venerdì 7 ottobre 2016

Sciacquare i panni antropocentrici a Torino



Faccio il bucato alla lavanderia a gettoni, come un peterparker qualsiasi e penso che quella del lavare i panni possa anche essere una buona immagine della situazione umana e del pensiero che di essa è stato raccontato nelle decine di conferenze di Torino Spiritualità 2016  - una edizione che definirei storica, per quanto potrebbe potenzialmente significare per gli animali tutti (noi compresi).

In valigia, oltre ai panni puliti, ci andranno gli appunti e i libri che ho potuto raccogliere - una parte infinitesimale.
Li riguardo e mi convinco che quest'anno è stato rotto il fatidico soffitto di cristallo. Gli Animali sono risaliti dalle cantine, sono sbucati dai prati e dalle foreste, sono emersi dalle acque e hanno iniziato ad attraversare, sotto gli occhi di tutti, le stanze del salotto, le aule e le chiese e i templi.
Mi voglio rovinare, aggiungo un'altra immagine (tanta è la misura della mia gratificazione per aver assistito alle conferenze che ho scelto): questa Torino Spiritualità è stata un colpaccio per la "Animalità", un furto con destrezza del rispetto, uno scippo della considerazione. Per come la vedo io, ho qualche idea su chi sia il Daniel 'Danny' Ocean di questa impresa: l'evento ToS nel quale, finalmente e per la prima volta, si parla di Animali in quanto Animali, e non in quanto specchi o rimandi a qualcosa d'altro di solo umano troppo umano. 

Certo, non così è stato in tutti gli appuntamenti. Persino nelle conferenze che hanno attirato la mia attenzione, curiosità, entusiasmo, ce ne è stata almeno una dove si è potuto assistere per la millesima volta allo sconfortante spettacolo di magia che fa sparire gli animali nel momento stesso in cui sembra invece parlare di loro: sono stato testimone della loro sparizione, di nuovo nascosti, celati, confusi tra le "cose" utili o futili -  nonostante ci fosse chi ha portato le argomentazioni per il cambiamento del paradigma, il reset totale della visione del mondo, della sua ontologia. Ci sono purtroppo quelli che cadono nella trappola (fallacia) della spiegazione/giustificazione dello status quo, come se la realtà presente fosse, altro che la migliore di quelle possibili, ma l'unica possibile (e immutabile) e di questa convinzione fanno il fondamento di una visione che pretende di essere oggettiva e neutrale, e invece esprime una inabilità empatica al massimo livello - assai preoccupante.

Comunque. Semi, ne sono stati gettati non pochi. Sono sicuro che attecchiranno, germoglieranno e fioriranno. Chi non ha mai rivolto nemmeno un pensiero agli Animali, si è accorto ora che esistono e che hanno proprie vite e pensieri e perciò dignità, valore, importanza, in quanto vite: esattamente come ciascuno di noi.
Questo era il risultato essenziale da portare a casa, dal mio punto di vista. Un obiettivo troppo semplice? Forse, è possibile. Ma se comincio a guardare verso gli animali, comincerò magari a capire che non esiste l'ANIMALE, questa chimera mostruosa collettiva; esistono invece quel cane, quel maiale, quella balena, quella zecca. Ma anche quella quercia, quel cespuglio di ortiche, quella felce. Quel sasso. Quella risorgiva. Quella nuvola.
Inizierò a sospettare, forse, che "gli animali non esistono finché non demolisci l'antropocentrismo. Gli animali, per i più, sono inesistenti. E la loro cecità si riflette su tutta la vita, ogni forma è livellata al nulla" (Leonardo Caffo)Solo se diamo valore alla vita degli animali, allora possiamo iniziare ad accettare la diversità animale e cominciamo a porci il problema di come cambiare uno status quo fondato su una violenza diffusa prarticamente ovunque.

ToS 2016 (che spero non rimanga un exploit isolato) non ha sgretolato Antropocentrismo, ma ha potuto inoculare il dubbio nelle sue fibre, ed è grazie  e a causa del dubbio che qualcuno potrà cominciare a sentire la necessità personale di scoprire, sapere di più, conoscere, vedere, discutere; per poi dubitare ancora sempre di più, fino a decidere di provare a mettere alla prova la capacità di cambiare che ha la realtà in cui vive tutti i giorni. Tra le migliaia (?) di spettatori che sono accorsi, sono pronto a scommettere che ce ne saranno non pochi disposti a correre questi rischi: di smettere cioè di allontanare dalla propria visuale gli animali, schiacciandoli ai confini dell'indicibile, dell'osceno, dell'inguardabile; per cominciare invece a vederli - lo ripeto - a trovare sguardi ricambiati e contraccambiati e infine guardarci noi stessi gli animali che siamo sempre stati, in mezzo a tutti gli altri, senza A maiuscole né U maiuscole.

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