lunedì 25 settembre 2017

Spiritual Torino 2017 giusto un assaggino



A spiritar Torino anche questo anno. Spizzichi e sprazzichi da pendolare. Alla fine, hai assistito solamente al primo evento inaugurale. In compenso, hai potuto fare di più il turista fotografante (ne scrivi in un altro post).









Hai scoperto i menù di conversazione inventati da Theodore Zeldin.
I bambini fanno presto a conoscersi tra loro e molto presto - quasi subito - un minuto che ti distrai e son già lì a raccontarsi e scambiarsi mamme, giochi, vite, giocattoli, immaginazioni, finzioni, giostre, terra, favole, case, amicizie.


Così, se gli adulti fanno normalmente delle conversazioni superficiali, o persino ipocrite, non si parlano davvero, perché non sanno aprirsi reciprocamente - come fanno i bambini.
Dice Zeldin che nei suoi viaggi nel mondo - con le sue conversazioni in degustazione - ha constatato una cosa apparentemente sorprendente. che le persone hanno fame di conversazione. La diffidenza che appare dall'esterno è il segno della incapacità di capire gli altri. E quindi, della conseguente paura dell'altro.  



Ci si potrebbe chiedere come mai e da quando esista questa incapacità di comprensione degli altri. Ci si potrebbe sporgere un po' più in là, in direzione dell'altro nonumano-altranimale. Col quale si può conversare, col quale si possono dire e raccontare cose, reciprocamente - anche solo la volontà di non incontrarsi più.




Come possiamo - come tu puoi - superare le paure che ci impediscono di fare quello che vogliamo fare? Sono paure che possono assumere forme e dimensioni davvero impressionanti. Possono trasformare il percorso di una intera vita. Di solito, verso direzioni che non avresti mai desiderato, né immaginato possibili.

Le censure degli adulti - le censure stabilite dalla paura - provocano separazioni - dice Zeldin; tu diresti anche tagli - possono causare lacerazioni. Ferite che vuoi nascondere, ferite sulle quali cala il silenzio. Fa meno male l'incomunicazione, ma è molto più dannosa la rimozione - della consapevolezza di aver paura; della esistenza dell'altro.



Per Zeldin, la conversazione è un nutrimento, che ti aiuterà.
L'approccio singolare è quello del sedersi a tavola per conversare. A tavola si è già portati a conversare, per la curiosità di chi ci è commensale. Immaginiamoci di essere a tavola e che gli sconociuti siano nostri commensali.
Tu lo hai immaginato e con la tua vicina - una sconosciuta ragazza - hai mangiato tutto il menù.
Esperienza notevole: già scegliere come mangiare, (com)porta a una comunicazione: occorre decidere insieme come procedere.  Può già funzionare da efficace aperitivo.
Si inizia affamati - curiosi. Ma l'appetito è ancora pochino, cerchi di non abbuffarti. Pian piano ci si prende gusto. Già alle zuppe, l'appetito è robusto, le risposte sono lunghe, elaborte, sempre più auto-approfondite, sempre più intime, secondo il paradosso che è più semplice raccontarsi a uno sconosciuto che a un familiare o a un amico; o forse, è proprio il segreto delle conversazioni che ha scoperto Zeldin.
Il tenore e l'atmosfera delle portate, molto dipendono dal commensale che hai di fronte -ma in quale pranzo o cena non accade questo? Sorprese al palato, tante: certi saporti che credevi di ritrovsre, sono come spariti, altri sono del tutto nuovi; alcuni che gradivi, ora sono scipiti, altri sono diventati golosissimi, altri sarebbe meglio non assaggiarli ancora. 
Ogni pasto, per ciascuno di noi, è unico e ogni commensale contribuisce con spezie diverse, usale posate secondo le sue esperienze passate. 
Se mangi con curiosità la pietanza condita dal commensale, sei bravo a cogliere l'opportunità che questa esperienza ti può fornire. Ma guai a fare lo schizzinoso: i tuoi bocconi andranno di traverso. 
Cerchi di alzarti da tavola sazio ma non appesantito.

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