mercoledì 10 dicembre 2014

Tradizionalmente Veg! - 1: il Panforte

Fonte: Tuscanycious

Breve brevissimo post pressoché natalizio. Anche questo un piccolo segno dei cambiamenti che spero di introdurre nel blog pianino pianino - in fedeltà al nome del blog!

I motivi di questo articolino sono molto pochi e molto semplici: il primo è dato dalla mia golosità; che mi ha spinto a cercare dolci per festeggiare nei canonici periodi festivi, senza dover 'derogare' a una volontà e un desiderio veg che non è integralismo sol perché vuol continuare a non mangiare animali mentre gusta qualcosa di buono nei particolari periodi dell'anno in cui più frequenti sono le festività, come - appunto - il periodo invernale, che culmina col Solstizio, al quale viene sovrapposto il Natale.  Ben prima che ci fossero pasticcerie o gastronomie veg, che propongono ognuno dei dolci della tradizione, ma rivisitati in chiave veg/cruelty free - quindi senza burro né uova - occorreva slalomare tra quel che offrivano i comuni supermercati. 
Così ho scoperto il panforte - non riporto alcuna marca commerciale, poiché la ricetta è di origini medievali, e già si chiamava così per via della molta presenza di spezie nell'impasto.
Il panforte, dunque, nasce vegano senza saperlo - un veganismo ante litteram, propriamente - nasce così perché la tradizione gastronomica della sua epoca aveva gusti e sapori diversi dai nostri. 
Quindi, il panforte è anche un revival dei tempi antichi, si potrebbe dire. 
Rimane comunque un dolce buono in sé e per sé, facile da trovare e buono da mangiare, sentendosi perfettamente natalizi. E questo a dimostrazione - ecco il secono motivo di questo post - che mangiare vegan non è per nulla difficile, né insapore. Anzi, può essere persino stimolante!

Qui sotto, un video per preparare il panforte in casa.
Viene specificata la presenza di un ingrediente animale - il miele - che si può agevolmente sostituire con malto di riso, o di orzo, o sciroppo di acero (un ingrediente di altre tradizioni gastronomiche, nulla di extraterrestre!)






La fonte del video è VegetariAMO

 
Sotto titolo: Vegano ante-litteram; sotto-sotto titolo: sono vegano e non lo sapevo!

4 commenti:

  1. Premesso che sono onnivora, ma spero non sia un problema. Rispetto ogni specie e genere, per cui so che faccio, farò parte anch'io della catena alimentare. Adoro il panforte, a Siena ho avuto modo di assaggiare un'altra variante loro a dir poco divina. e questo post mi ha fatto scoprire una cosa che non conoscevo della cucina vegan: nessun cibo di origine animale? Per cui no al latte, uova e quindi miele ad esempio? Per cui neanche lana, pelle e simili? Scusa la mia ingenua ignoranza. E comunque un post buonissimo. Ciao

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  2. Ben ritrovata :) Mi fa piacere che trovi buonissimo questo post,e sarei curioso di sapere quale è la variante di panforte che hai mangiato a Siena.

    Sì, vegan vuol dire assolutamente SENZA uova, o latte, o formaggi o miele. Se apri il link da dove è stato postato originariamente la ricetta, scoprirai che nel panforte può esserci il miele, che però si può sostituire facilissimamente. Nello specifico, il panforte che ho trovato io nei supermercati, però, è anche SENZA miele. Perciò lo mangio con gioia.

    Prima di proseguire, mi permetto di proporti la lettura di questo vecchio post del blog:
    http://laconfidenzalenta.blogspot.it/2014/03/amaro-come-il-miele.html

    Per passare alla seconda parte della tua domanda, sì, certo, vegan non è solo in cucina (sarebbe riduttivo, sarebbe una moda, mentre vegan ha essenzialmente a che fare con l'etica di comportamento verso gli altranimali che popolano il pianeta insieme a noi e quasi tutti da molto prima di noi). Sì, vegan è anche abbigliamento che usa tutti i materiali esistenti che non provengono da animali. Ti faccio l'elenco in positivo (parziale): cotone, lino, pile,, lorica, fibre tech, usatissime negli abbigliamenti sportivi, ma anche in molte borse, norsette, zaini, scarpe).

    Come mai parli della catena alimentare? In effettri ne facciamo parte, ma, per nostra fortuna, al momento soltanto dopo la nostra morte, quindi durante le fasi della decomposizione dei corpi, purché ci si faccia seppellire nella terra, ben inteso.
    Gli umani sono talmente circondati dall'ambiente da loro stessi creato, che si fa fatica a parlare di natura - e anche a dare un senso a questa parola. Perché non c'è assolutamente nulla di naturale negli animali allevati nelle indusrie zootecniche, fatti nascere, crescere e uccisi in ambienti del tutto artificiali, in modo forzato, forzoso, totalmente eterodiretto (dagli zootecnici, appunto), con una mentalità esclusivamente performante, come sei si avesse a che fare con delle macchine e non con degli individui vivi di altre specie non umane ai quali, senza rispetto alcuno, viene negato e sottratto tutto,fin dal primo istante della dopo la loro nascita.

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  3. È il panpepato, arricchito con il pepe. Il panforte dovrebbe essere la versione più delicata. Almeno così mi hanno spiegato a bottega. Era una merce pregiata, quasi una moneta per il valore, il pepe era costosissimo. E poi pare avesse proprietà di forza e afrodisiache, viva!
    Grazie per l'approfondimento. Vado anche a leggere il tuo post. Catena alimentare: partendo dal krill, ci siamo anche noi. Con la differenza che la nostra specie è riuscita a fortificarsi ed impedire con l'ausilio di armi e costruzioni a non essere attaccata da altre specie. È difficile e lungo da spiegare il mio punto di vista in un contesto dove necessariamente occorre essere coincisi. Il rischio è il fraintendimento. Ho cercato di esprimerlo in modo breve. Per il resto accolgo il fatto che l'essere stanziale richiede agricoltura e allevamento per la sussistenza, commisurato alle reali necessità, la carne non è un alimento quotidiano, da mangiare 10 volte al giorno. Ma abbiamo perso la stagionalità, vuoi per le serre, vuoi per la super produzione, vuoi per giochi di economia. In pianura la stagionalità è differente che in montagna, così tra climi freddi e temperati o caldi, ma siamo una specie infestante per cui ci troviamo al collasso. Considero le piante esseri viventi, un film bellissimo del 2008 "E venne il giorno" di Shyamalan può dirti di più delle mie parole. La fitosociologia per me non si riduce ad un mero studio sull'aspetto, o la distribuzione, ma sull'osservazione di vere e proprie comunità vegetali con loro dinamiche sociali. Forme di vita talmente lontane da noi che non siamo ovviamente in grado di decifrare. La dinamica di una pianta è differente da quella animale, ma pur sempre un essere vivente. L'accoppiamento differisce, differisce la procreazione, perchè si tratta di qualcosa di più complesso e meno individuale, richiede la partecipazione di un sistema più ampio, dove concorrono tutti gli elementi naturali. Catena dunque, ognuno si nutre di altro per sopravvivere. Noi siamo stati in grado di sviluppare forti condizionamenti, il giudizio, l'etica ecc. che le altre specie (fortuna per loro) non hanno. Mi fermo qui. Spero comunque che scelte diverse consentano ugualmente un bell'incontro. Perdona la lungaggine e un caro saluto.

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  4. Viva il potere afrodisiaco del pepe! :) sono d'accordo con te.

    Intanto, ti consiglio un altro post vecchio, che probabilmente sarebbe difficile da recuperare, se non si sa che esiste, che è stato scritto.

    Si tratta di un post dove si parla di piante:
    http://laconfidenzalenta.blogspot.it/2014/01/nessuna-lumaca-ha-sofferto-durante.html

    Il tuo commento è molto articolato, e mi riservo di rispondere con un maggior tempo a disposizione che non sia quello della biblioteca.
    Naruralmente scelte diverse non ostacolano un bell'incontro. Mi permetto solo una piccola chiosa: che 'scelta' hanno gli animali condotti al macello? La loro individualità è stata del tutto obliterata.
    Con la brevità di tempo, per ora, mi fermo qui. Ma non preoccuparti innvece tu di essere concisa invece che 'prolissa'. Qui lo spazio non è tiranno e nessuno ce lo misura.

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