: il dibattito proseguirà solo nel silenzio della protesta. Per permettere ai due giovani relatori pro test di spiegarci i dettagli del non dolore della gattina, che anzi gioca e mangia. Completamente oscurata, negata, silenziata, la macro realtà della reclusione,modella,solitudine,modella moia, della incertezza l nella e della prigione.
    Anche a se stessi, vivisettori giovani e allo sbaraglio. Che dimenticano che anche i prigionieri, si lavano, mangiano, cercano di curare la propria persona, proprio come Double Trouble faceva. Ma questo non equivale a " non soffrire".

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  9. La crudeltà e dentro ognuno di noi, pronta a manifestarsi, se il cottesto lo permetterà. Migrar trasse queste conclusioni dal suo esperimento,sociale. Il contesto,dei due giovani pro test, il loro quotidiano, è fatto di sopraffazione, di crudeltà e violenza, ammantate da parole come sacrificio, necessita, bene umano. Loro stessi, e noi stessi, facciamo fatica a scorgere la crudeltà dei nostri gesti. Sfoggiaci amo,alla legge del più forte. E quando invece prendiamo coscienza, rischiamo di impazzire.

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