domenica 15 febbraio 2015

Portare le coperte al rifugio dei cani anziani


Quando occhi così ti guardano, nasi così ti scrutano, puoi scoprire di sentirti vacillare e allo stesso tempo di provare una capacità quasi smisurata di poter ricambiare, non solo per un istante, non solo con un altro sguardo, ma per momenti che diventano giorni e anche periodi più lunghi, in una continuità di 'buone pratiche' che finiscono col diventare continuità di vita.


Credo che si potrebbe parlare così della costanza di molti cosiddetti "volontari del canile" - un'espressione per molti aspetti abbastanza riduttiva e superficiale.
La costanza dell'avere pensieri animali sempre in testa, non è esclusiva di chi frequenta canili e rifugi per prestare la sua opera di lavoro e di assistenza (si può fare in vari modi, con varie competenze, ci sono dei corsi che aiutano a imparare come muoversi e agire in canile, a tutto vantaggio dei cani;  per chi vuole fare questo responsabilmente, è ovvio).

In questo post, però si parla - anche, soprattutto - di loro. Loro in quanto 'liberatori degli animali'.
Tra le forme di liberazione, c'è sicuramente l'azione, o la serie continuata e costante di azioni, che libera l'animale non umano dall'angoscia, dalla vergogna di essere debole o malato o anziano o ferito e quindi repellente, disgustoso, indesiderato, esposto, espulso. Le azioni che liberano dalla paura che paralizza, dal dolore che attanaglia, dall'insicurezza che inibisce e che fa svanire il cuore, la mente, le idee, la personalità, il sorriso e la voglia di giocare, di incontrare, di vivere, che molti animali hanno in somma misura - e che di sicuro i cani hanno in misura altissima.

I volontari - operatori di canile che si comportano in questo modo - che sanno e possono e vogliono compiere queste azioni - sono dei liberatori. E lo sono nel modo più diretto e consequenziale che si possa immaginare, lo sono nel quotidiano aprire i box, togliere le coperte, le lenzuola, le cucce, i materassi sporchi di fango, di polvere, di feci, di urina, lavare i pavimenti e risistemare panni puliti, lavati, asciutti; riempire le ciotole dell'acqua.
Lo sono quando fanno le coccole e salutano i cani e gli fanno i complimenti e sorridono rispondendo ai loro sorrisi fatti di sguardi e code e nasi presentati. Lo sono quando aiutano un cane anziano a ritornare nel suo box, dove lo aspettano materassi morbidi e asciutti e la lampada infrarossa che scalda, e la cuccia e un biscotto - e in questo aiuto se ne fregano di sporcarsi gli abiti di fango e le mani di cacca, perché han dovuto appoggiarle sotto il sedere dell'infermo.

Non c'è fatica morale nel far queste cose, a dispetto dell'impegno fisico pesante e protratto, al contrario: c'è una forza che risorge dentro, che riapre i sentimenti alla serenità e alla capacità di ridere e sorridere; che ricarica la determinazione nel continuare a far quello che si è appena concluso. Si può risentire questa forza serena perché si sta accarezzando una anziana cagnona, che dorme e respira rilassata, gli occhi chiusi e la nuca spinta contro la tua mano, che dorme come una bambina e si sente al sicuro, con le sue unghie lunghe, lucide e nere, e i suoi denti canini lunghi e doppi, e un passato ormai lontano di catena, botte, paura, che avevano fatto emergere solo abbai, latrati, ringhi. Il sorriso fiorisce, quando questa cagnona apre gli occhi, gira la testa quel tanto per guardarmi, senza perdere la posizione comoda al caldo sul palmo della mia mano che odora di carezze
In questi momenti, penso ai cani che ho amato e che non ci sono più; ma penso anche che questa cagnona e tutti i suoi compagni nel rifugio, in quel rifugio, dove ho potuto imparare tantissime cose sulla cura e l'accudimento (cose che fanno la fortuna e il significato di una vita), sono liberi, perché hanno la dignità, hanno la sicurezza, hanno la fiducia: tutti loro, ciascuno a modo suo, non mancano mai di notarti, di salutarti, di raggiungerti o di seguirti, di chiamarti. Non è come se fossero davvero in una casa, però hanno - è ciò che spero - ritrovato un branco.

Io (come Cicerone) ho i miei 'delenda Cartago': uno è 'i cani non si comprano, ma si adottano in canile'. Ne sono convinto con tenacia, l'esperienza ha rinforzato questa idea ferma e salda. 
Perciò, è chiaro che per un cane, il ritorno in una famiglia, sia la fortuna più bella che possa capitare - se la famiglia è quella giusta, concetto che occuperebbe un post intero. Specie se è un cane specialmente sensibile, o emotivo, o magari anziano o disabile, o disadattato. 
Ciò non toglie che se i rifugi fossero come quello dove oggi sono tornato a portare coperte, lenzuola, cuscini e copriletti per aiutare i cani anziani a superare anche questo inverno, nei loro box con la lampada infrarossa e il telo schermo paravento - se fossero come questo bel giardino per cani anziani e disabili, anche lo stare 'in canile', sarebbe qualcosa dal diverso significato rispetto all'oggi, e la prospettiva di trascorrere il resto della vita in un rifugio, equivarebbe semplicemente allo stare in una famiglia allargata e alternativa, una co-family, una co-house. Una situazione ideale quasi più unica che rara, per lo meno in molti contesti variamente locali in Italia. In questo luogo sempre più speciale c'è spazio e tempo per ciascuno e ciascuno può viversi i suoi tempi; e oggi ho scoperto che dopo il Ponte dell'Arcobaleno, per ciascuno di loro c'è lo spazio e il luogo per il ricordo, il rispetto oltre la vita coglibile coi nostri sensi e le niostre vibrazioni. L'ho scoperto oggi e mi ha commosso, ma ripensandoci, è semplicemente un logico e ulteriore passo avanti - e un passo in anticipo rispetto alla realtà locale di riferimento - che da quando è stato concepito, viene fatto in questo rifugio, lungo la strada del rispetto verso gli altri animali, un concetto che è molto chiaro alla persona che ha dato inizio a tutto questo, un pezzo alla volta.

In un quando che è un oggi in cui ancora troppe strutture sono paragonabili a lazzaretti, a ospedali.
(Per non parlare del carcere, per tacere dei canili lager, coperti da omertà e interessi, per non dire degli allevamenti abusivi, con le fattrici, perché così gli irresponsabili possono comprarsi il cucciolo di razza ma senza pagarlo troppo, ché un cane è pur sempre un cane e non bisogna esagerare).

2 commenti:

  1. Sono delle belle cose le luci che scaldano e i paraventi.

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  2. vero? nel post c'è pure un link per vederle, che rimanda a un post porecedente. Ti posso assicurare che vederle, ieri, mentre si era al freddo crepuscolo, vederle rosseggiare dietro al paravento, come le luci in una casa, dava una sensazione assai confortevole e dolce. :)

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