domenica 25 gennaio 2015

Che bello, vado al macello! la "carne felice" vs la "domanda prepotente"



" (...)  ora che ho conosciuto cosa si prova a tenere in braccio un agnellino come farò a tornare davanti al mattatoio?" è la "domanda prepotente" che Rita Ciatti si è posta, raccontando della sua visita a The Green Place, (qui la pagina facebookiana di questo rifugio).

Ma Rita conclude anche dicendo: "In qualche modo dovrò pur farcela perché noi il 31 gennaio si ritorna lì, davanti al mattatoio di Roma per dare visibilità all'olocausto animale che si consuma all'interno".

La domanda prepotente è esattamente quella per cui è stata creata la strategia dal nome "la carne felice" - un ossimoro di cui stupirsi, se non fosse che nasconde quantità smisurate di sangue e dolore e morte. In realtà, a me personalmente, fa rabbrividire, per il contenuto di violenza che riesce a veicolare senza parere.
La strategia della carne felice, infatti, è strumentale all'occultamento di quello che capita realmente agli 'animali da reddito', sulla loro pelle, sulle loro piume, sul loro vello, tutti i giorni, ogni giorno, moltiplicato per migliaia, pe millioni di volte - in una scala statistica di mero calcolo, che azzera, annienta - ignora ancora prima - le vite di individui nati con una forma diversa da quella animalumana, ma che non per questo non desiderano scampare al dolore, sfuggire alla morte, evadere dalla prigionia.

Come agisce, in breve, questa strategia?
Per esempio, facendo leva sulla compassione delle persone che vanno al supermercato, rassicurandole che 'la loro carne' proviene da "animali rispettati nelle loro esigenze e nutriti in modo sano e biologico, secondo le regole della filiera corta e della tracciabilità"; per cui, a questi animali, non è riservato il destino cruento che comunque i filmati animalisti hanno portato allo scoperto (e col quale, dunque, ormai, piaccia o meno all'allevatore, occorre fare i conti). Con la coscienza a posto, si immagina allora, il compratore, non smetterà di acquistare dalle lunghe file del bancone della macelleria, i suoi vassoietti polistirolosi di pezzi di animali uccisi e incellofanati. Sul 'senso di colpa' e sul modo di disinnescarlo, è illuminante quanto viene attuato da CIWF (Compassion in Word Farming) : "CIWF rappresenta una di quelle iniziative, oggi sempre più alla moda, che rientrano in quella che viene chiamata “produzione di carne felice”. In altri termini, l’allevamento rispettoso dell’Animale e delle sue esigenze etologiche finché non viene mandato al macello"  - così scrive Aldo Sottofattori, riflettendo sulle insidie della strumentalizzazione della compassione

Molti che mangiano carne, non hanno difficoltà ad ammettere che non sopporterebbero di vedere persino filmati dove si documenta quel che accade agli animali - negli allevamenti prima, nei lunghi viaggi durante, e al mattatoio poi, infine.
Da contro-esperienza, altrettanto potente, quindi molto fa la possibilità di conoscere alcuni di questi animali di persona, vivi e liberi, in quelli che sono i santuari per animali liberi - sul modello degli 'animal sanctuaries' di impronta anglosassone. (C'è una lista, speriamo parziale, e in crescita, dei santuari nel mondo, su Wikipedia). Chissà: se molte più persone avessero la possibilità di conoscere più da vicino 'chi' normalmente incontrano solo nel piatto, magari ci sarebbero maggiori conseguenze positive per questi individui altranimali. Scoprire che una mucca è capace di fare le fusa quando la gratti, e che è felice e tenerissima quando è insieme al suo bambino; scoprire che a una scrofa piace stendersi al sole e quando le fai i grattini muove la gamba posteriore esattamente come fanno i nostri cani; scoprire che le galline ti riconoscono e ti danno il benvenuto quando ritorni a trovarle e amano sedertisi sulle gambe per farsi accarezzare (e si potrebbe continuare con tanti aneddoti), non può non lasciare indifferenti - qualunque sia l'entità del pensiero provocato da questo incontro inaspettato. A patto che l'incontro sia un incontro e non qualcosa d'altro: la 'fattoria didattica', dove i bambini possono accarezzare gli agnellini o salire sul cavallo, o dar l'erba alla capretta, sono a forte rischio di rinnovata e ulteriore 'falsa narrazione', proprio quandio ci sembrava di essercela lasciata alle spalle. Una narrazione dove, comunque, l'uomo è il protagonista, questa volta buono e generoso, mentre gli altri animali non hanno mai l'occasione di esprimere / esprimerci i loro punti di vista, fatti di pensieri, di richieste, di speranze, di sogni, di progetti e di paure, tanto quanto sono caratterizzati dagli stessi elementi anche i nostri punti di vista sulla vita e sul mondo.
Una narrazione - quella dell'uomo comunque centrale, ma dalla faccia buona - che ha gioco facile e che le nostre orecchie accolgono quasi spontaneamente, perché i dubbi che la strategia della 'carne felice' intende silenziare, ormai, si sono affacciati: ma davvero agli animali succede quello che ho visto nei filmati? Perché, in effetti, la differenza tra gli allevamenti intensivi e quelli 'rispettosi del benessere degli animali', non sembra poi così decisiva e netta.
E la 'carne felice' è un abominio (innanzitutto, linguistico, degno della neolingua della distopia orwelliana) dal punto di vista di chi si impegna perché la vita e la libertà - invece della prigionia e la morte - siano il destino per milioni di animali; e per chi sa ma non vuole vedere, e volta la testa, la 'carne felice' è una ipocrisia

La 'carne felice è un mito' (ma non nel senso degli 883!), di quella che con paroloni difficili possiamo chiamare 'mitopoiesi antropocentrica specista'.

8 commenti:

  1. Giovanni quanto capisco il tuo post e quanto ti ringrazio, non oso neppure pensare a tutto questo!
    Una serena serata e un abbraccio!

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  2. Cara Nella, non avere paura di pensarci, perché è solo il tuo - il mio, il nostro - pensarci che - adesso come adesso - può fare la differenza per tutti questi milioni di animali - una differenza vitale.

    Una serata serena a te, e con un abbraccio!
    E grazie per il commento ultrarapido, mi ha fatto molto piacere :)

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  3. È un termine che non conoscevo 'carne felice'. La super produzione è stata la nostra rovina. Non abbiamo equilibri sani. Ho visto servizi dove quintali di arance vengono mandate al macero per mantenere i prezzi. Come vedi non c'è nulla di sano. E poi si parla di sovraffollamento del pianeta e del problema a nutrire tutti. Pensa anche alle quote latte e come vivono negli allevamenti le mucche da latte. Scusami so che tu sei dentro questo delirio e le mie, parole tanto per dire...

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  4. 'Carne felice' è la mucca della pubblicità in mezzo al prato, è il maialino dello spot che parla felice dei salami, è la gallina sul cuscino della poltrona: sono cose fasulle, per distogliere l'attenzione dalla realtà che è ben altra, e che viene documentata da attivisti coraggiosi come quelli di essereAnimali che sranno divulgando reportage filmati in segreto. Non a caso, negli USA; le lobbies zootecniche vogliono far diventare reato penale l'azione di filmare e documentare le condizioni di vita degli animali all'interno degli stabulari e i momenti di trasporto e di macellazione.

    Le te sono tutt'altro che parole tanto per dire, Santa: a proposito del sovraffollamento, sto leggendo un libro molto avvincente ma anche sottilmente inquietante, CONTO ALLA ROVESCIA, di Alan Weisman, bassto sulla proiezione di 9 miliardi di umani nel 2050. Ha già scritto anche IL MONDO SENZA DI NOI. Te li consiglio!

    Che ci sia poco di sano, poi, nella condotta degli umani, sono d'accordo con te. Credo però che arance e mucche siani paragonabilli solo nel momento in cui vengono considerate semplici prodotti su cui trarre profitto. Le mucche non sono arance, non sono frutta. Distruzione di arance e quote latte sono il portato negativo di una concezione politica ed economica totalmente basata sul lucro, sull'accaparramento e sulla spartizione politica: sotto queste cose, spariscono speranze e dolori di milioni di animali (umani compresi), inseirti nella colonnina dei resti a perdere, in contabilità. Tutto si tiene, ma credo anche che sia molto importante -per me almeno lo è - non perdere di vista la questione legata all'anelito alla vita degli animali che imprigioniamo, stritolati dalla superproduzione energivora e ormai esorbitante e squilibrata; per cui, sarà importante trovare strade nuove: se però queste strade continueranno a non considerare il dolore che infliggiamo agli altri animali, persevereranno in questa situazione priva di etica e perciò saranno destinate a ripetere le stesse catastrofiche crudeltà - su tutti gli animali, compresi quelli umani.
    Grazie a te, Santa, riesco a chiarire anche a me stesso molti concetti, per l'evenienza di metterli nero su bianco, in modo da condividerli con te :)

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    1. Sai che mi stanno a cuore i vegetali, ma quello che più mi pesa è lo spreco. Ovviamente gli animali altri e noi compresi sono dentro la mia considerazione. Ma stiamo tranquilli ci risponde l'Expo 2015 con "nutrire il pianeta". E soprattutto il protocollo Milano. Che si pone tre macro obiettivi:l’abbattimento del 50% entro il 2020 a fronte dell’impressionante cifra di 1.3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato nel mondo attraverso campagne mirate ad accrescere la consapevolezza del fenomeno e accordi di lungo termine che coinvolgano l’intera catena alimentare a partire dalla filiera agricola; l’attuazione di riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria, con limitazioni all’utilizzo di biocarburanti a base alimentare; la lotta all’obesità, con il richiamo all’importanza dell’educazione alimentare sin da bambini e alla promozione di stili di vita sani, sull’esempio praticato da Michelle Obama negli Stati Uniti.
      Adesso con l'accordo globale, come quello di Kyoto per l'ambiente, non avremo di che preoccuparci (^^^)

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    2. Mi sento più sicuro anchenio, protetto da tutti questi protocolli... specialmente perché è evidente che gli sta davvero a cuore la libertà e il benessere dei miliardi di animali che sono nelle nostre mani (^^^)

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  5. Sono vegetariana d'istinto da quando sono bambina (i miei volevano farmi mangiare la carne e a me faceva schifo). Mi sento depressa perchè - anche a causa di una mancata condivisione con il loro papà delle scelte vegetariane - ho allevato figli carnivori. Ma non ho perso la speranza. Spero che la società si converta a uno sguardo di pietosa compassione verso gli animali e spero si ricerchino - e si trovino - equilibri alimentari diversi.

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  6. Condivido la tua speranza, Mari, e per quel che è nelle mienmpossibilità, cerco di rinforzarla con le azioni. Perché la speranza da sola non può farcela, e soprattutto non è di nessun aiuto ai prigionieri che continuano a soffrire e morire.

    Se vorrai continuare a leggere questo mio blog, conto di proporre ancora sempre nuovi argomenti legati a questo tema molto cruciale.

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